Prorogare al 31 dicembre 2030 l’accesso agli incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e le altre configurazioni di autoconsumo diffuso oppure mantenerlo fino al precedente raggiungimento di 5 GW di potenza incentivata. È la richiesta rivolta al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, da Assoesco, CNA, Coordinamento CERS Roma e Lazio, Confartigianato, Confcooperative, Coordinamento FREE, Elettricità Futura, Federesco, ITALIA SOLARE e Legacoop.
Nella lettera congiunta, le dieci associazioni chiedono anche che la decisione sulla proroga sia assunta entro la fine del 2026, insieme a interventi di semplificazione e a un sistema pubblico di monitoraggio della potenza incentivata.
Incentivi CER, cosa prevede la disciplina vigente
Il DM 414/2023 – ricordano le associazioni- prevede una tariffa incentivante sull’energia condivisa dagli impianti inseriti nelle CER, nei gruppi di autoconsumatori e nelle configurazioni di autoconsumo a distanza. La tariffa, riconosciuta per 20 anni, può attualmente essere richiesta fino al trentesimo giorno successivo al raggiungimento del contingente di 5 GW e, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2027.
La proposta delle associazioni riguarda quindi il termine per accedere al meccanismo, non la durata dell’incentivo già riconosciuto. Il meccanismo è distinto dal contributo PNRR in conto capitale fino al 40%, destinato agli impianti inseriti nelle CER e nei gruppi di autoconsumatori nei Comuni con meno di 50mila abitanti. Lo sportello per queste risorse si è chiuso il 30 novembre 2025.
Le configurazioni in esercizio raggiungono 523,6 MW
Secondo i dati GSE richiamati nella lettera, al 31 agosto 2026 risultano in esercizio 6.161 configurazioni, alle quali sono associati circa 62mila punti di prelievo, con impianti per una potenza complessiva di 523,6 MW.
La potenza corrisponde a poco più del 10% del contingente di 5 GW previsto dal Decreto CER. Il confronto con i 174,5 MW registrati alla fine del 2025 mostra una forte accelerazione, ma anche la distanza che resta da colmare.
Per le associazioni, questi numeri dimostrano che l’interesse di cittadini, imprese ed enti locali non manca. A rallentare lo sviluppo sono piuttosto la complessità delle procedure, i tempi di lavorazione delle pratiche, l’evoluzione delle modalità operative e le difficoltà incontrate per aggiungere nuovi impianti o partecipanti alle configurazioni esistenti.
La proroga deve essere decisa entro il 2026
Secondo le associazioni, la scadenza del 31 dicembre 2027 è troppo vicina rispetto ai tempi necessari per progettare gli impianti, ottenere le autorizzazioni, realizzare le opere, connetterle alla rete e rendere effettivamente operative le configurazioni.
Per questo i firmatari chiedono che la prosecuzione del meccanismo sia definita entro la fine del 2026, dando certezza agli investimenti già programmati e ai soggetti che stanno valutando la costituzione di nuove CER.
La lettera propone inoltre un monitoraggio pubblico, trasparente e costantemente aggiornato del contingente incentivato, in modo che operatori, cittadini e imprese possano conoscere quanta parte dei 5 GW sia stata effettivamente impegnata.
Più risorse PNRR, ma i progetti devono diventare operativi
Le associazioni valutano positivamente l’assegnazione di ulteriori 246 milioni di euro alla Facility CACER, che ha portato la dotazione complessiva da 795,5 milioni a 1.041,5 milioni di euro.
Il GSE ha già concesso circa 1,014 miliardi a 38.390 domande, relative a impianti per complessivi 2.300,7 MW. Si tratta però di progetti ammessi al finanziamento, non necessariamente già entrati in esercizio.
La realizzazione e la connessione dell’impianto costituiscono infatti solo una parte del percorso. Per attivare la condivisione dell’energia è necessario completare la configurazione e individuare i consumatori con cui condividere la produzione.
Regole più semplici per coinvolgere cittadini e PMI
Oltre a chiedere la proroga, le associazioni sollecitano una semplificazione della costituzione e della gestione delle configurazioni, con particolare attenzione alla partecipazione delle piccole e medie imprese.
Le criticità – sottolineano – sono state evidenziate anche dalla Corte dei conti europea nella Relazione speciale 10/2026. Per l’Italia, la Corte ha rilevato che le informazioni disponibili, pur essendo complete e strutturate, richiedono spesso un’interpretazione professionale e possono risultare difficili da utilizzare senza l’assistenza di esperti.
Una maggiore presenza delle PMI potrebbe invece accelerare la diffusione della generazione distribuita, ampliare la platea dei consumatori e rendere più semplice l’equilibrio tra energia prodotta e consumata all’interno delle configurazioni.
Il passaggio alle nuove regole sulla condivisione dell’energia
Secondo i firmatari, la proroga permetterebbe infine di accompagnare in modo più ordinato il passaggio alla più ampia disciplina della condivisione dell’energia introdotta dal Dlgs 3/2026.
ARERA ha già avviato il procedimento per attuare le nuove disposizioni, che riguardano gli accordi di condivisione dell’energia e le configurazioni di autoconsumo diffuso, comprese le comunità energetiche.
“Le Comunità Energetiche Rinnovabili hanno bisogno di tempo, regole più semplici e soprattutto di un quadro stabile”, sostengono le associazioni, che hanno chiesto al Ministro un incontro per approfondire le proposte e individuare gli interventi normativi necessari.



