Decarbonizzazione, in Italia ogni euro investito può generarne tre

Il risparmio energetico potrebbe produrre 84,2 miliardi di euro di benefici annui in Italia entro il 2030 e sostenere 676 mila posti di lavoro nello stesso anno. Secondo il report europeo del progetto Plan4Climate, gli interventi potrebbero inoltre ridurre la povertà energetica, alleggerire le bollette e prevenire migliaia di morti premature

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Investire nel risparmio energetico conviene anche dal punto di vista economico. È quanto emerge dal rapporto “Europe’s climate dividend: Economic benefits, jobs, health and lower energy costs”, promosso dal consorzio del progetto LIFE Plan4Climate e da CAN Europe, di cui fa parte WWF Italia, e realizzato da Climact. Lo studio analizza i benefici delle misure di efficienza energetica nel quadro della decarbonizzazione europea al 2040.

A livello europeo, queste misure potrebbero generare oltre 826 miliardi di euro di benefici monetizzati all’anno entro il 2030, con una cifra che arriverebbe a quasi 2.000 miliardi nel 2050, pari a circa il 13% del PIL dell’UE a 27. Il report stima inoltre 8,5 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno nel 2030, quasi 34.000 morti premature evitate ogni anno, 8.000 ricoveri in meno e 3,3 milioni di giornate di malattia risparmiate. I costi energetici evitati potrebbero raggiungere i 713 euro pro capite.

L’analisi arriva mentre l’Unione europea ha adottato, nel marzo 2026, l’obiettivo vincolante di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040. Nel dibattito sulla sostenibilità economica della transizione, il report evidenzia anche i rischi legati alla dipendenza dai combustibili fossili importati e alla volatilità dei prezzi dell’energia. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi sono costati all’UE circa 822 miliardi di euro e hanno causato oltre 441.000 decessi.

Italia, 84,2 miliardi di benefici all’anno entro il 2030

Per l’Italia, i benefici economici monetizzati delle misure di risparmio energetico sono stimati in 84,2 miliardi di euro all’anno nel 2030, equivalenti al 4,6% del PIL del 2021. Nel 2050 la cifra potrebbe salire a 227,8 miliardi, pari al 12,4% del PIL.

Secondo il report, a fronte di un investimento medio di 47,7 miliardi di euro all’anno tra il 2026 e il 2050, il ritorno medio supererebbe i 143 miliardi annui. In altri termini, per ogni euro investito potrebbero tornare circa tre euro. Dei benefici stimati, 64,9 miliardi sono riconducibili al costo dei danni provocati dalle emissioni di CO2 e dai cambiamenti climatici, mentre la parte restante riguarda direttamente l’economia italiana, soprattutto grazie alla riduzione della spesa energetica.

Il rapporto evidenzia che lo sforzo economico maggiore si concentrerebbe nella prima fase della transizione. Gli investimenti cumulati sarebbero già compensati nel 2032, quando a fronte di 383 miliardi investiti i co-benefici raggiungerebbero 428 miliardi. Nel 2042 i benefici cumulati arriverebbero a 1.743 miliardi, contro 870 miliardi di investimenti. Nel 2050 salirebbero a 3.588 miliardi, a fronte di 1.192 miliardi investiti. Considerando un orizzonte di dieci anni, 592,8 miliardi di investimenti produrrebbero benefici stimati in 924,8 miliardi.

Bollette più leggere e crescita economica

La riduzione dei costi energetici rappresenta la componente principale dei benefici per l’Italia. Il risparmio complessivo è stimato in 31,3 miliardi di euro nel 2030, 77,7 miliardi nel 2040 e 105,7 miliardi nel 2050.

Su base individuale, il risparmio potrebbe raggiungere 533 euro all’anno nel 2030, 1.347 euro nel 2040 e 1.895 euro nel 2050. Già nel 2030 il contributo maggiore deriverebbe dalla riduzione dei consumi di petrolio, con 523 euro pro capite, seguita dal gas, con 114 euro. Considerando la media del periodo 2026-2050 e una famiglia composta da 2,2 persone, in linea con il dato ISTAT riportato nello studio, il risparmio arriverebbe a circa 2.464 euro all’anno per famiglia.

Gli investimenti nel risparmio energetico potrebbero inoltre contribuire ad aumentare il PIL italiano di circa il 2% già nel 2030, in un contesto in cui le stime di crescita attuale si collocano tra lo 0,7% e lo 0,9%. Il report sottolinea tuttavia che, in presenza di disuguaglianze crescenti e instabilità economica, la distribuzione dei benefici dipenderà anche dall’adozione di politiche capaci di garantire equità.

Lavoro e contrasto alla povertà energetica

Le misure considerate nello studio potrebbero sostenere 676 mila posti di lavoro nel 2030, espressi in persone-anno, con una media di circa 506 mila occupati all’anno. Il totale cumulato è stimato in 2,7 milioni di persone-anno entro il 2030 e 12,7 milioni entro il 2050.

Oltre la metà dell’occupazione prevista sarebbe legata agli interventi nell’edilizia residenziale e commerciale. In particolare, il settore residenziale potrebbe generare circa 230 mila occupati all’anno e quello commerciale 70 mila. I trasporti contribuirebbero con circa 187 mila posti di lavoro.

Un altro effetto atteso riguarda la povertà energetica. Gli interventi sugli edifici residenziali, a partire dalla realizzazione del cappotto termico, potrebbero consentire a un numero compreso tra 1,47 e 2,34 milioni di persone di uscire da questa condizione entro il 2030.

Le stime di partenza citate dal report indicano circa 5,9 milioni di persone in povertà energetica secondo l’Osservatorio europeo sulla povertà energetica e circa 9,4 milioni secondo il Piano sociale per il clima italiano. In base allo scenario analizzato, i risultati degli interventi supererebbero entrambe le stime entro il 2037.

Qualità dell’aria e salute, migliaia di morti premature evitate

Il risparmio energetico produrrebbe benefici anche per la salute pubblica, grazie al miglioramento della qualità dell’aria esterna e delle condizioni negli ambienti chiusi.

In Italia, lo studio stima che nel 2030 si potrebbero evitare 3.509 morti premature, con una media di 3.717 all’anno nel periodo 2026-2050. Di queste, 2.078 sarebbero associate alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e 1.639 al miglioramento delle condizioni indoor.

Nel complesso, le morti premature evitate sarebbero circa 12.300 entro il 2030, 50 mila entro il 2040 e 93 mila entro il 2050. A questi risultati si aggiungerebbe una riduzione di circa 925 ricoveri all’anno.

Anche le emissioni di inquinanti atmosferici diminuirebbero. Nello scenario esaminato, la riduzione cumulata di ossidi di azoto (NOx), particolato fine PM2,5 e biossido di zolfo (SO₂) raggiungerebbe 553 mila tonnellate entro il 2030 e 1,949 milioni di tonnellate entro il 2040, con una riduzione media di 117,8 mila tonnellate all’anno. Per confronto, secondo i dati ISPRA citati nel rapporto, nel 2024 le emissioni italiane complessive dei tre inquinanti sono state pari a 728 mila tonnellate.

Una stima parziale dei benefici della transizione

Il report precisa che le cifre non rappresentano tutti i vantaggi della decarbonizzazione, ma soltanto quelli associati alle misure di risparmio energetico. In Italia, gli interventi considerati corrispondono al 57% della riduzione delle emissioni prevista entro il 2040 e al 65% entro il 2050. A livello europeo, le percentuali sono rispettivamente del 60% e del 64%.

Restano quindi esclusi dal calcolo gli altri effetti della transizione, mentre alcuni benefici legati all’occupazione, alla riduzione della disoccupazione e al contrasto della povertà energetica sono monetizzati solo in parte. Secondo gli autori, una valutazione dell’intero percorso di decarbonizzazione porterebbe dunque a risultati economici complessivi superiori.

I dati nazionali possono essere consultati attraverso il Co-Benefits Explorer, uno strumento interattivo che permette di esplorare gli indicatori, selezionare gli scenari ed esportare risultati e grafici. La piattaforma collega gli scenari del Pathways Explorer, basati sullo scenario PAC 2.0 di CAN Europe, con il MICAT Tool.

Il costo dell’attesa tra crisi energetica e cambiamenti climatici

Il rapporto richiama infine il peso economico della dipendenza dai combustibili fossili, in un contesto segnato dalle tensioni nel Golfo e dalla volatilità dei prezzi del petrolio. Secondo WWF Italia, l’esposizione alle oscillazioni dei mercati energetici continua a rappresentare un rischio per famiglie e imprese, mentre i danni provocati dagli eventi climatici estremi aumentano.

L’Agenzia europea dell’ambiente stima che gli eventi meteorologici e climatici estremi abbiano causato oltre 208 miliardi di euro di perdite negli ultimi quattro anni. A fronte delle bollette elevate e dei danni climatici, il report sostiene che accelerare gli interventi di efficienza energetica potrebbe ridurre i costi e rafforzare l’economia.

WWF Italia chiede al Governo un piano chiaro di investimenti pubblici al 2030 e al 2040, con obiettivi climatici e sociali più ambiziosi, a partire dall’attuazione dell’attuale Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) e dalla sua revisione in vista del 2040. Tra le proposte figurano inoltre la destinazione del 100% dei proventi dei sistemi ETS1 ed ETS2 alle politiche climatiche e l’utilizzo del Fondo sociale per il clima per interventi strutturali contro la povertà energetica.

Il messaggio dello studio è che il risparmio energetico può generare benefici economici, occupazionali e sanitari già nel medio periodo. Perché questi vantaggi si traducano in miglioramenti concreti per tutta la popolazione, conclude WWF Italia, saranno però necessarie politiche pubbliche coerenti e capaci di distribuire i benefici della transizione in modo equo.

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