“Al di là del provvedimento su Bologna – commenta Massimo Gaspardo Moro di Fiab Onlus – siamo sempre stati sostenitori convinti della moderazione del traffico e della Città 30: nel 2023 abbiamo lavorato per una proposta di legge per inserire nel Codice della strada il dispositivo della Città 30, poi non è andata avanti ma fa capire l’importanza che diamo a questo strumento. Si tratta di una misura complessiva e risolutoria”.
“La misura – continua Moro – non si applica a tutte le strade, ma solo a quelle residenziali o dove troviamo situazioni delicate, come scuole, ospedali o fabbriche. In Italia non abbiamo ancora una lunga storia di Città 30 perché la prima è stata Olbia nel 2021, seguita poi da Lodi nel 2023 e Bologna nel 2024 (prima grande città). Le critiche che si fanno a questo provvedimento non corrispondono alla realtà: nelle città europee dove è stata attuata da più tempo (a Graz in Austria dal 1992, a Grenoble in Francia dal 2016), oltre all’aumento della sicurezza, il traffico risulta più fluido e i tempi di percorrenza non si allungano di così tanto, stiamo parlando di qualche decina di secondi o al massimo di qualche minuto. Poi, non è vero che andando più piano aumenta l’inquinamento: sono le continue variazioni di velocità a generare un aumento di emissioni, mentre quando la velocità rimane costante la guida è più fluida e si inquina di meno”.
“Sicuramente – conclude Moro – la pronuncia del Tar dell’Emilia-Romagna avrà degli effetti. Ad esempio, indurrà gli amministratori delle città a pensare attentamente agli atti da produrre per attuare la Città 30. Perché il Tar non ha detto che la Città 30 è illegittima, ma che gli atti devono essere pensati strada per strada. Ciò significa che ci sarà del lavoro in più, ma che, con ordinanze più dettagliate e specifiche, è possibile attuare questa misura. Cambiamo un po’ approccio ma non ci fermiamo“.











