Rinviare l’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo mercato europeo delle emissioni che interesserà i combustibili utilizzati nei trasporti stradali e nel riscaldamento degli edifici, non metterà le famiglie al riparo dalle oscillazioni dei prezzi energetici. Al contrario, secondo Kädi Ristkok, direttrice per l’energia e il clima di Transport & Environment (T&E), posticipare il sistema rischia di lasciare i consumatori esposti alla dipendenza dai combustibili fossili, senza affrontare le cause strutturali della vulnerabilità energetica.
In un intervento pubblicato il 16 ottobre 2026, Ristkok riconosce che le preoccupazioni legate all’aumento dei costi sono legittime, soprattutto per chi utilizza un’auto diesel per raggiungere il lavoro o non può permettersi di sostituire una caldaia a gas. Chiedere a queste famiglie di acquistare un’auto elettrica o installare una pompa di calore, senza fornire un sostegno economico adeguato, non rappresenta una soluzione concreta.
La risposta, sostiene T&E, dovrebbe combinare aiuti immediati per le bollette e investimenti per ridurre i consumi di petrolio e gas. Un rinvio dell’ETS2 non eliminerebbe infatti l’esposizione ai prezzi internazionali del petrolio né le conseguenze delle interruzioni nelle forniture di gas.
Italia, Polonia e Repubblica Ceca: la dipendenza dai combustibili fossili
La richiesta di posticipare il nuovo mercato delle emissioni arriva da tre Paesi con caratteristiche energetiche differenti, ma accomunati dalla necessità di ridurre la vulnerabilità agli shock dei prezzi.
L’Italia mantiene una forte dipendenza dal gas, mentre in Repubblica Ceca petrolio e gas rappresentavano insieme circa il 40% dell’approvvigionamento energetico nel 2024. La disponibilità di carbone nazionale in Polonia, osserva Ristkok, non protegge gli automobilisti dagli aumenti dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali.
Per T&E, aiutare le famiglie a consumare meno combustibili fossili rafforzerebbe quindi la sicurezza energetica e ridurrebbe l’impatto delle future crisi sui bilanci domestici. Il problema non riguarda soltanto il costo aggiuntivo associato al carbonio, ma soprattutto la dipendenza da fonti energetiche esposte alle dinamiche dei mercati globali.
ETS2 e Fondo sociale per il clima: le risorse disponibili
L’ETS2, il cui avvio è previsto nel 2028, genererà entrate che i governi potranno destinare a interventi climatici e sociali. L’impatto del sistema sulle famiglie dipenderà anche da come queste risorse saranno utilizzate per rendere accessibili le alternative ai combustibili fossili.
Secondo le stime riportate da Ristkok, sulla base delle assegnazioni di riferimento del Fondo sociale per il clima per il periodo 2026-2032, i finanziamenti europei potenziali potrebbero raggiungere 11,4 miliardi di euro per la Polonia, 7 miliardi per l’Italia e 1,6 miliardi per la Repubblica Ceca. Gli importi sono subordinati alle regole applicabili, all’approvazione dei piani nazionali e alla loro effettiva attuazione. A queste risorse si aggiungerebbe il cofinanziamento nazionale.
La sfida, secondo T&E, è trasformare i finanziamenti in misure concrete per chi non dispone dei mezzi necessari ad affrontare autonomamente la transizione. Tra gli interventi indicati figurano formule di leasing accessibile per le auto elettriche destinate ai lavoratori con redditi più bassi, il potenziamento del trasporto pubblico e la riqualificazione energetica degli edifici, accompagnata dalla diffusione di sistemi di riscaldamento più puliti.
Questi programmi richiedono tempi di progettazione e attuazione. I governi devono individuare i beneficiari, eliminare o ridurre i costi iniziali e semplificare l’accesso agli aiuti, senza aspettare l’avvio del nuovo mercato delle emissioni.
Fondi anticipati e il caso della Svezia
Le risorse per preparare le famiglie all’ETS2 sono già disponibili, sottolinea Ristkok. Il Fondo sociale per il clima è operativo dal 2026 e può contare su finanziamenti iniziali provenienti dalle aste del sistema europeo di scambio delle emissioni già esistente, l’ETS1.
A questo strumento si affianca una linea di finanziamento anticipato da 3 miliardi di euro della Banca europea per gli investimenti (BEI), pensata per consentire ai governi di sostenere gli investimenti prima di incassare le future entrate dell’ETS2.
Come esempio di attuazione, l’autrice cita la Svezia, che ha avviato il proprio Piano sociale per il clima da 533 milioni di euro. A marzo sono state aperte le candidature per ricevere un sostegno all’acquisto o al leasing di auto elettriche nuove o usate. Entro giugno erano state presentate oltre 12.000 domande, quasi la metà delle quali approvate.
Il programma è rivolto alle famiglie con redditi più bassi che vivono nelle aree rurali o in territori con un’offerta limitata di trasporto pubblico. Secondo Ristkok, il caso svedese dimostra come le risorse europee possano tradursi in un sostegno concreto prima dell’entrata in vigore dell’ETS2.
Ridurre i consumi per proteggere famiglie e imprese
Il dibattito sul rinvio del mercato delle emissioni si inserisce in una questione più ampia: conciliare bollette sostenibili, competitività economica e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati.
Per T&E, questi obiettivi richiedono politiche che permettano alle famiglie di consumare meno petrolio e gas, accompagnate da aiuti pubblici per chi non può sostenere da solo i costi iniziali della transizione. Il sostegno deve arrivare prima che il nuovo sistema entri in vigore, così da evitare che il prezzo del carbonio si traduca in un ulteriore aggravio per chi ha meno possibilità di scelta.
La conclusione di Ristkok è che un nuovo rinvio non può sostituire una strategia di preparazione. I governi dovrebbero utilizzare gli strumenti finanziari già disponibili per aiutare i cittadini a ridurre la dipendenza energetica, garantendo un sostegno immediato e alternative accessibili nel lungo periodo.



