La stima dei rifiuti elettronici prodotti dal boom globale dell’intelligenza artificiale potrebbe essere ampiamente sottostimata. A dirlo è il Basel Action Network (BAN), che ha pubblicato la prima parte di un’analisi in quattro parti sull’enorme impatto ambientale delle apparecchiature elettroniche destinate a diventare rifiuti elettronici, man mano che le infrastrutture per l’IA si espandono in modo massiccio e diventano rapidamente obsolete.
Intitolata “How Big is the AI Waste Wave?” (Quanto è grande l’ondata di rifiuti da IA?), la ricerca stima che entro il 2030 potrebbero essere dismesse ogni anno tra gli 8,6 e i 13,1 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche legate all’intelligenza artificiale: una cifra pari a circa 40-60 volte la proiezione accademica più citata finora. Il volume riempirebbe circa 15-23 milioni di container da 40 piedi: una quantità sufficiente a circondare la Terra circa sei volte, se questi rifiuti venissero disposti in fila.
La differenza risiede principalmente nell’ambito dell’analisi: mentre i precedenti studi quantitativi si sono concentrati su server e unità di elaborazione grafica (GPU), il BAN prende in esame l’intera infrastruttura elettronica a supporto dei data center per l’IA e l’ulteriore hardware destinato alla dismissione con l’accelerazione dell’adozione di questa tecnologia.
Il modello del BAN parte dai piani di espansione dichiarati dal settore e calcola la potenziale produzione di rifiuti derivante. Il calcolo include apparecchiature di rete, sistemi di distribuzione dell’energia, sistemi di archiviazione e backup dei dati e infrastrutture di raffreddamento, oltre a server e dispositivi di calcolo: componenti che, per definizione, rientrano quasi tutti nella categoria dei rifiuti elettronici. Il BAN introduce inoltre il concetto di “contagio da rifiuti dell’IA” (AI Waste Contagion): si tratta di apparecchiature elettroniche esterne ai data center che potrebbero essere dismesse prematuramente a causa della diffusione dell’IA in personal computer, telefoni, dispositivi edge e reti di telecomunicazione, rendendo obsolete le apparecchiature tradizionali.
Il BAN segnala inoltre la seria preoccupazione che gran parte dei nuovi rifiuti generati dall’IA possa contenere PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne” (forever chemicals), che le autorità di regolamentazione stanno cercando di vietare rapidamente a causa della loro persistenza e tossicità per l’organismo umano e l’ambiente. Questo aspetto sarà approfondito nella terza parte della serie di documenti.
“L’IA può sembrare qualcosa di immateriale, ma ogni modello dipende da un’enorme quantità di hardware all’avanguardia e altamente specializzato”, ha dichiarato Jim Puckett, fondatore e responsabile della direzione strategica del Basel Action Network. “Finora, il dibattito ambientale sull’IA si è concentrato su elettricità, emissioni di carbonio e consumo idrico, trascurando in gran parte la sorte dell’hardware stesso. Se aziende e governi non inizieranno a pianificare una strategia per gestire questo nuovo tsunami di rifiuti, l’attuale espansione dell’IA rischia di trasformarsi in una crisi di rifiuti tossici ancora più catastrofica di quella che stiamo già vivendo.”

Tra i risultati principali del rapporto figurano:
La realizzazione delle infrastrutture per l’IA comporta costi enormi: gli esperti del settore prevedono una spesa di 7.000 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030, necessaria esclusivamente per avviare la costruzione delle infrastrutture indispensabili a sostenere l’IA. Una cifra pari a 7.000 miliardi di dollari equivale, in sostanza, al costo necessario per debellare la fame nel mondo nei prossimi 75 anni, ma speso nell’arco di soli cinque anni. In alternativa, tale somma potrebbe finanziare un fondo di 10.000 dollari per l’istruzione superiore di ogni bambino nato sulla Terra (700 milioni di bambini) in quel quinquennio.
Gran parte delle infrastrutture dei data center dedicate all’IA non è stata inclusa nelle stime precedenti: server, acceleratori e rack rappresentano, in termini di massa, circa il 13% dell’infrastruttura elettromeccanica di un data center. Il modello elaborato da BAN prende in considerazione anche il restante 87%, che comprende sistemi di rete, distribuzione dell’energia, archiviazione e backup, nonché i sistemi di raffreddamento.
Il volume annuo di apparecchiature dismesse a causa dell’IA potrebbe subire un forte incremento: BAN stima che, entro il 2030, potrebbero essere dismesse ogni anno tra gli 8,6 e i 13,1 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche; una quantità compresa tra le 40 e le 60 volte superiore alla proiezione accademica più citata. Entro il 2050, il volume annuo potrebbe raggiungere una cifra compresa tra i 31 e i 46 milioni di tonnellate.
L’impatto fisico complessivo potrebbe essere enorme: BAN prevede che, nel periodo compreso tra il 2025 e il 2050, potrebbero essere dismesse tra i 395 e i 617 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche legate all’IA. Tale volume riempirebbe circa 15-23 milioni di container da 40 piedi: una quantità sufficiente a circondare la Terra circa sei volte, se disposti in fila.
L’impatto dei rifiuti legati all’IA va oltre i data center: il BAN stima che il fenomeno dei rifiuti da IA potrebbe generare, entro il 2050, un volume annuo di apparecchiature dismesse compreso tra 16,2 e 30,7 milioni di tonnellate. In entrambi gli scenari, questo volume di dismissioni finirebbe per superare i 15,5 milioni di tonnellate annue previsti per i soli data center.
L’IA potrebbe accrescere notevolmente il peso globale dei rifiuti elettronici (e-waste): se sommati alle proiezioni sui rifiuti elettronici convenzionali, i volumi totali generati a livello mondiale potrebbero raggiungere cifre comprese tra 196 e 211 milioni di tonnellate l’anno, superando del 19-28% le stime del BAN basate sui dati ONU e più che triplicando il totale annuo attuale.
Il documento segnala inoltre la riduzione della vita utile delle apparecchiature per l’IA in generale, nonché tre potenziali transizioni di tipo “rip-and-replace” (sostituzione integrale dei sistemi esistenti) che avverranno quando i data center passeranno a sistemi di alimentazione superconduttivi, al raffreddamento a liquido e a nuove tecnologie per le batterie. Tali innovazioni previste potrebbero portare alla dismissione di infrastrutture ancora perfettamente funzionanti con largo anticipo rispetto ai cicli di sostituzione ipotizzati dal modello del BAN.



