Economia circolare e caro energia, l’Italia è ancora indietro sulla transizione energetica

Presentato a Ecomondo il Rapporto Circonomia 2026: il nostro Paese è quarto in Europa per circolarità, ma tra il 2019 e il 2024 ha ridotto il consumo di energia da fonti non rinnovabili soltanto del 4%, contro il 13% della media Ue

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La circolarità rappresenta uno dei punti di forza dell’Italia, ma non è ancora accompagnata da un’accelerazione sufficiente della transizione energetica. È quanto emerge dal Rapporto 2026 “Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”, curato da Duccio Bianchi dell’Istituto Ambiente Italia e presentato il 3 novembre a Ecomondo, durante l’incontro “L’economia circolare, una risposta al caro energia”.

Il documento, già anticipato al Festival Circonomia di Alba, analizza le prestazioni ambientali dei Paesi europei attraverso 23 indicatori. Il quadro che emerge evidenzia un divario tra i risultati italiani nella gestione delle risorse e dei rifiuti e quelli ottenuti sul fronte energetico e climatico. Un ritardo che, oltre a incidere sugli obiettivi di decarbonizzazione, rende il Paese più esposto alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.

La presentazione si è svolta allo stand Agorà CONAI, con Roberto Della Seta, direttore scientifico di Circonomia, che ha illustrato i principali risultati del Rapporto. Alla tavola rotonda, moderata da Emanuela Rosio, presidente AICA e direttrice di Envi.info, hanno partecipato rappresentanti dei consorzi Biorepack, CiAl e Ricrea e di Iren Ambiente. Le conclusioni sono state affidate a Luca Piatto di CONAI.

Italia quarta in Europa, ma rallenta sulla transizione energetica

L’analisi colloca l’Italia al quarto posto tra i Paesi dell’Unione europea, dietro Danimarca, Paesi Bassi e Austria, dopo diverse edizioni in cui il nostro Paese aveva occupato una posizione sul podio.

Il risultato complessivo riflette due andamenti differenti. Da una parte, l’Italia conferma una posizione di rilievo negli indicatori legati all’economia circolare e alla gestione dei rifiuti, grazie soprattutto ai risultati nel riciclo e nell’uso efficiente delle risorse. Dall’altra, registra prestazioni più deboli sul fronte energetico e climatico, dove si colloca al di sotto della media europea e mostra un peggioramento rispetto all’anno precedente.

Il dato più significativo riguarda il consumo di energia da fonti non rinnovabili, essenzialmente combustibili fossili. Tra il 2019 e il 2024, in Italia è diminuito soltanto del 4%, a fronte di una riduzione media del 13% nell’Ue. Un divario che si riflette anche sulla vulnerabilità economica: una maggiore dipendenza da gas e fonti fossili espone famiglie e imprese agli shock dei prezzi dell’energia.

“Il ritardo italiano nella decarbonizzazione è un grande problema non solo nella lotta alla crisi climatica: è un danno all’interesse generale del Paese, perché continuare a dipendere dai fossili nel mondo impazzito di oggi significa mettere a rischio la nostra sovranità e indipendenza. E, come mostra il caro energia, anche le tasche di cittadini e imprese”, ha dichiarato Roberto Della Seta, direttore scientifico di Circonomia.

Rinnovabili e consumi energetici, il divario con l’Europa

Per il quarto anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori ambientali europei registrano un miglioramento, anche se a un ritmo più lento. Diminuiscono i consumi energetici pro capite e quelli da fonti non rinnovabili, mentre cresce la quota delle rinnovabili sia nei consumi complessivi sia nella produzione di elettricità. L’unica eccezione segnalata dal Rapporto riguarda l’aumento delle emissioni medie di CO₂ delle nuove auto immatricolate.

L’Italia, invece, procede più lentamente. Dal 2022 la crescita delle prestazioni nazionali risulta sistematicamente inferiore a quella della media europea e dei Paesi che guidano la transizione. Anche guardando all’ultimo decennio, i miglioramenti registrati dal nostro Paese sono tra i più contenuti in Europa.

Tra il 2019 e il 2024 i consumi energetici pro capite sono diminuiti del 9%, contro il 12% della media Ue. Ancora più evidente il divario nella crescita delle energie rinnovabili: la loro quota sui consumi finali è aumentata del 7% in Italia, mentre nell’Unione europea la crescita è stata del 27%. Nello stesso periodo, la Germania ha registrato un incremento del 30%, la Francia del 35% e la Spagna del 42%.

Anche sul fotovoltaico il confronto è sfavorevole. Tra il 2019 e il 2025, la capacità installata in Italia è aumentata del 111%, mentre nell’Ue la crescita ha raggiunto il 173%. Hanno fatto meglio del nostro Paese la Germania, con il 140%, e soprattutto la Spagna, con il 372%.

Il riciclo come risposta strutturale al caro energia

È sul fronte dell’economia circolare che l’Italia conserva i risultati migliori. Il Paese raggiunge un tasso di circolarità e recupero dei rifiuti del 93%, nettamente superiore alla media europea del 61%. Anche il riciclo dei rifiuti urbani supera il dato dell’Unione: 52,3% contro il 48,1%.

Questi risultati rappresentano una risorsa da valorizzare anche nelle politiche energetiche. Il riciclo, infatti, consente di ridurre il consumo di materie prime e il fabbisogno energetico associato alla loro estrazione e trasformazione. Rafforzare l’economia circolare e integrarla con le strategie di decarbonizzazione può quindi contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi dell’energia.

È questo il messaggio al centro del Rapporto Circonomia 2026: l’Italia dispone di una base consolidata nella gestione circolare delle risorse, ma per trasformarla in un vantaggio anche sul piano economico e ambientale deve recuperare terreno nella transizione energetica.

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