Che gli aumenti in bolletta sarebbero stati consistenti era nell’aria, ma solo gli analisti più esperti avevano previsto questa portata. Secondo un’analisi di Altroconsumo, il rialzo del 37,3% delle bollette elettriche nel quarto trimestre del 2026 (ottobre-dicembre), comunicato da Arera, si abbatte direttamente sui conti di circa tre milioni di utenti vulnerabili rimasti nel regime di Maggior Tutela. Si tratta del servizio con le tariffe stabilite periodicamente dall’Autorità di Regolazione dell’Energia sulla base dell’andamento del mercato all’ingrosso dell’energia.
Un mercato che è in fibrillazione a causa delle forti tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente, e della costante minaccia cui sono sottoposte le rotte commerciali strategiche – non solo lo Stretto di Hormuz –, che mette a repentaglio la regolarità delle forniture mondiali di risorse energetiche. A maggior ragione, ci si aspetta aumenti in bolletta simili anche sul prezzo del gas, il cui aggiornamento sarà annunciato a breve.
La notizia degli aumenti in bolletta per chi è nel servizio di Maggior Tutela ha sortito una forte preoccupazione anche in tutti gli utenti con contratti a prezzo variabile nel mercato libero, il cui andamento è legato alle fluttuazioni del mercato all’ingrosso. Una preoccupazione, quella sul caro-energia, che gli operatori vogliono capitalizzare attirando nuovi clienti in cerca di risparmio. Ecco perché, come è successo con i carburanti, tra le compagnie è iniziata una sfida sulle nuove offerte.
+37,3%: fino a 100 euro di aumenti in bolletta
Il prezzo dell’energia elettrica per i clienti vulnerabili, comunicato ieri dall’Authority, è di 43,43 centesimi al chilowattora, tutto incluso. Che cosa significa, in concreto, per le bollette del prossimo trimestre? Facciamo tre esempi, mettendo a confronto la spesa stimata con i nuovi prezzi e quella che si sarebbe sostenuta se le tariffe fossero rimaste quelle del trimestre precedente.
Una famiglia di tre persone, nella casa di residenza e con consumi annui intorno ai 2.000 chilowattora, vedrà la spesa trimestrale salire da 173 a 237 euro: 64 euro in più. Come se al prossimo trimestre si aggiungessero, di fatto, tre settimane di consumi elettrici.
Va meno peggio, ma non di molto, a chi vive in coppia. Per l’inverno la stima è di circa 118 euro, contro gli 87 che si sarebbero pagati con i prezzi precedenti: 31 euro in più. Per i nuclei più numerosi, infine, quattro persone con consumi intorno ai 3mila chilowattora annui, il rincaro si aggira attorno ai 100 euro nell’arco dell’intero trimestre.
Tra le categorie che rientrano nei clienti vulnerabili per gli aumenti in bolletta troviamo chi ha più di 75 anni, chi si trova in condizioni economicamente svantaggiate, le persone con disabilità, chi utilizza apparecchiature elettromedicali salvavita, chi vive in una struttura abitativa di emergenza o chi ha un’utenza in un’isola minore non interconnessa alla rete elettrica nazionale.
Clienti vulnerabili: conviene lasciare la Maggior Tutela?
Di fronte a questi rincari, proteggersi è possibile. La prima mossa è valutare un cambio di fornitore, cercando offerte più convenienti. I clienti vulnerabili, ricordiamolo, possono passare al mercato libero se trovano condizioni migliori di quelle del mercato tutelato. Lo stesso vale per chi si trova già nel mercato libero: restare con lo stesso fornitore per lunghi periodi generalmente non paga.
La domanda quindi è: per i clienti vulnerabili conviene lasciare la Maggior Tutela? Al momento, sul piano economico, sì. Il mercato libero offre già proposte più vantaggiose: con un consumo annuo di circa 2.000 chilowattora, il risparmio può arrivare a circa 50 euro l’anno, pari al 9% in meno.
Data la forte volatilità del mercato, se conviene in questo momento sottoscrivere un’offerta a prezzo fisso per 24 mesi dipende dal prezzo di partenza. In questa fase, tuttavia, l’analisi del mercato suggerisce che bloccare il prezzo per 24 o 36 mesi permette, in genere, di assicurarsi tariffe dell’energia complessivamente buone.
L’offerta Eni Fixa Time 24 Smart
È quindi cominciata la competizione tra fornitori a colpi di nuove offerte. Nelle ultime ore Eni Plenitude, la società del Gruppo Eni dedicata alla vendita al dettaglio di luce e gas, ha annunciato uno sconto del 30% sui corrispettivi di energia elettrica e gas, cioè sulla componente energia, la parte della bolletta più esposta alle tensioni sui prezzi.
Occorre però chiarire il termine di paragone. Il 30% non è calcolato né rispetto alla Maggior Tutela né al prezzo medio del mercato, ma rispetto alla ‘principale offerta a prezzo fisso’ di Plenitude. E questa offerta di riferimento non è ancora nota: molte proposte della società hanno prezzi validi fino al 30 settembre 2026 con aggiornamento previsto per l’1 ottobre, la stessa data in cui debutta la nuova Fixa Time 24 Smart.
Secondo il comunicato del Gruppo Eni, il vantaggio rispetto all’offerta base sarebbe di circa 100 euro l’anno per la luce e altrettanti per il gas: circa 200 euro in tutto per chi sottoscrive entrambe le forniture. Il calcolo per l’elettricità riguarda un’abitazione di residenza con 3 chilowatt di potenza e 2mila chilowattora di consumo annuo; per il gas, un consumo di 600 standard metro cubo l’anno. L’offerta sarà a prezzo fisso per 24 mesi.
Aumenti in bolletta e inflazione
L’aumento dell’inflazione, quindi, torna a mettere sotto pressione il bilancio delle famiglie. “A settembre secondo Istat l’indice è salito al 4,2%, oltre le attese e ben sopra il 3,3% di agosto – commenta Federico Cavallo, responsabile Relazioni esterne di Altroconsumo -. L’aumento si concentra sull’energia, con bollette e carburanti in crescita di oltre un quinto in un anno”.
Ma non si tratta di un dato rassicurante: “L’energia entra nei costi di produzione e di trasporto di quasi tutto il resto – aggiunge Cavallo -. E la trasmissione è già cominciata, con gli alimentari non lavorati al 5,5% e i trasporti che raddoppiano il ritmo di crescita. Gli aumenti concentrati di oggi rischiano di diventare inflazione diffusa domani. Il problema, del resto, non è solo quanto aumentano i prezzi oggi: gli aumenti accumulati negli ultimi anni hanno già eroso una parte significativa del reddito disponibile e, anche quando l’inflazione rallenta, i prezzi non tornano ai livelli precedenti”.
Del resto, il costo della vita rimane strutturalmente più alto, una parte sempre maggiore del reddito viene assorbita dalle spese necessarie e rimane meno spazio per risparmiare, affrontare gli imprevisti e sostenere i consumi, come spiega Cavallo: “Stiamo parlando di spesa per la casa, per i prodotti alimentari, per i trasporti, che insieme rappresentano più della metà dei consumi familiari. Il rischio è quello di un circolo vizioso e i primi segnali sono già misurabili”.
A settembre, infatti, la fiducia dei consumatori è scesa da 94,5 a 91,2 e quella delle imprese da 97 a 95,9. “Quando le famiglie si attendono nuovi rincari – dice Cavallo – rinviano acquisti e trattengono spesa in via precauzionale. Quel rinvio si trasferisce sulle attese delle imprese: è così che uno shock sui prezzi, invece di esaurirsi, si trasforma in una contrazione prolungata dei consumi”.
Il colpo è più duro per le famiglie a reddito medio: “Hanno assunto impegni rigidi quando la vita costava meno, dal mutuo alla scuola dei figli, e restano fuori da quasi tutte le misure di sostegno perché i loro redditi superano le soglie previste – continua Cavallo -: l’aumento dei prezzi lo assorbono per intero“.
La priorità, per il responsabile Relazioni esterne di Altroconsumo, deve essere tutelare il potere d’acquisto dei consumatori, a partire da chi ha meno possibilità di assorbire nuovi aumenti ma senza lasciare scoperti i molti che restano appena fuori dalle soglie: “Per questo la risposta al caro vita non può limitarsi a compensare gli aumenti: bisogna intervenire sulle voci che pesano maggiormente sul bilancio familiare, favorendo trasparenza, concorrenza e possibilità di confronto tra prezzi e offerte”.
Secondo Cavallo, poi, ogni misura deve essere accompagnata da un monitoraggio della sua efficacia sui prezzi finali pagati dalle famiglie: “Da lì dipende anche la fiducia dei consumatori nell’azione pubblica. Chiediamo di rafforzare gli strumenti di sostegno alle famiglie vulnerabili, rendendoli automatici e tempestivi: il bonus sociale deve raggiungere l’intera platea avente diritto senza oneri di richiesta, con soglie aggiornate all’entità reale degli aumenti”.
Altroconsumo chiede anche di accelerare l’efficienza energetica degli edifici, l’autoproduzione e la produzione da fonti rinnovabili con strumenti accessibili anche a chi non ha capacità di anticipo finanziario. “Bisogna anche rendere più semplice per il consumatore confrontare le offerte luce e gas e cambiare contratto, attraverso la standardizzazione delle voci in bolletta, la confrontabilità dei prezzi indicizzati e tempi di switching certi – conclude Cavallo -. Non solo bonus: il governo intervenga sulla fiscalità delle famiglie, aumentando le detrazioni per alcune spese essenziali e affiancandovi meccanismi che raggiungano anche i contribuenti incapienti”.



