La cattura della CO₂ si conferma una leva strategica per ridurre le emissioni nei comparti industriali definiti hard-to-abate, come cemento, siderurgia, chimica, vetro, carta e generazione elettrica. È quanto emerge dallo Zero Carbon Technology Pathways Report, giunto alla terza edizione e realizzato da Energy&Strategy della Polimi School of Management, presentato a Milano il 21 gennaio 2026 insieme alle aziende partner.
Il quadro internazionale mostra una crescita marcata dei progetti di Carbon Capture, Utilisation and Storage (CCUS). A livello globale, nel 2025 risultano operativi 62 impianti, con una capacità complessiva di cattura pari a 64 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, mentre altri 35 impianti sono in fase di costruzione. In questo contesto, l’Unione Europea si prepara ad assumere un ruolo sempre più rilevante, con l’obiettivo di passare da circa 50 milioni di tonnellate di CO₂ catturate al 2030 a 450 milioni di tonnellate al 2050, con una quota crescente destinata allo stoccaggio permanente.
Secondo il rapporto, le politiche di efficienza energetica, diffusione delle rinnovabili ed elettrificazione dei consumi hanno già prodotto risultati significativi, consentendo una riduzione del 37% delle emissioni di gas serra in Europa dal 1990. Tuttavia, nei settori industriali caratterizzati da vincoli tecnologici all’elettrificazione e da emissioni di processo non eliminabili, tali misure non risultano sufficienti. In questi casi, la cattura della CO₂ rappresenta spesso l’unica soluzione tecnicamente praticabile per avvicinarsi agli obiettivi climatici.
In questo scenario, l’Italia si colloca in una posizione di rilievo, risultando il terzo Paese dell’Unione Europea per capacità di stoccaggio annunciata al 2030, con 4 milioni di tonnellate annue. Il dato è legato in particolare al sito di Ravenna, che presenta una capacità potenziale complessiva stimata in oltre 500 milioni di tonnellate e che potrebbe diventare un hub di riferimento per i Paesi dell’area mediterranea. L’annuncio della disponibilità di questo sito ha già favorito l’avvio di quattro progetti di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità complessiva stimata a regime superiore a 1,2 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.
La rilevanza strategica della cattura del carbonio è stata riconosciuta anche sul piano normativo. Con il Net-Zero Industry Act, l’Unione Europea ha introdotto per la prima volta un obiettivo vincolante di capacità di stoccaggio della CO₂, fissato a 50 milioni di tonnellate annue entro il 2030. Nonostante ciò, il rapporto segnala la persistenza di incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo l’intera filiera, dalla cattura al trasporto fino allo stoccaggio, elementi che rischiano di rallentare lo sviluppo dei progetti necessari a rispettare le tempistiche imposte dagli obiettivi climatici.
Secondo le stime di Energy&Strategy, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori analizzati, tra cui cemento, centrali a gas e termovalorizzazione, sarebbero necessari finanziamenti pubblici compresi tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro all’anno. Un impegno economico definito significativo, ma paragonabile, per ordine di grandezza, a quello già previsto nel medio-lungo periodo per il sostegno alle fonti rinnovabili elettriche.
Il rapporto evidenzia inoltre una trasformazione profonda dei progetti di cattura della CO₂. Dal punto di vista settoriale, si osserva un progressivo spostamento verso comparti come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti, mentre diminuisce il peso delle applicazioni legate al trattamento del gas naturale. Cambia anche la destinazione della CO₂ catturata: le pratiche di Enhanced Oil Recovery, oggi ancora diffuse, sono destinate a ridursi, mentre cresce il ricorso allo stoccaggio permanente, che secondo le proiezioni passerà dal 22% del 2025 al 66% nel 2030.
Nonostante l’accelerazione registrata tra il 2024 e il 2025, con un aumento del 19% dei progetti CCUS a livello globale, lo studio segnala un possibile disallineamento tra capacità di cattura e capacità di stoccaggio disponibile in Europa. A fine settembre 2025, infatti, i progetti di stoccaggio con entrata in esercizio entro il 2030 garantivano complessivamente 28,6 milioni di tonnellate annue, pari a poco più della metà dell’obiettivo europeo, mentre solo una quota minima aveva raggiunto la fase di decisione finale di investimento.
Dal punto di vista economico, le analisi condotte indicano che, alle condizioni attuali, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ non risultano ancora competitivi rispetto agli scenari senza cattura, a causa dell’impatto dei costi di cattura, trasporto e stoccaggio sui prezzi finali di energia e materiali. Tuttavia, l’aumento atteso del prezzo delle emissioni ETS e la sua crescente volatilità potrebbero modificare nel tempo questo equilibrio.
Nel complesso, il quadro delineato dal rapporto conferma che la CCUS è destinata a svolgere un ruolo rilevante nel percorso europeo verso la neutralità climatica, ma che il suo contributo effettivo dipenderà dalla rapidità con cui verranno colmate le lacune normative, infrastrutturali e finanziarie che ancora ne limitano la diffusione su scala industriale.











