Nell’estate del 2026, in tutti i capoluoghi di Regione italiani la media delle temperature superficiali massime (rilevata via satellite sulle superfici urbane, dai tetti delle abitazioni all’asfalto delle strade, fino agli spazi verdi) ha superato i 40°C. Il dato emerge dall’elaborazione realizzata da Greenpeace Italia a partire dai dataset forniti dai ricercatori dell’ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli. Si tratta di un netto aumento rispetto all’estate del 2025, quando solo in dieci capoluoghi di Regione su venti la media delle temperature superficiali massime era stata superiore ai 40°C, come documentato dal rapporto “L’estate che scotta” di Greenpeace Italia.
Per l’estate appena trascorsa, a registrare il valore più alto è stata Roma, con una media delle temperature superficiali massime di 46,9°C, seguita da Torino e Firenze. All’estremo opposto si trova Trento con 40,1°C, unico capoluogo a rimanere di poco sopra la soglia dei 40°C. Roma, Torino e Perugia vantano un secondo primato negativo, avendo registrato il maggior incremento della temperatura media superficiale rispetto ai periodi 2014-2019 e 2020-2025. Nel caso di Roma, si parla di un aumento di +3,9°C rispetto al periodo 2014-2019 e di +2,2°C rispetto al periodo 2020-2025. Tra tutti i capoluoghi, in media, si parla di +2,6°C rispetto al periodo 2014-2019 e di +1,1°C rispetto al periodo 2020-2025.
Secondo l’elaborazione, circa 9 milioni di persone risiedono in aree urbane in cui la media delle temperature superficiali massime ha superato i 40°C: il 28% in più rispetto alla media 2014-2019 e il 10% in più rispetto al periodo 2020-2025. Tra loro ci sono circa 320 mila bambini sotto i cinque anni e 1,2 milioni di persone con più di 74 anni. La percentuale di popolazione esposta varia tra i capoluoghi, passando dal 63% di Potenza alla totalità della popolazione di Roma e Cagliari.
«Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: a pagare il prezzo più alto sono le persone anziane, bambini, chi vive in abitazioni poco isolate o non può permettersi di raffrescarle e i lavoratori esposti a temperature che mettono a rischio la salute. Questi dati mostrano che la crisi climatica sta già trasformando il caldo in una grave emergenza sanitaria e sociale nelle nostre città», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.
Il caldo estremo nelle città è aggravato dal fenomeno delle isole di calore, dovuto alla presenza di asfalto, cemento ed edifici che accumulano calore e fanno sì che le temperature siano più elevate rispetto alle aree rurali. Durante l’estate 2026, a Torino la differenza media con le aree rurali extraurbane ha superato i +15°C, mentre a Firenze si è attestata poco sotto, con +14,8°C, seguita da Roma +14,2°C. Trento è stato l’unico capoluogo a registrare un’intensità negativa dell’isola di calore (-1,0°).
Una prima ricognizione pubblicata ad agosto dal quotidiano britannico The Guardian aveva stimato almeno 35 mila morti in eccesso durante le ondate di calore che hanno colpito l’Europa. Il dato è ancora preliminare e probabilmente sottostimato, poiché diversi Paesi non hanno completato la rilevazione della mortalità estiva.
«Più di 35 mila decessi in eccesso in pochi mesi mostrano il costo umano della crisi climatica che continuiamo ad alimentare. Questo costo non può ricadere sulle persone e sulle amministrazioni locali mentre le industrie fossili – principali responsabili del riscaldamento globale – continuano ad accumulare enormi profitti.
Il governo deve tassare i profitti del settore fossile e destinare queste risorse alla riduzione delle emissioni, alla transizione energetica verso un sistema energetico 100% rinnovabile e alla riparazione delle perdite e dei danni causati dalla crisi climatica», conclude Abbate.



