Brevetti green, Italia terza in Europa: 16,5 ogni mille imprese

Secondo uno studio di Fondazione Symbola e Unioncamere, l'Italia è nei primi tre Paesi europei per numero di brevetti green e per quota di imprese con brevetti sul totale: 16,5 aziende ogni mille. Ai vertici della classifica le regioni del Nord, forti della tradizione manifatturiera. Le aziende green sono anche le più competitive

brevetti green

L’Italia si posiziona terza in Europa per numero di brevetti green e per quota di imprese con brevetti sul totale: sono 16,5 ogni mille le aziende che possiedono eco-brevetti per invenzioni che hanno un impatto positivo sull’ambiente e sulla sostenibilità. È quanto emerge dallo studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con il Consorzio per l’Innovazione tecnologica Dintec e con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. A primeggiare sono Germania (21,6 brevetti ogni mille imprese) e Austria (18,9).

Secondo Fondazione Symbola, il dato è importante anche perché sottostima la dinamicità del sistema produttivo: sono infatti in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con oltre 578mila imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale: troviamo una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo.

A livello territoriale, le regioni con più brevetti sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, forti della propria tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete.

“Il nostro Paese – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere – ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green, con un aumento del 44,4% tra il 2012 e il 2022. Persiste però una distanza ancora significativa Germania e Francia. Dietro ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, università e centri di ricerca: queste iniziative non bastano se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti green. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”.

Le aziende green sono più competitive

Secondo lo studio, pubblicato il 17 febbraio scorso, le imprese che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti. Queste aziende generano infatti un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila).

Oltre la metà di queste imprese (57,8%) esporta i propri prodotti, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline StemPlus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.

“La matrice da cui trae ispirazione il titolo di questo lavoro – commenta Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola – è l’articolo 9 della Costituzione, che Carlo Azeglio Ciampi indicava come il più originale: un articolo unico perché tiene insieme cultura, patrimonio storico e artistico, ricerca scientifica e tecnica a cui più recentemente si è affiancata la tutela dell’ambiente. La più grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante è l’intelligenza umana”.

Settori che investono di più in brevetti green

Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate. Seguono le persone fisiche con il 12,9%, mentre gli enti si attestano al 5,2%. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, a trainare l’innovazione è il manifatturiero (59%), seguito dai settori legati a ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

Il nostro Paese detiene poi brevetti green importanti in comparti chiave. Innanzitutto nella mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici. La quota è alta anche per quanto riguarda l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media dell’Ue, e la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui l’Italia è per tradizione tra i Paesi più dinamici. C’è stato poi un incremento record del +270% negli ultimi 10 anni di tecnologie Ict per la mitigazione climatica.

“L’Italia – continua Realacci – sa innovare e competere nei settori ambientali ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico nell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire a essere leader dell’innovazione verde europea”.

Gli ambiti tecnologici più all’avanguardia

Per quanto riguarda gli ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12%): si tratta di un insieme di innovazioni che contribuiscono alla sostenibilità migliorando l’efficienza dei processi interni e riducendo consumi, sprechi ed emissioni. A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%), soluzioni cruciali per garantire prestazioni energetiche elevate e un controllo accurato delle infrastrutture elettriche.

Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%): questo settore conferma la centralità delle politiche di gestione sostenibile delle risorse idriche, sempre più strategiche in un contesto di crescente attenzione alla tutela ambientale. Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Il quinto ambito è quello energetico, che include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia.

La ricerca è stata presentata presso il Ministero del Made In Italy da Realacci, Tripoli, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy e Antonio Romeo, dirigente Area Innovazione e Digitale di Unioncamere. Per visionare i casi studio e il documento completo cliccare qui.

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