“Il Piano Sociale per il Clima è uno strumento fondamentale per tenere insieme decarbonizzazione e giustizia sociale. I 9,35 miliardi di euro previsti per il periodo 2027–2032 rappresentano una leva importante, anche se parziale, per ridurre la povertà energetica e dei trasporti e permettere alle famiglie e alle microimprese vulnerabili di beneficiare della transizione. Il Piano presentato dal Governo contiene, tuttavia, luci e ombre. È positiva la scelta di destinare la maggior parte delle risorse a interventi nell’edilizia e nella mobilità, ma molte misure restano frammentate, poco incisive e prive di standard adeguati rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione. A questo si aggiunge il grave ritardo nell’approvazione del Piano, arrivata oltre un anno dopo la scadenza europea.
Così le associazioni italiane che si occupano di ambiente e di politiche sociali: Caritas Italiana, Clean Cities Campaign, CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, Forum Disuguaglianze e Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, MIRA Network, Nuove Ri-Generazioni, Transport & Environment Italia, WWF Italia.
Di seguito la nota delle associazioni:
Sull’edilizia servono maggior ambizione, ulteriori misure e risorse
La riqualificazione degli alloggi pubblici coinvolge circa 220 mila famiglie, ma rischia di produrre risultati limitati: la quota coperta è insufficiente, l’obiettivo minimo di riduzione dei consumi è poco ambizioso e servono interventi più profondi, capaci di ridurre davvero le bollette. Il Piano deve inoltre sostenere le famiglie vulnerabili che vivono in abitazioni private, oggi escluse dagli interventi. Senza una strategia nazionale, il rischio è lasciare indietro proprio chi avrebbe più bisogno di essere accompagnato nella transizione energetica.
Sui trasporti risorse frammentate e misure non sufficienti per favorire le alternative all’auto privata
Nel settore dei trasporti le risorse sono disperse in troppi interventi di dimensioni insufficienti che rischiano di produrre risultati marginali. Mille veicoli per il TPL, 1.500 mezzi per la mobilità condivisa e 150 chilometri di piste ciclabili sono troppo pochi rispetto ai fabbisogni nazionali. Gli investimenti vanno concentrati nei territori con maggiore povertà dei trasporti, offrendo vere alternative all’auto privata, finanziando esclusivamente tecnologie a zero emissioni ed eliminando ogni ambiguità sul finanziamento di veicoli a “basse emissioni”. Anche il Conto Mobilità, pur positivo, rischia di aiutare soprattutto chi già utilizza il trasporto pubblico, senza raggiungere chi è costretto a usare l’auto per mancanza di alternative.
Servono interventi strutturali non bonus temporanei
Per quanto riguarda i bonus temporanei, come il Bonus Sociale Clima Plus previsto dal Piano, come il già ricordato Conto Mobilità, possono offrire sollievo, ma non possono sostituire investimenti capaci di produrre benefici duraturi. Sarebbe stato più coerente e lungimirante utilizzare le limitate risorse del Fondo Sociale per il Clima interamente in investimenti di carattere strutturale su efficienza e rinnovabili, prevedendo per i bonus misure addizionali di carattere redistributivo a carico della fiscalità generale.
Il Piano Sociale per il Clima non basta, servono da subito più misure e risorse e nessun rinvio
Nel complesso, il Piano può dare un contributo positivo, ma è del tutto insufficiente rispetto alla sfida, come dimostra la modesta stima di riduzione delle emissioni rispetto alle risorse mobilitate. Inoltre, il Piano Sociale per il Clima non può diventare un modo per finanziare spese ordinarie già previste, e in questo senso l’aver destinato risorse all’interno del Piano Casa non è stato un segnale positivo. Serve inoltre un’attuazione rapida, trasparente e partecipata, inserita in una strategia nazionale più ambiziosa che punti sulla riqualificazione degli edifici, sul trasporto pubblico, sull’utilizzo integrale dei proventi ETS per la decarbonizzazione e sulla piena attuazione del Piano nazionale di adattamento.
Da questo punto di vista la richiesta di Meloni e Babiš di rinviare ulteriormente l’entrata in vigore dell’ETS2 va nella direzione opposta. Il problema non è l’ETS2, ma la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili, che espone famiglie e imprese a nuovi shock dei prezzi energetici. Un ulteriore rinvio ritarderebbe anche le risorse necessarie per ridurre questa dipendenza e sostenere le famiglie più vulnerabili. Occorre invece utilizzare da subito gli strumenti disponibili per accelerare la transizione e ridurre strutturalmente consumi e bollette.
Un appello a governo e commissione: la società civile deve essere ascoltata
Le organizzazioni firmatarie chiedono al Governo e alla Commissione europea di ascoltare le osservazioni della società civile e di tradurle in modifiche concrete al Piano e alla sua attuazione. Questa ulteriore fase della consultazione non può ridursi a un passaggio formale né diventare l’ennesima occasione di confronto senza seguito. Le criticità sollevate e le proposte avanzate devono trovare risposte puntuali: in gioco ci sono risorse pubbliche fondamentali e la possibilità di garantire una transizione davvero giusta, efficace e inclusiva. Le associazioni chiedono quindi un confronto effettivo e continuativo e impegni chiari affinché questa nuova consultazione non cada nel vuoto e affinché si dia seguito alle ulteriori misure necessarie per affrontare la crisi climatica senza lasciare nessuno indietro.



