Greenpeace, Legambiente e WWF giudicano molto negativamente il cosiddetto “Decreto Bollette“, approvato lo scorso 18 febbraio dal Cdm. Le associazioni mettono in evidenza diverse criticità: “Il provvedimento, lungi dal mettere mano alle questioni strutturali per usufruire appieno dei vantaggi offerti dalle fonti rinnovabili, continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo, dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS”.
Per le associazioni è “un attacco senza precedenti a uno dei più antichi capisaldi delle politiche climatiche in Europa, ben precedente al Green Deal, sul quale si basano comportamenti virtuosi e investimenti di una fetta significativa del tessuto industriale, energetico e no. In realtà, come dimostra il caso della Spagna, l’unica strada che funziona è esattamente quella opposta, dare più spazio alle rinnovabili e disegnare il mercato su di esse: non si può risolvere il problema del prezzo del gas colpendo le altre fonti energetiche”.
“I cittadini spagnoli pagano bollette del 40% più basse delle nostre non certo perché hanno smantellato le politiche green, ma perché producono più energia da fonti rinnovabili rispetto a noi, come del resto ammette il ministro Pichetto Fratin in una intervista al Sole 24 Ore. Il decreto, così impostato, risponde a una logica politica e ideologica, a partire dall’impegno di importare in Italia il 12% del GNL statunitense diretto all’Europa. Ma toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica per sopperire i costi emergenziali legati ai contributi una tantum per le famiglie a basso reddito che ancora una volta non vedranno politiche strutturali“.
Un Decreto che ha già avuto i suoi primi effetti, ovvero quello di mandare in tilt i titoli delle società energetiche, con percentuali di riduzioni dal 2 al 3%.
“Questo governo – dichiarano le associazioni – continua a ignorare le vere soluzioni: investire massicciamente in eolico e solare, sbloccare finalmente le aste per l’eolico offshore sempre più in crisi, disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, tassare gli extraprofitti delle multinazionali fossili e finanziare l’efficienza energetica per liberare famiglie e imprese dalla schiavitù del gas fossile. Invece di correre in soccorso del clima e dei cittadini, si sceglie ancora una volta di correre in soccorso del gas. L’Italia ha bisogno di soluzioni vere, non di ennesimi regali alle fonti fossili”.
Di seguito le principali criticità del decreto:
CAPO I – Misure urgenti in materia di energia elettrica
Articolo 1
Comma 1 – Certamente positiva la volontà di intervenire sulla riduzione dei costi in bolletta per le famiglie con redditi bassi, ma per l’ennesima volta di troviamo di fronte a un bonus emergenziale una tantum che non si accompagna a politiche strutturali in grado di intervenire in maniera strutturale su tale criticità. Parliamo di 315 milioni di euro che ad esempio potevano essere utilizzati per implementare il Reddito energetico, ampliandolo alle pompe di calore e agli accumuli in modo da permettere alle famiglie beneficiare di uscire da una situazione di incertezza e criticità da cui con usciranno con soluzioni emergenziali.
Si fa notare, che secondo Arera, inoltre, il numero di famiglie titolari di Bonus Sociali (limitatamente all’energia elettrica e al gas) sono pari a 4.521.464[1]. Il che vorrebbe dire che i 315 milioni di euro messi a disposizione dal Governo si in un aiuto per 2.739.130 famiglie, facendo rimanere fuori il 40% di queste.
Ulteriore criticità è che nell’erogazione di questo contributo straordinario non si tiene conto della composizione delle famiglie, parametro questo fondamentale per cercare di aiutare in maniera efficace i titolari dei bonus sociali.
Comma 4 – In merito alle coperture si sottolinea come si ritenga strategicamente errato lo spostamento delle risorse provenienti dalle quote di emissione di CO2, che dovrebbero essere destinate alla copertura dei costi di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica (DL 8 novembre 2021 n 199 articolo 15 comma 1), per coprire questo bonus emergenziale, così come risultano incoerenti lo spostamento delle risorse dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica (DL 4 luglio 2014 n. 102 articolo 15 comma 1), quelle destinate al sostegno delle azioni e delle infrastrutture funzionali all’abbandono del carbone nella generazione termoelettrica e a finanziare la ricerca e lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle tecnologie pulite nei settori disciplinati dal presente decreto (DL 9 giugno 2020 n 47 articolo 23, comma 7 lettera r) e l).
Articolo 6
Si esprime forte contrarietà al contenimento del prezzo dell’energia elettrica attraverso la riduzione dei costi pagati dai produttori che prelevano gas naturale per l’alimentazione di impianti termoelettrici. Benché la componente che incide maggiormente sulle bollette è quella relativa alla materia prima, va sottolineato che la riduzione di tale costo deve essere associato a politiche energetiche che rafforzino l’indipendenza dalle fonti fossili e dalle importazioni di gas. Non solo, ma a tal proposito è utile ricordare non solo che è necessario terminare il passaggio dal PUN al prezzo zonale, eliminando il corrispettivo ARERA che non permette la differenziazione dei prezzi tra zone di mercato, ma anche che lo scorporo del prezzo del gas da quello delle rinnovabili è una procedura necessaria su cui il nostro Paese ha tutto l’interesse ad intervenire.
Un aiuto che si configurerebbe in un nuovo sussidio ambientalmente dannoso, su cui ricordiamo che il nostro Paese dovrebbe impegnarsi al fine di eliminarli e rimodularli.
Da sottolineare, inoltre, che tale operazione si ridurrebbe in un beneficio economico per i consumatori di 3 euro per MWh, parliamo di 0,003 euro per kWh, che considerando un consumo medio a famiglia di almeno 2.700 kWh/a vorrebbe dire 8 euro l’anno.
Di nuovo, intervenire in politiche di riduzione dei costi energetici per le famiglie richiede politiche che permettano l’uscita dall’utilizzo del gas. A tal proposito, ad esempio, spingere sull’autoconsumo per chi ha a disposizione tetti e spazi per l’installazione e sistemi di autoconsumo a distanza per soggetti affittuari di tetti porterebbe a riduzione dei costi in bolletta ben più alti del sistema proposto dal Governo.
Il comma 3 è ulteriormente grave perché lo smantellamento del sistema ETS a favore del gas fossile disincentiva le imprese dal diventare più efficienti. Una mossa pericolosa in termini di lotta al cambiamento climatico. Ci auguriamo che la Commissione Europea non approvi tale meccanismo.
Articolo 11
Come al solito, delle vere semplificazioni e dei veri vantaggi beneficia solo il gas: con la semplificazione del processo autorizzativo con tempistiche pari a 6 mesi per le nuove estrazioni di combustibili fossili, così come con quella della misura del gas release finalizzata ad incrementare i volumi di estrazione del gas. Questo rimarca la politica energetica basata sulle fonti fossili, contro ogni obiettivo di decarbonizzazione e interesse strategico del Paese; un favore che non viene invece riservato alle fonti rinnovabili, le uniche tecnologie in grado di raggiungere gli obiettivi climatici e di reale sicurezza energetica, rinnovabili che ancora oggi non solo hanno tempi autorizzativi decisamente più lunghi, ma per le quali non è presente nessuna normativa o controllo in grado di far rispettare le tempistiche normative.











