Come Pechino trasforma i rifiuti in energia e risorse

Apre su Eco dalle Città la nuova rubrica "Eco dalla Cina", in cui raccontiamo come vengono gestite alcune delle principali istanze ambientali nella Repubblica Popolare. Partiamo dalla questione rifiuti a Pechino, una megalopoli che produce oltre 20.000 tonnellate di rifiuti domestici ogni giorno. A valle di una raccolta differenziata che ha raggiunto il 43%, tutto il materiale restante viene smaltito attraverso incenerimento con recupero energetico: 12 centrali per una capacità installata totale di 582 megawatt e 16,3 miliardi di chilowattora generati, circa la metà di quanto i residenti urbani e rurali della capitale hanno consumato nel 2022

Come Pechino trasforma i rifiuti in energia e risorse

Zhao Yuge fa il gruista. Otto ore al giorno solleva carichi di rifiuti domestici e li versa nei forni di un termovalorizzatore nella periferia ovest di Pechino. Quando toglie la tuta, fa volontariato nel suo condominio per spiegare ai vicini come fare la raccolta differenziata. Non è un paradosso. È esattamente il tipo di figura che tiene insieme un sistema: il collegamento tra quello che succede nelle case e quello che succede negli impianti.

Pechino produce oltre 20.000 tonnellate di rifiuti domestici al giorno e gestirli è da decenni uno dei problemi strutturali della capitale cinese.

La raccolta differenziata funziona su quattro frazioni dal 2020: riciclabili, umido, indifferenziato e rifiuti pericolosi, conferiti in postazioni condominiali, affiancate da cassonetti intelligenti che pesano il materiale e accreditano il corrispettivo sul telefono del residente. I risultati si misurano: secondo i dati delle autorità municipali di Pechino, nel 2025 la raccolta giornaliera di riciclabili ha superato le 7.450 tonnellate, più che raddoppiata in cinque anni, l’umido ha raggiunto le 4.800 tonnellate al giorno e il tasso di riciclo dei rifiuti domestici è arrivato al 43%.

Per quello che resta è stato scelto l’incenerimento con recupero energetico.

La prima centrale ha aperto nel 2008. Nel 2023, a sistema maturo, le centrali operative erano 12, con una capacità giornaliera complessiva di 18.650 tonnellate. Tutto questo ha reso il conferimento in discarica storia: dal 2024 Pechino non ha infatti più impianti che accettano rifiuti solidi urbani non trattati, raggiungendo così il traguardo già raggiunto da Shanghai, Shenzhen e Guangzhou nel 2021.

I numeri dell’efficienza energetica raccontano un’evoluzione non banale. Nel 2012 ogni tonnellata di rifiuti produceva in media 274 chilowattora di elettricità, mentre nel 2023 erano 441: un aumento del 61% ottenuto migliorando i processi di combustione. Le 12 centrali hanno una capacità installata totale di 582 megawatt e hanno generato in totale 16,3 miliardi di chilowattora. Per dare una misura: è circa la metà di quanto i residenti urbani e rurali di Pechino hanno consumato nel 2022, secondo i dati della Commissione municipale per la gestione urbana di Pechino.

Il salto più visibile è arrivato con l’apertura del polo di Anding, nel distretto di Daxing. L’impianto, il più grande di Pechino e tra i principali in Cina, gestisce da solo 5.100 tonnellate al giorno, più di un quarto della capacità totale della città. A pieno regime produce 659 milioni di chilowattora di elettricità netti l’anno, quanti ne consumano circa 300.000 famiglie. Dentro lo stesso perimetro ci sono una stazione di trattamento del percolato, una linea per i rifiuti ospedalieri, una per il recupero delle scorie di combustione. L’obiettivo dichiarato è che dall’impianto non esca nulla che non sia già un prodotto: energia, materiali recuperati, aggregati per l’edilizia.

Sul fronte delle emissioni, i valori dichiarati sono inferiori ai limiti europei e tutti monitorati in tempo reale dall’autorità ambientale. Le scorie prodotte dalla combustione vengono riprocessate al 100% dal 2023: una parte per estrarre metalli ferrosi e non ferrosi, il resto trasformato in granulato da costruzione. Il percolato viene trattato e reimmesso nel ciclo interno dell’impianto. Ogni anno, stando ai dati delle autorità municipali di Pechino, il sistema risparmia 1,6 milioni di tonnellate d’acqua e 20 ettari di terreno che altrimenti sarebbero andati in discarica.

Pechino rispecchia una tendenza nazionale. Secondo i dati del Ministero delle Abitazioni e dello Sviluppo Urbano-Rurale, nel novembre 2025 la capacità di incenerimento ha raggiunto il 78,1% del totale nazionale: quasi venti punti percentuali in più rispetto alla fine del XIII Piano quinquennale. Durante il XIV Piano quinquennale, l’obiettivo era arrivare a 800.000 tonnellate al giorno: è stato superato del 44,7%.

La Cina detiene oggi circa il 60% della capacità globale di incenerimento dei rifiuti urbani, più della somma di Europa, Stati Uniti e Giappone. Non è solo una questione di volumi: il modello si sta trasformando. Le centrali non sono più semplici impianti di smaltimento: trattano fanghi, scarti industriali e rifiuti da giardino, cedono calore in eccesso al teleriscaldamento, producono mattoni ecologici dalle scorie. Da “fabbrica dei rifiuti” a “fabbrica di energia e risorse”: è il cambio di missione che il settore ha avviato e che i piani quinquennali stanno consolidando.

Il sistema non si regge solo sugli impianti. Zhao Yuge lo sa: quando esce dal turno e va a spiegare la raccolta differenziata ai vicini, sta lavorando sull’altro capo della catena, ovvero quello che determina cosa arriva ai nei sistemi di gestione dei rifiuti e in che condizioni. La tecnologia ha fatto la sua parte: il resto dipende da quanto le abitudini riescono a stare al passo.

Fonti
北京市生活垃圾焚烧发电厂 节能减排效益逐年提升
北京规模最大的生活垃圾焚烧发电厂首次亮相,园区干净无异味!
北京规模最大的生活垃圾焚烧发电厂
新华深读丨“垃圾不够烧”真相调查
Nuovo valore dagli scarti

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