Nel 2025 in Italia è piovuto di più ma serve una gestione lungimirante della risorsa idrica

A dirlo è l'Anbi, l'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, secondo cui è "necessario avviare il Piano Nazionale Invasi Multifunzionali per trattenere le acque di pioggia e poi trasportarle laddove necessita, come da noi ripetutamente  segnalato non è la risorsa a mancare, ma una sua lungimirante gestione"

Una persona si ripara con l'ombrello sotto la pioggia in piazza Colonna a Roma, 15 dicembre 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

Nonostante ampie zone abbiano subito una forte siccità non ancora completamente risolta e generalmente scarsi siano stati i manti nevosi, secondo Copernicus nel 2025 in Italia c’è stato un +6,4% di precipitazioni.

“E’ un dato che non ci sorprende – dichiara Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – e conferma la necessità di avviare il Piano Nazionale Invasi Multifunzionali per trattenere le acque di pioggia e poi trasportarle laddove necessita, come da noi ripetutamente  segnalato non è la risorsa a mancare, ma una sua lungimirante gestione”.

La prima settimana del 2026 ha poi regalato uno sprazzo di vero inverno con abbondanti piogge sulle pianure dell’Italia Centro-Meridionale e neve lungo la dorsale appenninica: a Campo Imperatore, in Abruzzo, sono presenti al suolo cm. 114 di neve (nello stesso periodo dell’anno scorso c’erano appena cm. 27!); sul marchigiano Monte Acuto, cm. 54; a Gualdo Tadino in Umbria, cm. 20; nel Lazio si superano i 50 centimetri di neve nel Reatino ed i 30 centimetri sui monti Ernici, nel Frusinate (fonte: MeteoMont).

“Nell’Italia Meridionale ancora alle prese con la carenza idrica, la neve ha la valenza di un vero e proprio tesoro, soprattutto qualora il manto nevoso si consolidasse, andando a costituire una riserva idrica, utile a rimpinguare i bacini artificiali, quando le piogge riprenderanno a scarseggiare – precisa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Purtroppo è però previsto un innalzamento delle temperature, che fonderà velocemente la coltre bianca”.

In Puglia il promontorio del Gargano si è imbiancato con 30 centimetri di neve (San Marco in Lamis), mentre solo un sottile velo bianco ha colorato le cime più alte dei monti Dauni; sull’Appennino Lucano, il manto nevoso ha raggiunto cm. 25, mentre sui rilievi della Sila si sono posati oltre 10 centimetri di neve (monte Scuro).

Proprio la neve era stata la grande assente della stagione autunno-vernina 2025 con deficit che, ovunque lungo la Penisola (unica eccezione, ma di poco, il bacino del Po) aveva superato il 50% nell’indice SWE (Snow Water Equivalent), segnando record nei bacini meridionali dei fiumi Simeto in Sicilia (-77%), Crati in Calabria (-67%), Sangro (-59%) e Tevere (-58%). Sulle Alpi Orientali l’ammanco nivale nel bacino dell’Adige era del 53%, mentre quello del Brenta raggiungeva il 52% (fonte: Cima Foundation). 

Le precipitazioni dei giorni scorsi, sia quelle nivali che quelle pluviali, hanno provvisoriamente riequilibrato il bilancio idrico negativo del Centro-Sud, ridando vigore a corpi idrici, sofferenti a causa del clima invernale particolarmente mite e delle anomalie termiche positive, registrate anche a Dicembre.

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