Il Comitato Mobilita2030 di Bari ha scritto al sindaco del capoluogo pugliese Vito Leccese, nella doppia veste anche di sindaco della Città metropolitana di Bari, per sollecitare con la massima urgenza l’aggiornamento del Piano della Mobilità ciclistica elaborato una quindicina di anni fa, perché ormai obsoleto.
Il Comitato chiede di inserirlo quale piano di settore all’interno del Piano urbano della Mobilità sostenibile (Pums) della Città metropolitana che deve essere reso conforme al nuovo Regolamento europeo n. 2024/1679 sulle Reti transeuropee di Trasporto (Ten-T).
La normativa ha infatti fissato nuovi obblighi e nuove scadenze per tutti i Comuni e le aree metropolitane titolari di Pums, entro e non oltre dicembre 2027. “Entro il 31 dicembre 2027 – si legge nella nota – anche la Città metropolitana di Bari, per effetto del Ten-T dovrà rendere conforme e approvare il proprio Pums, attuare le misure previste dal piano per ridurre il traffico e potenziare i mezzi pubblici e a basso impatto ambientale, monitorare i risultati conseguiti attraverso appositi indicatori e trasmettere a Bruxelles i risultati standardizzati, pena l’esclusione da futuri finanziamenti europei“.
Piano della Mobilità ciclistica di Bari: il Biciplan del Comune
Il Comune di Bari non ha un proprio Pums, ma fa capo a quello della Città Metropolitana approvato a maggio 2024 in cui sono confluiti precedenti piani di settore come il Piano della Mobilità ciclistica del Comune di Bari, chiamato anche Biciplan, elaborato circa 15 anni fa”.
Il Biciplan, adottato dalla Giunta comunale nel 2013, quando è stato approvato all’interno del Pums era già obsoleto. “In 15 anni – si legge nella richiesta del Comitato Mobilita2030 – la città ha modificato il proprio volto: sono nate nuove costruzioni civili e commerciali e sono stati generati nuovi flussi di traffico autoveicolare, che non è diminuito ma aumentato. Sono nate nuove rotatorie non sempre sicure per i ciclisti”.
La nota spiega anche che le imponenti modifiche alla viabilità urbana determinate dalla costruzione delle corsie del Brt hanno reso maggiormente pericolosa la circolazione in bicicletta, sia perché il 70% di quelle corsie sarà riservato ai bus da 18 metri, sia perché la fisionomia delle strade risulta fin da ora modificata a parità di traffico motorizzato.



