Venerdì 30 ottobre manifestazione contro l’inceneritore di Modugno (Bari)

Ritornano in piazza i cittadini che contestano il progetto dell'inceneritore di Modugno in provincia di Bari, l'impianto da 200mila tonnellate l’anno per il Combustibile Solido Secondario (CSS). E lo fanno nel giorno dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre, con un appuntamento alle ore 18:30 in piazza a Modugno lanciato dal Coordinamento No NEWO

Venerdì 30 ottobre manifestazione contro l’inceneritore di Modugno (Bari)

Ritornano in piazza i cittadini che contestano il progetto dell’inceneritore di Modugno in provincia di Bari, l’impianto da 200mila tonnellate l’anno per il Combustibile Solido Secondario (CSS). E lo fanno nel giorno dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre, con un appuntamento alle ore 18:30 in piazza a Modugno lanciato dal Coordinamento No NEWO.

Di seguito riportiamo il comunicato diffuso dagli attivisti:

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare in massa alla grande manifestazione pubblica per ribadire un “NO” chiaro e definitivo al mega-impianto di coincenerimento da ben 200.000 tonnellate all’anno di Combustibile Solido Secondario (CSS).

L’invito è esteso in maniera accorata ed espressa anche ai Sindaci e agli Amministratori di tutti i Comuni limitrofi e dell’area vasta metropolitana, la cui presenza attiva è fondamentale in quanto i rispettivi territori e le popolazioni residenti rientrano direttamente nell’area di ricaduta delle emissioni atmosferiche e dei veleni rilasciati dall’impianto.

L’iniziativa coincide con l’imminente deposito di una dettagliata ed articolata serie di osservazioni critiche nell’ambito del procedimento autorizzativo, un documento rigoroso che smonta, punto su punto, la sostenibilità dell’opera.

Le osservazioni, pronte per essere inoltrate agli enti preposti, mettono in luce diversi aspetti decisivi:

Pianificazione regionale: La semplice disponibilità commerciale del CSS non giustifica la costruzione di un nuovo impianto. Il progetto contrasta con la pianificazione regionale e con le reali capacità degli impianti già esistenti ed autorizzati.

Emissioni nocive: Trattandosi di un coinceneritore da 200.000 tonnellate all’anno, la combustione del CSS comporta l’emissione e la dispersione di diossine, furani, PCB, metalli pesanti, cloro e zolfo, sostanze fortemente cancerogene, bioaccumulabili e devastanti per la salute pubblica e per le filiere agricole locali.

Potenza ed efficienza: Contestati i dati sulla potenza e sull’efficienza dell’impianto. La sola produzione di energia elettrica non basta a mascherare un impatto ambientale di tale portata.

Valutazione sanitaria: Per un colosso da 200.000 tonnellate annue, non si può fare una semplice stima teorica dei fumi al camino. Serve una rigida Valutazione di Incidenza e Impatto Sanitario condotta insieme ad ASL ed ARPA sui cittadini esposti.

Inquinamento cumulativo e tutela archeologica: L’inquinamento non può essere calcolato per il solo camino dell’impianto, ignorando che l’area Modugno-Bari è già satura di industrie e traffico. Inoltre, manca la valutazione archeologica sull’intera area di cantiere pretesa dalla Soprintendenza.

Sicurezza e prevenzione incendi: Trattandosi di un deposito gigantesco di materiale altamente combustibile, mancano le dovute garanzie e verifiche sulla prevenzione degli incendi e sui rischi di incidenti rilevanti a tutela dei lavoratori e dei residenti.

Ad aggravare una situazione già critica, emerge un fatto d’estrema gravità sul fronte politico-amministrativo.

Con una nota ufficiale datata 26 luglio 2026 (prot. n. 62496 del 21/07/2026), la Città Metropolitana di Bari ha girato ai Comuni interessati (tra cui Modugno e Bari) un preoccupante report di ARPA Puglia: le centraline di monitoraggio hanno registrato che i livelli di inquinanti altamente nocivi per i polmoni e per la salute (come le polveri sottili e il biossido di azoto) hanno superato la soglia d’allerta del 60% rispetto ai limiti annuali previsti dalla legge.

A fronte di questo chiaro segnale d’allarme, la Città Metropolitana ha invitato i Sindaci ad adottare con urgenza “misure a livello locale finalizzate a ridurre le emissioni”. Ciononostante, il Sindaco di Modugno non ha attivato alcuna azione concreta di risanamento per tutelare la salute pubblica.

Di fronte all’incomprensibile inerzia del primo cittadino, il Coordinamento No Inceneritore / No NEWO ha già inviato una nota formale alla Città Metropolitana di Bari, alla Regione Puglia e ad ARPA Puglia, denunciando il mancato recepimento delle indicazioni di riduzione delle emissioni e la palese contraddizione tra un’aria già gravemente compromessa e l’intenzione di autorizzare un ulteriore impianto da 200.000 tonnellate di rifiuti all’anno emissivo di diossine e furani e altri inquinanti pericoli per la Salute Pubblica.

L’invito forte ai Cittadini e Sindaci:

«Venerdì 30 ottobre alle 18:30 tutti a Piazza Sedile a Modugno! Scendiamo in piazza!», concludono dal Coordinamento. «I Comuni limitrofi non possono restare a guardare: l’impatto di questo coinceneritore non si fermerà ai confini del Comune di Modugno. È inaccettabile che da un lato ARPA e Città Metropolitana certifichino un’aria già oltre i livelli di guardia, e dall’altro si rischi di autorizzare un impianto capace di immagazzinare ed emettere veleni come diossine e furani. Fermiamo questa scelta sconsiderata insieme!»

L’iniziativa coincide con l’imminente deposito di una dettagliata ed articolata serie di osservazioni critiche nell’ambito del procedimento autorizzativo, un documento rigoroso che smonta, punto su punto, la sostenibilità dell’opera.
Le osservazioni, pronte per essere inoltrate agli enti preposti, mettono in luce diversi aspetti decisivi:
1. La semplice disponibilità commerciale del CSS non giustifica la costruzione di un nuovo impianto. Il progetto contrasta con la pianificazione regionale e con le reali capacità degli impianti già esistenti ed autorizzati.
2. Trattandosi di un coinceneritore da 200.000 tonnellate all’anno, la combustione del CSS comporta l’emissione e la dispersione di diossine, furani, PCB, metalli pesanti, cloro e zolfo, sostanze fortemente cancerogene, bioaccumulabili e devastanti per la salute pubblica e per le filiere agricole locali.
3. Contestati i dati sulla potenza e sull’efficienza dell’impianto. La sola produzione di energia elettrica non basta a mascherare un impatto ambientale di tale portata.

4. Per un colosso da 200.000 tonnellate annue, non si può fare una semplice stima teorica dei fumi al camino. Serve una rigida Valutazione di Incidenza e Impatto Sanitario condotta insieme ad ASL ed ARPA sui cittadini esposti.
5. L’inquinamento non può essere calcolato per il solo camino dell’impianto, ignorando che l’area Modugno-Bari è già satura di industrie e traffico. Inoltre, manca la valutazione archeologica sull’intera area di cantiere pretesa dalla Soprintendenza.
6. Trattandosi di un deposito gigantesco di materiale altamente combustibile, mancano le dovute garanzie e verifiche sulla prevenzione degli incendi e sui rischi di incidenti rilevanti a tutela dei lavoratori e dei residenti.

Ad aggravare una situazione già critica – spiegano dal comitato –  emerge un fatto d’estrema gravità sul fronte politico amministrativo. Con una nota ufficiale datata 26 luglio 2026 (prot. n. 62496 del 21/07/2026), la Città Metropolitana di Bari ha girato ai Comuni interessati (tra cui Modugno e Bari) un preoccupante report di ARPA Puglia: le centraline di monitoraggio hanno registrato che i livelli di inquinanti altamente nocivi per i polmoni e per la salute (come le polveri sottili e il biossido di azoto ) hanno superato la soglia d’allerta del 60% rispetto ai limiti annuali previsti dalla legge.
A fronte di questo chiaro segnale d’allarme, la Città Metropolitana ha invitato i Sindaci ad adottare con urgenza “misure a livello locale finalizzate a ridurre le emissioni”. Ciononostante, il Sindaco di Modugno non ha attivato alcuna azione concreta di risanamento per tutelare la salute pubblica.
Di fronte all’incomprensibile inerzia del primo cittadino, il Coordinamento No Inceneritore / No NEWO ha già inviato una nota formale alla Città Metropolitana di Bari, alla Regione Puglia e ad ARPA Puglia, denunciando il mancato recepimento delle indicazioni di riduzione delle emissioni e la palese contraddizione tra un’aria già gravemente compromessa e l’intenzione di autorizzare un ulteriore impianto da 200.000 tonnellate di rifiuti all’anno emissivo di diossine e furani e altri inquinanti pericoli per la Salute Pubblica.
«I Comuni limitrofi non possono restare a guardare: l’impatto di questo coinceneritore non si fermerà ai confini del Comune di Modugno. È inaccettabile che da un lato ARPA e Città Metropolitana certifichino un’aria già oltre i livelli di guardia, e dall’altro si rischi di autorizzare un impianto capace di immagazzinare ed emettere veleni come diossine e furani. Fermiamo questa scelta sconsiderata insieme!», spiegano dal comitato.

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