Anche a Bari il flash mob di Legambiente per ribadire l’urgenza di ridurre l’inquinamento atmosferico nelle città italiane

CI SIAMO ROTTI I POLMONI! È lo slogan del flash mob organizzato da Legambiente nell'ambito della Clean Cities Campaign, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell'Unione Europea, che punta al miglioramento radicale della qualità dell'aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all'elettrico. L’obiettivo, dunque, è una mobilità a zero emissioni per le principali città italiane entro il 2030

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Nelle città di Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Bari, gli attivisti di Legambiente, indossando maschere antigas, hanno simulato una realtà non troppo lontana; uno scenario del prossimo futuro, se le emissioni inquinanti nelle città italiane non verranno immediatamente e drasticamente ridotte, in rispetto dei nuovi obiettivi europei ma, soprattutto, per rientrare nei nuovi e più stringenti limiti di esposizione fissati dall’OMS.

CI SIAMO ROTTI I POLMONI! È lo slogan del flash mob organizzato da Legambiente nell’ambito della Clean Cities Campaign, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell’Unione Europea, che punta al miglioramento radicale della qualità dell’aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all’elettrico. L’obiettivo, dunque, è una mobilità a zero emissioni per le principali città italiane entro il 2030.

Il Focus su Bari si è concentrato in particolare su una grossa criticità che caratterizza il quartiere Libertà più volte denunciata dai cittadini del quartiere: le pessime emissioni odorigene, i fumi e l’inquinamento prodotto dai treni, ancora a gasolio, che cingono le abitazioni quando entrano in stazione.

“Nella nostra città abbiamo scelto via Valdocco quale luogo simbolo per la criticità dei fumi emessi dai treni a gasolio delle Ferrovie Appulo Lucane – ha spiegato Roberto Antonacci, presidente del Circolo Legambiente Eudaimonia di Bari -. Qui i cittadini subiscono passivamente l’inquinamento da parte dei treni che a pochi metri dalle loro finestre transitano con le loro emissioni nocive e chiediamo che in questo tratto urbano di circa 1,5 km fino alla Stazione centrale di Bari sia risolta urgentemente questa problematica ormai non più sostenibile”.

Oltre alla riconversione delle motrici dei treni da gasolio in elettriche Legambiente chiede che vengano limitate alla circolazione anche i veicoli con alte emissioni di gas climalteranti come già avviene in altre città d’Europa dove sono già attive più di 250 zone a basse emissioni (Low Emission Zones – ZEZ). “Pertanto chiediamo che ad iniziare dal centro murattiano e poi in altre zone commerciali della città vengano istituite le cosiddette zone ZEZ – ha sottolineato i soci del Circolo Legambiente Eudaimonia di Bari – per migliorare la qualità dell’aria, la vivibilità e il volume d’affari degli esercenti il commercio perché è ormai noto che chi va a piedi, in bici e con mezzi sostenibili spende di più rispetto a chi viaggia in auto privata”.

Quello di oggi è solo l’inizio. Il flash mob, infatti, avvia una grande mobilitazione che vedrà protagonisti i Circoli di Legambiente su tutto il territorio nazionale, accanto ad altre associazioni, comitati e cittadini. La campagna sarà al centro dell’attività del cigno verde per tutto il periodo invernale e culminerà a febbraio con un’iniziativa itinerante nei principali capoluoghi italiani per fare il punto su quanto si sta facendo per far fronte all’emergenza della qualità dell’aria nei centri urbani. 

L’iniziativa di oggi è stata anche l’occasione per ricordare che l’italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea per aver superato il valore limite delle concentrazioni di particelle inquinanti #PM10, in modo continuato, dal 2008 al 2017 e negli anni successivi sino al 2021. A queste condanne seguiranno, se non si correrà ai ripari, delle multe che pagheranno i cittadini. Nel dossier Mal’aria 2021 edizione speciale – I costi dell’immobilismo Legambiente ha segnalato i ritardi nell’applicazione dei provvedimenti di emergenza e dei piani di risanamento dell’aria, sia da parte del Governo che delle principali Regioni italiane.

Inquinamento atmosferico e decessi – Tutte le città interessate nella campagna Clean Cities durante il 2021 hanno avuto problemi di inquinamento atmosferico che stanno mettendo a rischio la salute dei cittadini. Infatti le medie annuali per il PM10 – registrate in tutte le centraline urbane di fondo o di traffico presenti in città – vedono tutti capoluoghi superare i nuovi limiti suggeriti dall’OMS per questo inquinante, 10 microgrammi/metro cubo come media annuale. La media, calcolata come media di tutti valori medi delle centraline presenti nella città, di Milano è di 30 microgrammi/mc, 3 volte sopra il valore suggerito dall’OMS quindi, seguita da Torino con 29, Roma con 24, Napoli e Bologna con 23 e Bari 22.

L’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) ha stimato, sulla base delle indicazioni dell’OMS, che in Italia nel corso del 2019 ci sono stati 49.900 decessi prematuri causati dall’inquinamento da polveri sottili (Pm 2,5). Mentre il biossido d’azoto può essere ritenuto causa di 10.640 decessi, decisamente meno quelli per l’ozono, 3.170.

In che modo l’Europa sta cercando di affrontare questa situazione? La Commissione Europea nel suo Piano d’azione Verso l’inquinamento zero per l’aria, l’acqua e il suololancia l’obiettivo -55% inquinamento entro il 2030 e prevede il dimezzamento dei limiti di qualità dell’aria con la nuova direttiva per la prossima primavera 2022. Creando così un parallelo tra i target di mitigazione della crisi climatica e la lotta all’inquinamento. Un atto che impone di adeguare strategie, piani e stili di vita. Le lievi e lente riduzioni dell’inquinamento in quasi tutte le città italiane non sono certo un segnale soddisfacente: in decine di centri urbani, infatti, le emissioni sono oltre i limiti di media giornaliera stabiliti nel 2005 in tutta Europa per il PM 10.

Il PNRR, dovendo rispettare obiettivi stabiliti dall’Europa, ha imposto investimenti nel trasporto pubblico e anche gli investimenti nella rigenerazione urbana possono andare nella stessa direzione puntando alla costruzione di embrioni di smart city che si orientino verso la mobilità a zero emissioni e la mobilità on demand.  Nel 2020 in Italia si sono acquistate 300.000 auto in più con 340.000 abitanti in meno. Tra il 2020 e il 2021 il Paese ha speso più di 2 miliardi di euro in bonus auto, e questo non ha agevolato la mobilità elettrica. In Germania circolano sei volte le auto elettriche che in italia. I nuovi limiti di esposizione fissati lo scorso settembre dall’OMS impongono a tutti i capoluoghi una seria revisione delle proprie strategie e un’accelerazione senza precedenti. Per questo l’iniziativa odierna si pone anche come un appello ai neo eletti sindaci nei principali capoluoghi italiani,  per iniziare un processo di trasformazione dello spazio urbano e della mobilità che porteranno a ridurre le emissioni e aumentare la sicurezza.

“Dobbiamo prendere esempio dalle Low Emission Zone e le nuove ZEZ (Zero) o ULEZ – ha spiegato Ruggero Ronzulli – presidente di Legambiente Puglia – : centri città, quartieri e infine interi comuni con limitazioni progressive di uso o di accesso a tecnologie combustibili più inquinanti, che tendono alle emissioni zero anche climatiche. Sono spesso in combinazione con forme di congestion charge, come il pagamento del pedaggio.  Bisogna investire sul Trasporto Pubblico Locale, incrementando le flotte con mezzi elettrici, con un’azione integrata con la sharing mobility e creando intermodalità del servizio. Dobbiamo ridisegnare lo spazio pubblico puntando alle città in 15 minuti, in modo che i cittadini possano trovare entro 15 minuti a piedi da casa tutto quello che gli serve per vivere”.

Come ridurre l’inquinamento atmosferico – Sono molte, infatti, le strategie che si possono adottare per ridurre l’inquinamento atmosferico, come per esempio cominciare a bloccare gli euro4 diesel. I primi di novembre il TAR del Lazio ci ha dato ragione contro Eni: è stata confermata la sentenza dell’Autorità (AGCM), il gasolio che non inquina non esiste, il diesel non può essere greenSiamo l’unico paese EU con un bonus per auto non elettriche, che vende più diesel che auto a batteria e che compra pochi autobus (950 su 50 mila nel 2020), pochissimi elettrici (meno del 5%), andando contro la Direttiva Veicoli Puliti.

L’azione collettiva deve produrre un cambiamento consapevole e pianificato nelle città, nei territori. Ma non basta l’azione decisa e coordinata delle Regioni e delle città ad imprimere il cambiamento necessario. Anche lo Stato deve dotarsi di politiche nazionali coerenti e orientate nella stessa direzione.