Legambiente, eventi meteo estremi non sono maltempo

Legambiente commenta la decisione del governo di decretare lo stato di emergenza per i territori del Sud Italia colpiti dal ciclone Harry: "L’Italia continua a rincorrere le emergenze invece che prevenirle. Basta ritardi: serve una strategia nazionale di prevenzione". Solo nel 2025 sono stati 376 gli eventi meteo estremi: un aumento del 5,9% rispetto al 2024

eventi meteo estremi

“Ancora una volta l’Italia rincorre le emergenze invece di prevenirle con azioni di mitigazione e adattamento – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Mentre il governo decreta lo stato di emergenza per la Sicilia e i territori del Sud Italia colpiti dal ciclone Harry resta il grande silenzio su come affrontare la crisi climatica in atto. Da tre anni il Paese attende l’attuazione del Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), un piano rimasto solo sulla carta, dato che le risorse economiche necessarie per attuarlo non sono mai state stanziate. Neanche nell’ultima legge di bilancio è stato inserito un riferimento al Pnacc. Mentre dall’altro lato il governo va spedito sul Ponte sullo Stretto di Messina, i territori sono sempre più schiacciati dalla crisi climatica che avanza con un’Italia che di anno in anno si trova a fronteggiare eventi meteo estremi in aumento e fenomeni come gli uragani mediterranei che prima non conosceva”.

Per quanto riguarda la mancata attuazione del Pnacc, Legambiente ricorda che ad oggi pesa l’assenza del “Forum permanente per la promozione dell’informazione, della formazione e della capacità decisionale dei cittadini e dei portatori di interesse”, che funge da organo consultivo. Il Forum sarebbe cruciale per gli aspetti di concertazione e dovrebbe affiancare l’Osservatorio nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti climatici, istituito nelle scorse settimane con quasi due anni di ritardo.

“Chiediamo pertanto all’esecutivo un intervento immediato – continua Ciafani -: oltre ad aiutare i territori colpiti dal ciclone Harry, c’è bisogno di mettere in campo una strategia nazionale per la prevenzione. Tra le azioni prioritarie da cui partire c’è l’attuazione del Pnacc, prendendo le risorse necessarie per attuarlo da quelle destinate al Ponte sullo Stretto. È poi necessaria l’approvazione della legge contro il consumo di suolo, il cui iter legislativo iniziato nel 2012 è fermo in Parlamento. Ma anche riaprire i fossi e i fiumi tombati nel passato o recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (Suds) che sostituiscano l’asfalto e il cemento”.

I dati del 2025 secondo l’Osservatorio Città Clima sugli eventi meteo estremi

Intanto in Italia nel 2025, stando ai dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono stati registrati 376 eventi meteo estremi: un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente. Tra le regioni più colpite c’è proprio la Sicilia con 45 casi. Segue al secondo posto la Lombardia (50 eventi). Di questo passo, secondo un recente studio dell’Università di Mannheim, i danni subiti dal Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni aumenteranno di anno in anno: se nel 2025 sono stati pari a 11,9 miliardi di euro, secondo le proiezioni saliranno a 34,2 nel 2029.

Secondo i dati Ispra, dal 1999 al 2024 sono stati 20,5 i miliardi di euro spesi per quasi 26mila interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico. Soldi destinati alla prevenzione che hanno visto portare a termine il 35% dei lavori previsti, ossia 9.200 su 25.900 per un importo di spesa di circa 5,6 miliardi. Al momento, però, i risultati registrati sono al di sotto delle aspettative, visto che il rischio idrogeologico nel nostro Paese è aumentato nel corso degli ultimi decenni arrivando a interessare il 94% dei comuni italiani, quando nel 2015 era l’88% e nel 2018 era il 91%.

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