Gas e nucleare nella tassonomia verde, Greenpeace intraprende un’azione legale

Otto uffici europei dell’associazione in Germania, Francia, Spagna, Italia, Belgio, Lussemburgo, Europa Centrale e Orientale e la Greenpeace European Unit hanno inviato una richiesta formale per una revisione interna alla Commissione per eliminare gas e nucleare dall’elenco delle fonti di energia sostenibili. In caso contrario, Greenpeace porterà la questione alla Corte di Giustizia UE

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Foto di Enrique da Pixabay

Arriva un’azione legale di Greenpeace contro l’introduzione di gas e nucleare tra gli investimenti sostenibili nella cosiddetta “Tassonomia verde”. A muoversi sono otto uffici europei dell’associazione nazionale, in particolare in Germania, Francia, Spagna, Italia, Belgio, Lussemburgo, Europa Centrale e Orientale e la Greenpeace European Unit Unit chehanno inviato una richiesta formale per una revisione interna (RIR: Request of Internal Review) alla Commissione. Secondo gli uffici di Greenpeace, l’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia viola il regolamento sulla tassonomia (Reg. EU 2020/852), la Legge Europea sul Clima (Reg. EU 2021/1119) e gli obblighi dell’UE definiti dall’Accordo di Parigi del 2015.

Lo scorso gennaio la Commissione Europea, infatti, aveva deciso di aggiungere queste tecnologie pericolose e inquinanti alla Tassonomia, ma a luglio il Parlamento Europeo non è riuscito ad adottare una obiezione formale a questa decisione, nonostante la diffusa opposizione dei cittadini europei, degli scienziati del clima, delle istituzioni finanziarie e delle organizzazioni ambientaliste.

La Commissione ha tempo fino a febbraio per leggere le motivazioni di Greenpeace e replicare. La Commissione può concordare con le motivazioni di Greenpeace e ritirare gli atti delegati complementari che hanno aggiunto gas e nucleare alla Tassonomia. In caso contrario, Greenpeace porterà la questione all’attenzione della Corte di Giustizia UE.

«Questo marchio verde fasullo è incompatibile con le norme EU sul clima e sull’ambiente. Il gas fossile è una delle cause principali della crisi climatica ed economica, mentre per il nucleare non c’è ancora nessuna soluzione al problema delle scorie e il rischio di incidenti è troppo elevato per poter essere ignorato», dichiara Ariadna Rodrigo, Sustainable Finance campaigner per la Greenpeace European Unit. «Quest’inverno dovremo affrontare una crisi energetica e bollette salate. È vergognoso che chi ha causato questa crisi energetica ne approfitti mentre le persone soffrono. La Commissione Europea si è schierata etichettando come “verdi” gas e nucleare. Fin dall’inizio, il greenwashing del gas fossile e del nucleare in Tassonomia aveva una motivazione politica, ma questo non aiuterà la Commissione Europea in tribunale».

Chiamare il gas fossile “sostenibile” nega ogni fondamento della scienza del clima. Al momento, il gas fossile è la maggior fonte di emissioni nella generazione elettrica in Europa, mentre l’International Energy Agency (IEA) ha avvisato che nuovi impianti a gas impediranno di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’energia nucleare genera scorie radioattive pericolose e usa notevoli quantità di acqua dolce per raffreddare gli impianti, con impatti ambientali considerevoli. Inoltre, i tempi lunghi per realizzare le centrali nucleari in Occidente (10-15 anni) e i costi crescenti escludono ogni loro utilità nella risposta alla crisi climatica, che richiede interventi urgenti.

Una transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, come quella proposta da Greenpeace Italia nel suo scenario per la decarbonizzazione del nostro Paese, è l’unica soluzione alla crisi climatica ed energetica e la tassonomia deve far confluire quante più risorse possibile in questa direzione.