‘L’Italia è già in emergenza climatica’: parla Roberto Mezzalama

La crisi climatica riguarda anche il nostro Paese, e rappresentare il tema come lontano nel tempo e nello spazio rischia di allontanare da noi l’urgenza di agire. Da questa intuizione nasce “Il clima che cambia l’Italia”, libro di Roberto Mezzalama edito da Einaudi e presentato da Eco dalle Città - articolo di Lorenzo Tecleme

Quando si parla di riscaldamento globale è facile che la mente corra a scenari lontani: ghiacciai che si sciolgono al Polo Nord, perdite di petrolio al largo del Messico, il deserto che si espande nel Sahel.

Ma la crisi climatica riguarda anche il nostro Paese, e rappresentare il tema come lontano nel tempo e nello spazio rischia di allontanare da noi l’urgenza di agire. Da questa intuizione nasce Il clima che cambia l’Italia, libro di Roberto Mezzalama edito da Einaudi.

Il libro

Il format è quello del viaggio. “Un tour che doveva toccare tutta la penisola ma, causa covid, si è concentrato sul centro-nord” ci dice l’autore. L’obiettivo è quello di raccontare come il riscaldamento globale stia già cambiando – anche in modo drammatico – l’economia, lo stile di vita, il paesaggio del nostro Paese.

Qualche esempio rende l’idea meglio di qualunque preambolo. “Negli ultimi sette-otto anni, ma in particolare negli ultimi due o tre, è sempre piú difficile fare il nostro lavoro. L’estate scorsa ad esempio abbiamo dovuto prendere la decisione di non vendere piú la salita alla Tour Ronde per la via normale, che è una classica che tutti hanno fatto come prima o seconda esperienza. Non l’abbiamo piú venduta perché era troppo pericolosa per caduta di sassi”. A parlare, intervistato da Mezzalama nel libro, è Alex Campedelli, una guida alpina che lavora nella zona del Monte Bianco. Il fenomeno a cui si riferisce è quello delle frane in alta montagna dovute allo scioglimento dei ghiacci.

Ma non solo in quota il riscaldamento globale sta cambiando la vita delle comunità. Nella regione del Prosecco, quell’ampia area di vitigni famosi in tutto il mondo che va dal Friuli al Veneto, il clima che cambia si somma ai problemi ambientali già dal principio legati alla monocoltura della vite. “Quando ero giovane nel territorio non si faceva mai l’assicurazione contro la grandine perché statisticamente era definito che le grandinate di un rilievo significativo accadessero con una frequenza di circa 7 anni, quindi non aveva senso spendere tutti quei soldi. Negli ultimi 15-20 anni l’assicurazione si fa sistematicamente, perché la grandine poco o tanto arriva sempre e può essere violentissima”. La testimonianza è di un agricoltore della zona. Nei prossimi anni la scelta sarà per molti tra cambiare coltivazione e spostarsi, laddove possibile, più in alto, nel tentativo di sfuggire almeno ai problemi direttamente legati alle temperature più calde. Un dilemma di non facile soluzione, e non a caso Mezzalama dedica un intero capitolo a tutti i problemi, le conseguenze, gli approcci che le persone coinvolte stanno sperimentando.

L’incontro

“Il libro ha preso vita dopo che ho visto i miei figli scendere in piazza in occasione degli scioperi globali per il clima” ci dice Mezzalama “queste testimonianze sono importanti soprattutto per chi ha la loro età”.

Anche per questo Eco dalle Città ha messo l’autore a dialogare con due generazioni diverse: Paolo Hutter, direttore del magazine nato nei primi anni ’50, e Lorenzo Tecleme, attivista di Fridays For Future classe 2000. Un incontro – disponibile integralmente sui nostri canali social – che ci ha dato modo di rispondere alle tante domande che la lettura del libro porta inevitabilmente a porsi.

“Gli eventi estremi sono la conseguenza del riscaldamento globale che nel breve termine porterà più danni ad un Paese come l’italia. Ma nel lungo periodo dovremo prepararci ad affrontare un tema come quello dell’innalzamento del livello dei mari, che in una nazione di lunghe coste è un grosso problema” ci spiega Mezzalama, che prosegue: “con la nostra varietà di climi è inevitabile avere a che fare con tante tipologie di effetti del climate change, dallo scioglimento del permafrost sul Monte Bianco alla desertificazione della Puglia”.

“E allora serve più attenzione sull’adattamento?” gli chiediamo.

“Dell’adattamento dobbiamo occuparci in ogni caso, è una questione di sopravvivenza che prima o poi si pone. Le nuove generazioni quando scendono in piazza devono puntare sulla mitigazione, il taglio delle emissioni climalteranti” è la risposta.

Nel libro, assieme al racconto di esperienze come quelle citate sopra, c’è ampio spazio per la riflessione. Ad esempio sul linguaggio, quello dei giornalisti che raccontano la crisi climatica solo in termini di maltempo, ma anche quello – spesso troppo prudente – degli scienziati. “L’inglese Guardian è l’unico grande giornale a livello internazionale che si è mosso nella giusta direzione, presentando gli eventi meteorologici estremi come frutto del riscaldamento globale e dando loro la giusta collocazione e spazio” ci dice Mezzalama.

Guarda anche al futuro “Il clima che cambia l’Italia”, ed è proprio sul da farsi che si concentra la discussione. In primis smontando il falso mito di un’Italia (e un’Europa) ormai sulla giusta strada, che stanno facendo il loro dovere riducendo le emissioni. “Per mantenere l’aumento della temperatura sotto i livelli previsti dagli accordi internazionali dovremmo decarbonizzare ad un ritmo cinque volte più veloce di quello attuale” dice Mezzalama. “Parte della riduzione delle emissioni conseguite dall’Europa dal 1990 ad oggi – e vantate come un successo – sono frutto della delocalizzazione. Quando una fabbrica si trasferisce dalla Lombardia alla Cina le sue emissioni smettono di essere contabilizzate come europee, ma non per questo il clima ne trae alcun giovamento” aggiunge Tecleme.

In conclusione, resta la domanda delle domande. Un tema su cui, non a caso, anche il libro si sofferma a lungo: la sostenibilità ambientale è compatibile con un sistema economico basato sulla crescita infinita?

“L’economia classica considera sana una crescita media del 3% annuo. Ho cercato a lungo un’evidenza scientifica che dimostri sia possibile decarbonizzare ad un livello tale da compensare l’aumento delle emissioni dovuto alla crescita economica. Ma non ho trovato nessuno studio che suggerisca questo. Per quanto si migliorino le tecnologie, le si rendano più efficienti, questo non basterà mai se continuiamo a crescere. Spesso si critica la cosiddetta decrescita felice, io chiedo ai fautori della crescita: voi avete la ricetta per portare a zero le emissioni in un mondo che non smette mai di espandersi?”.