Sima al Governo sul Dl Bollette “Da rifiuti nei cementifici gravi pericoli per la salute umana”

Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, la deroga ai limiti quantitativi di rifiuti che è possibile bruciare nei cementifici prevista nel dl Energia va rivista a causa del forte impatto su emissioni di Co2, ossidi di azoto e polveri sottili

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Foto di F. Muhammad da Pixabay

Secondo il Sima, la Società Italiana di Medicina Ambientale, la norma del decreto Energia che deroga ai limiti quantitativi di rifiuti che è possibile bruciare nei cementifici rappresenta un grave pericolo per la salute umana. La richiesta a Governo e Parlamento è di fare marcia indietro su una misura che mette a rischio l’ambiente e i cittadini.

“La combustione di rifiuti o assimilati all’interno dei cementifici fa passare questi impianti in maniera automatica da una classificazione come industrie insalubri di seconda classe ad un livello di industrie insalubri di prima classe al pari degli inceneritori, secondo il vigente Testo Unico delle Leggi sanitarie – afferma il Presidente SIMA, Alessandro Miani – È un passaggio che si commenta da solo. I cementifici sono pressoché gli unici altri impianti – oltre a quelli chimici, alle centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili ed alle acciaierie – presenti nell’elenco delle 620 industrie fonte di maggiore impatto ambientale e sanitario in Europa, costantemente aggiornato con stime sulla mortalità evitabile dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sulla base degli inventari delle emissioni di CO2, ossidi di azoto, PM 2.5 e PM10 (questi ultimi fonte di danno polmonare e vascolare ma classificati anche come cancerogeni certi per l’uomo)”.

“Purtroppo, anche se i cementifici sono soggetti ai controlli ufficiali previsti dalle Autorizzazioni Integrate Ambientali, le Agenzie regionali per la protezione ambientale (sempre sottorganico) in genere non riescono che ad effettuare solo sporadiche rilevazioni, affidandosi di fatto ai sistemi di autocontrollo delle stesse aziende. Quel che continua a mancare, soprattutto a livello locale e regionale, è una lettura sanitaria dei dati ambientali – le cui soglie di riferimento non corrispondono a limiti di sicurezza sanitari – che può facilmente realizzarsi da parte delle competenti autorità analizzando i flussi di dati di accesso alle strutture sanitarie a fronte delle concentrazioni di polveri sottili ed altri inquinanti rilevate dalle centraline”.