Durante la 12esima plenaria dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes) è stato approvato il rapporto metodologico globale “Business and Biodiversity”. Il documento adottato in occasione dell’evento, svoltosi a Manchester dal 3 all’8 febbraio scorsi, ha come obiettivo valutare l’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e il contributo della natura alle persone: hanno partecipato alla sessione anche funzionari del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) e dell’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra).
Il rapporto vuole offrire una base scientifica e politica per affrontare rischi e interdipendenze legati alla biodiversità, in coerenza con la Visione al 2050, con i target della Convenzione sulla Diversità Biologica e con l’Agenda 2030. Inoltre, definisce criteri, strumenti e azioni concrete utili a promuovere modelli economici compatibili con la natura e a supportare transizioni “nature-positive”.
L’Ipbes è la piattaforma intergovernativa che riunisce circa 150 governi con il mandato di offrire valutazioni scientifiche indipendenti sullo stato della biodiversità e dei servizi ecosistemici, producendo valutazioni scientifiche per supportare politiche pubbliche e strategie aziendali. Rivolto a un pubblico ampio – dal settore privato ai governi, dal mondo finanziario alle comunità locali – il documento è il risultato del lavoro congiunto di esperti internazionali provenienti dal mondo accademico, della ricerca e dal settore privato.
Il contesto: i rapporti attuali tra imprese e biodiversità
Il modello offre un linguaggio comune e una serie di strumenti pratici per collegare politiche pubbliche, criteri finanziari e scelte aziendali a risultati verificabili su biodiversità, lungo quattro livelli decisionali: operazioni, catena del valore, governance aziendale e portafogli finanziari. Il documento chiarisce anche l’urgenza economica: dal 1820 al 2022 l’economia globale è passata da circa mille miliardi di dollari a oltre 130mila miliardi, ma senza integrare i valori della natura nei sistemi economici e finanziari.
Questo ha portato a una perdita di biodiversità e al calo delle funzioni ecosistemiche, con 14 categorie su 18 di contributi della natura alle persone in diminuzione. È netta la distanza tra obiettivi e pratica: meno dell’1% delle aziende che pubblicano report cita i propri impatti sulla biodiversità. Dentro questo quadro, il “Business and Biodiversity assessment” punta a rendere confrontabili rischi e opportunità e a ridurre il greenwashing, chiedendo strategie credibili e risultati verificabili.











