Biometano Lombardia: potenziale oltre 1 miliardo di metri cubi dagli scarti agricoli

Lo studio presentato al Forum Biometano di Legambiente, realizzato con l’Università di Padova, stima che l’intero utilizzo di scarti e sottoprodotti agricoli regionali potrebbe generare quasi un miliardo di metri cubi di metano rinnovabile, equivalenti ai consumi di circa 2 milioni di cittadini; la Lombardia è prima in Italia per numero di impianti di digestione anaerobica, con circa 500 strutture attive

Biometano Lombardia potenziale 1 miliardo metri cubi scarti agricoli

In Lombardia, se la totalità degli scarti organici e dei sottoprodotti agricoli venisse avviata a impianti per la produzione di biometano, si potrebbe arrivare a una produzione di quasi un miliardo di metri cubi all’anno. È il dato centrale emerso dallo studio “Biometano: una risorsa strategica per la transizione ecologica dell’Italia”, realizzato da Legambiente in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e presentato a Roma nel corso del Forum Biometano.

Il volume stimato equivale ai consumi di gas naturale di circa 2 milioni di cittadini lombardi, offrendo una dimensione concreta del potenziale energetico regionale.

500 impianti e primato nazionale

La Lombardia è attualmente la prima regione italiana per numero di impianti di digestione anaerobica: circa 500 strutture, in larga parte agricole, che producono biogas utilizzato per generare energia elettrica e calore in loco.

Il passaggio al biometano – attraverso la raffinazione del metano e la sua immissione nella rete del gas – consentirebbe un utilizzo più efficiente del vettore energetico, in particolare nei settori industriali e nei trasporti, dove l’elettrificazione risulta più complessa.

Reflui zootecnici e sottoprodotti

La materia prima principale per l’alimentazione degli impianti in Lombardia è costituita dai reflui zootecnici, soprattutto provenienti dagli allevamenti bovini, suini e avicoli. Lo studio segnala tuttavia che la producibilità potenziale deve essere valutata tenendo conto della necessità di ridurre il carico zootecnico regionale.

Secondo Legambiente, il biometano deve derivare esclusivamente da scarti e sottoprodotti, abbandonando progressivamente le coltivazioni dedicate come il mais destinato ai digestori anaerobici.

Benefici e criticità

Gli impianti a biometano possono produrre, oltre al gas rinnovabile, anche CO₂ alimentare, sali azotati utilizzabili come fertilizzanti e digestato impiegabile in agricoltura.

Tra le criticità evidenziate dallo studio figura il tema delle emissioni fuggitive di metano, che devono essere ridotte al minimo per garantire un bilancio climatico positivo, considerando l’elevato potere climalterante del metano rispetto alla CO₂.

Lo studio sottolinea inoltre la necessità di pianificazione territoriale e di aggregazione tra aziende agricole per evitare impianti sottodimensionati e per contenere l’impatto dei trasporti delle matrici.

Il dato chiave resta quello quantitativo: in Lombardia esiste un potenziale di produzione di biometano da scarti agricoli che supera un miliardo di metri cubi, configurando un giacimento rinnovabile significativo nel quadro della transizione energetica regionale.

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