L’Italia registra più ombre che luci nel percorso verso la green economy. È il quadro che emerge dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre in apertura degli Stati Generali della Green Economy, in programma a Rimini nell’ambito di Ecomondo. Il documento, curato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, analizza le principali tematiche strategiche della transizione ecologica, dalla crisi climatica all’energia, dalla circolarità dei materiali alla mobilità e all’agricoltura.
Secondo la relazione, il Paese deve fare i conti con l’aumento delle emissioni di gas serra registrato nel 2025, i ritardi nello sviluppo delle fonti rinnovabili e una forte dipendenza energetica dall’estero. L’Italia mantiene invece risultati significativi nell’economia circolare, mentre emergono segnali di vivacità nelle iniziative di transizione ecologica promosse dalle città.
“Registriamo una situazione complessivamente critica della transizione alla Green Economy, con qualche limitato segnale positivo, anche se un’indagine IPSOS rileva che è cresciuta la spinta green dei cittadini e delle imprese”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Crisi climatica, Italia sempre più esposta agli eventi estremi
La posizione geografica dell’Italia, al centro del bacino del Mediterraneo, la rende particolarmente vulnerabile agli effetti della crisi climatica. Negli ultimi cinquant’anni la temperatura media nazionale è aumentata di oltre 2°C, un incremento superiore alla media globale.
Nell’estate 2026 il bollino rosso per il caldo, indicativo di condizioni di emergenza per la salute anche delle persone sane e di rischi per i soggetti più vulnerabili, ha interessato contemporaneamente e per periodi prolungati diverse città italiane. Nel 2025 sono stati inoltre registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi.
Emissioni di gas serra, il target 2030 resta lontano
La relazione evidenzia un andamento ancora insufficiente delle politiche di riduzione delle emissioni. Dopo anni di diminuzione, nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate ad aumentare, mentre nel 2026 la riduzione registrata finora è contenuta.
Tra il 2015 e il 2024 l’Italia ha ridotto le proprie emissioni in media di 7 milioni di tonnellate all’anno. Per raggiungere l’obiettivo fissato dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) al 2030, dal 2026 sarebbe però necessario arrivare a un taglio medio annuo di 14 milioni di tonnellate, il doppio rispetto a quanto realizzato negli anni precedenti.
Rinnovabili, installazioni insufficienti rispetto agli obiettivi
Anche sul fronte delle energie rinnovabili il rapporto segnala ritardi. Il PNIEC fissa al 2030 un obiettivo del 39,4% di energia rinnovabile sui consumi complessivi, mentre nel 2024 la quota italiana si è fermata al 19,6%, contro una media europea del 25,2%.
Le distanze riguardano anche i singoli settori. Nel 2024 le rinnovabili coprivano il 20% dei consumi per riscaldamento e raffrescamento, a fronte di un obiettivo del 35,9% al 2030. Nei trasporti la quota era del 10%, rispetto al target del 34,2%.
Nel 2025, inoltre, le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% della produzione elettrica, mentre l’obiettivo al 2030 è del 70%. Le nuove installazioni si sono fermate a 7,2 GW, un dato inferiore a quello registrato in Germania (23,3 GW) e Spagna (10,8 GW). Per raggiungere il target nazionale, secondo la relazione, sarà necessario arrivare a circa 10 GW di nuove installazioni all’anno.
Dipendenza energetica e consumi
L’Italia resta tra i Paesi europei con la maggiore dipendenza energetica dall’estero, attestata negli ultimi anni intorno al 74%, contro una media UE di circa il 57%.
Il rapporto segnala tuttavia una buona intensità energetica: nel 2024 il consumo interno lordo in rapporto al PIL era pari a 72 tonnellate equivalenti di petrolio per milione di euro, rispetto alle 85 della media europea. Negli ultimi vent’anni il consumo di energia per unità di PIL è diminuito del 30%, meno della media UE, pari al 36%.
Economia circolare, l’Italia mantiene risultati di rilievo
Tra i settori con le performance più positive figura l’economia circolare. Nel 2025 la produttività delle risorse in Italia ha raggiunto 4,6 euro di PIL per ogni chilogrammo di materiale consumato, contro i 3 euro della media europea.
Anche il tasso di utilizzo circolare della materia si mantiene superiore a quello degli altri principali Paesi europei: nel 2024 era pari al 21,6%, rispetto al 12,2% della media UE, al 17,8% della Francia e al 14,8% della Germania.
La relazione riporta inoltre un tasso di riciclo dei rifiuti dell’86% in Italia nel 2022, contro il 41% della media europea. Nel 2025 il riciclo dei rifiuti di imballaggio ha raggiunto il 77,3%.
Resta però elevata la dipendenza dalle importazioni di materiali: nel 2025 ha raggiunto il 47,1%, più del doppio della media europea, pari al 22,1%.
Consumi idrici, Italia prima in Europa per uso civile e industriale
La gestione dell’acqua rappresenta un’altra criticità. Secondo la relazione, l’Italia è il Paese europeo con i maggiori consumi idrici per uso civile e industriale e si colloca al secondo posto per i prelievi destinati all’agricoltura, dopo la Spagna.
La disponibilità idrica annua per abitante è di circa 2.260 metri cubi, meno della metà della media UE. Il cambiamento climatico ha contribuito, secondo ISPRA, a ridurre del 20% la disponibilità di acqua rispetto agli inizi del Novecento. Nell’estate 2024 circa il 40% del territorio nazionale è stato interessato dalla siccità.
A pesare è anche l’inefficienza delle infrastrutture: la rete idrica italiana disperde oltre il 40% dell’acqua immessa. Il riutilizzo delle acque depurate si ferma invece al 4%, nonostante il potenziale nazionale di recupero sia stimato al 23%.
Mobilità sostenibile, crescono le auto elettrificate ma manca il sostegno al trasporto pubblico
Nel settore dei trasporti si registrano alcuni segnali positivi sul fronte del rinnovo del parco circolante. Nel primo semestre 2026 la quota delle auto ibride sulle nuove immatricolazioni è salita dal 44,4% al 49,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le elettriche plug-in sono passate dal 5,3% al 9%, mentre quelle a batteria sono cresciute dal 5,2% all’8,4%. Complessivamente, le due categorie hanno raggiunto il 17,4%.
Nello stesso periodo è diminuita la quota delle nuove auto a benzina, dal 26% al 19,7%, e diesel, dal 10% al 6,8%.
Rimane invece insufficiente il sostegno al trasporto pubblico locale e regionale. Tra il 2015 e il 2025 il Fondo nazionale trasporti è cresciuto nominalmente soltanto del 6%, ma in termini reali ha perso il 13,5%. Nel 2025 le risorse risultavano inferiori di 660 milioni di euro rispetto al 2015.
Agricoltura, cala per la prima volta in dieci anni la superficie biologica
Nel 2025 il valore aggiunto dell’agricoltura è aumentato soprattutto per effetto della crescita dei prezzi, mentre i volumi produttivi sono rimasti pressoché invariati. La crisi climatica continua a incidere sulle produzioni: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la siccità è responsabile del 54% delle perdite agricole, mentre le precipitazioni molto intense ne causano il 21%.
Un dato significativo riguarda il biologico: per la prima volta in dieci anni, nel 2025 la superficie agricola certificata e in conversione è diminuita del 5,4% rispetto al 2024. Tra il 2015 e il 2024 era invece cresciuta del 59,3%. Sicilia e Puglia restano le regioni con la maggiore densità di superfici biologiche.
Continua a crescere, invece, la cosiddetta DOP economy: il valore complessivo delle produzioni DOP e IGP ha raggiunto 20,7 miliardi di euro.
Città, crescono le iniziative per la transizione ecologica
Tra gli ambiti che mostrano maggiore dinamismo ci sono le città, dove si stanno diffondendo interventi di adattamento climatico, anche grazie alle risorse del PNRR. La relazione segnala in particolare lo sviluppo dei rifugi climatici e delle misure per contrastare le isole di calore.
Un ruolo importante è attribuito anche alle cosiddette città spugna, progettate per assorbire e gestire le precipitazioni intense attraverso la de-impermeabilizzazione delle superfici e la realizzazione di spazi verdi, vasche, laghetti e zone umide. Queste infrastrutture possono contribuire a raccogliere l’acqua piovana, renderla disponibile per il riutilizzo nei periodi di scarsità idrica e mitigare gli effetti delle temperature elevate.
La relazione restituisce quindi un quadro articolato della transizione ecologica italiana: accanto ai ritardi su clima, energia e gestione delle risorse, emergono risultati consolidati nel riciclo e nuove iniziative urbane per affrontare gli impatti del cambiamento climatico.



