La Commissione europea ha avviato sei nuove procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, notificando a Roma altrettante lettere di costituzione in mora nell’ambito del pacchetto mensile sulle violazioni del diritto dell’Unione. Tre procedure riguardano direttamente la normativa ambientale, confermando come il rispetto delle direttive su acque, qualità dell’aria e obblighi ambientali di comunicazione resti uno dei principali punti critici nel rapporto tra l’Italia e Bruxelles. Un contenzioso che, negli ultimi anni, ha già comportato per lo Stato esborsi superiori a 800 milioni di euro in sanzioni.
Secondo i dati ufficiali aggiornati a dicembre 2025, l’Italia risulta coinvolta in 69 procedure di infrazione ancora aperte, di cui 24 riconducibili all’ambito ambientale, confermando una criticità strutturale nel recepimento e nell’attuazione del diritto europeo in materia. È proprio su questo fronte che si concentra l’impatto economico più rilevante: oltre 800 milioni di euro già versati a seguito di condanne definitive, principalmente per discariche abusive, trattamento delle acque reflue urbane ed emergenze rifiuti, nonostante solo quattro procedure siano finora giunte a una seconda sentenza. Un quadro che rende particolarmente sensibili le nuove contestazioni avviate da Bruxelles, il cui esito potrebbe incidere ulteriormente sui conti pubblici.
Direttiva quadro sulle acque: concessioni senza revisione periodica
La prima procedura ambientale riguarda il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE). Secondo la Commissione, la legislazione italiana non garantisce la registrazione completa dei permessi di prelievo e di invaso e non prevede un riesame periodico delle concessioni, nonostante queste possano avere una durata di 30 o 40 anni.
La normativa europea impone invece agli Stati membri di definire programmi di misure per ciascun distretto idrografico, finalizzati al raggiungimento del buono stato ecologico e chimico di fiumi, laghi e corpi idrici sotterranei. Tali programmi devono essere aggiornati nel tempo e accompagnati da controlli sulle pressioni esercitate, dall’estrazione agli scarichi puntuali e alle fonti diffuse di inquinamento. L’assenza di un meccanismo sistematico di revisione delle autorizzazioni, sottolinea Bruxelles, non è compatibile con questi obiettivi.
Roma ha ora due mesi di tempo per fornire chiarimenti e indicare le misure correttive. In mancanza di una risposta ritenuta soddisfacente, la procedura potrà avanzare verso il parere motivato, passo che precede l’eventuale deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Qualità dell’aria: piano nazionale non aggiornato
Il secondo fronte riguarda la direttiva NEC (UE 2016/2284) sulla riduzione delle emissioni nazionali di specifici inquinanti atmosferici. La Commissione contesta all’Italia il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, che la direttiva impone di rivedere almeno ogni quattro anni.
Il quadro normativo europeo fissa obiettivi vincolanti per cinque inquinanti chiave – anidride solforosa, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine – con target annuali tra il 2020 e il 2029 e impegni più stringenti a partire dal 2030. I programmi nazionali devono indicare le misure previste in settori come trasporti, industria, agricoltura, produzione energetica e riscaldamento domestico.
Nonostante i solleciti, l’Italia non ha trasmesso l’aggiornamento richiesto. Un ritardo che pesa in particolare se si considera che la Pianura Padana è indicata da tempo come una delle aree con la peggiore qualità dell’aria in Europa. Anche in questo caso, il termine fissato da Bruxelles è di due mesi, trascorsi i quali la procedura potrà aggravarsi.
Obblighi di comunicazione e rumore ambientale
La terza procedura ambientale inserita nel pacchetto di gennaio riguarda il mancato recepimento della direttiva (UE) 2024/2839, che modifica e semplifica gli obblighi di comunicazione in diversi ambiti, tra cui emissione acustica ambientale, alimenti e ingredienti alimentari, diritti dei pazienti e apparecchiature radio.
Per quanto concerne l’ambiente, il nodo principale è legato alla normativa sul rumore delle macchine e delle attrezzature destinate a funzionare all’aperto, ambito coperto dalla direttiva 2000/14/CE. L’obiettivo europeo è ridurre gli oneri amministrativi senza abbassare il livello di tutela ambientale. L’Italia, secondo la Commissione, non ha notificato nei tempi le misure nazionali di recepimento o lo ha fatto solo in modo parziale.
Anche su questo dossier, Roma dispone di due mesi per completare l’allineamento normativo ed evitare il passaggio alla fase successiva della procedura.
Pacchetto_infrazioni_di_gennaio__decisioni_principali











