Il “Festival dello spreco”: l’impatto ambientale dei grandi eventi

Oltre i fiori e le canzoni, la città ligure affronta ogni anno uno stress test ecologico tra logistica insostenibile, boom di rifiuti e l’ombra dello spreco alimentare

Il "Festival dello spreco": l'impatto ambientale dei grandi eventi

Il “fenomeno Sanremo” rappresenta un caso di studio urbanistico quasi unico in Italia. Per una settimana all’anno, la città dei fiori subisce una metamorfosi demografica che ne altera profondamente l’equilibrio: dai circa 50.000 residenti stabili, si passa a oltre 200.000 presenze giornaliere. Questa “esplosione” demografica temporanea mette a nudo la fragilità di un sistema di mobilità non dimensionato per carichi simili. Le strade cittadine, strette tra mare e collina, collassano sotto il peso di van di produzione, auto blu, mezzi pesanti della logistica e migliaia di veicoli privati.

L’impatto ambientale è immediato: le emissioni di CO2 si concentrano in un’area ristretta, creando una cappa di smog che contrasta con l’immagine solare della riviera. A questo si aggiunge un consumo energetico mastodontico: non solo per l’Ariston, ma per i numerosi palchi collaterali e i truck delle emittenti che costellano la città, spesso alimentati da generatori ad alto impatto. In questo contesto di emergenza festiva, la mobilità sostenibile diventa un miraggio, sacrificata sull’altare della velocità e della logistica televisiva, sollevando dubbi sulla resilienza urbana di fronte a grandi eventi di questa portata.

Tra palchi dorati e rifiuti reali: la gestione del post-serata

Se sul palco dell’Ariston tutto appare impeccabile, il dietro le quinte rivela una realtà ben più complessa legata all’economia lineare. La kermesse genera ogni anno tonnellate di rifiuti: dagli imballaggi dei servizi di catering alle plastiche monouso per gadget e comunicazioni, fino ai materiali scenografici spesso difficili da avviare a recupero.

Mentre l’attenzione del pubblico e dei media è catalizzata dai pronostici e dall’andamento delle scommesse Sanremo, esiste una variabile molto meno ludica e decisamente più prevedibile: l’aumento esponenziale della produzione di rifiuti pro capite durante la kermesse. Se per i bookmaker l’incertezza regna sovrana fino all’ultima nota, per gli operatori ecologici locali la sfida è una sola: evitare che la città venga sommersa da plastica e indifferenziata, cercando di spingere la raccolta differenziata oltre la soglia critica del periodo. 

Un punto cruciale è lo spreco alimentare: l’enorme quantità di buffet nelle aree hospitality e negli hotel di lusso rischia di trasformarsi in un enorme spreco di risorse. In un’ottica di economia circolare, diventa fondamentale implementare protocolli di recupero dell’invenduto per ridistribuirlo a fini solidali, trasformando il potenziale rifiuto in una risorsa per il territorio ligure, da sempre sensibile alle tematiche del recupero organico.

Verso un “Green Label”: può il Festival diventare circolare?

È possibile immaginare un Sanremo a impatto zero? Negli ultimi anni sono stati fatti timidi passi avanti, ma la strada verso un vero “Green Label” è ancora lunga. Alcune iniziative hanno riguardato la piantumazione di alberi per compensare le emissioni e l’uso di materiali parzialmente riciclati per le scenografie. Tuttavia, per parlare di reale sostenibilità, serve un cambio di paradigma strutturale.

Il Festival dovrebbe diventare un laboratorio permanente di ecologia urbana. Una soluzione concreta sarebbe l’istituzione di una “Zona a Emissioni Zero” obbligatoria per tutti i mezzi legati alla produzione, imponendo l’uso esclusivo di navette elettriche e Cargo-Bike per la logistica dell’ultimo miglio. Inoltre, l’introduzione di criteri ambientali minimi (CAM) per tutti i fornitori e gli sponsor potrebbe garantire che ogni oggetto introdotto in città abbia un ciclo di vita circolare garantito.

In conclusione, Sanremo non dovrebbe limitarsi a essere la vetrina della canzone italiana, ma potrebbe e dovrebbe diventare un modello replicabile di come una città può ospitare un evento globale senza compromettere il proprio ecosistema. Solo così la kermesse potrà dirsi realmente moderna, sintonizzandosi non solo sulle frequenze radiofoniche, ma anche su quelle, ben più urgenti, della crisi climatica.

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