Lunedì 9 febbraio la Commissione europea ha adottato nuove misure nell’ambito del regolamento Ecodesign for Sustainable Products (Espr), pubblicato nel 2024 per prevenire la distruzione di indumenti, abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Per le aziende arrivano divieti di distruzione e richieste di divulgazione.
In Europa ogni anno, infatti, viene distrutta ancora prima di essere indossata una cifra tra il 4 e il 9% dei tessili invenduti. Questi rifiuti generano circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Solo in Francia, circa 630 milioni di euro di prodotti invenduti vengono buttati ogni anno. Anche lo shopping online alimenta il problema: in Germania, vengono scartati quasi 20 milioni di articoli restituiti all’anno.
“Il settore tessile sta aprendo la strada alla transizione verso la sostenibilità, ma ci sono ancora sfide – commenta Jessika Roswall, commissaria europea per l’Ambiente, la Resilienza idrica e un’Economia circolare e competitiva -. I numeri sui rifiuti mostrano la necessità di agire. Con queste nuove misure, il settore tessile avrà il potere di muoversi verso pratiche sostenibili e circolari, dandoci modo di aumentare la nostra competitività e ridurre le nostre dipendenze“.
Le nuove regole dell’Espr
Le norme introdotte nell’Ecodesign for Sustainable Products aiuteranno quindi a ridurre rifiuti e danni ambientali e a creare condizioni di parità per le aziende che abbracciano modelli economici sostenibili.
L’Espr introduce innanzitutto un divieto di distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. La legge delegata di ogni Paese membro delineerà le circostanze specifiche e giustificate in cui la distruzione sarà consentita, ad esempio per motivi di sicurezza o per danni al prodotto: le autorità nazionali supervisioneranno la conformità. Questo divieto verrà applicato alle grandi aziende dal 19 luglio 2026. Le aziende di medie dimensioni dovranno seguire nel 2030.
Il regolamento richiede anche alle aziende di divulgare informazioni sui prodotti di consumo invenduti che smaltiscono come rifiuti: la legge di attuazione introduce un formato standardizzato per le imprese per divulgare i volumi di beni che si applicherà da febbraio 2027, dando alle aziende tempo sufficiente per adattarsi. Le medie imprese hanno invece tempo fino al 2030.
Invece di scartare le scorte, le aziende sono così incoraggiate a gestire le loro azioni in modo più efficace ed esplorare alternative come la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.











