Il Piano regionale dei rifiuti della Regione Marche è al centro di un confronto articolato tra istituzioni, associazioni ambientaliste e forze politiche. L’iter di aggiornamento, riavviato con la delibera di Giunta del 3 dicembre 2025, mira ad allineare la pianificazione regionale agli obiettivi europei al 2035, che prevedono la riduzione al 10% del conferimento in discarica e il raggiungimento del 65% di riciclo e recupero.
In questo quadro, la Giunta regionale individua nell’inceneritore un’infrastruttura di chiusura del ciclo dei rifiuti, da sottoporre a Valutazione ambientale strategica (Vas) per la localizzazione, con priorità ad aree dismesse e industriali. L’assessore regionale ai Rifiuti Tiziano Consoli sostiene la “necessità di accelerare le scelte impiantistiche per evitare criticità gestionali e possibili sanzioni, sottolineando l’urgenza di garantire l’autosufficienza regionale”.
La posizione di Marche a Rifiuti Zero ETS
Di segno opposto la lettura proposta da Marche a Rifiuti Zero ETS, che contesta l’idea di una scelta già orientata verso l’incenerimento. Secondo l’associazione, l’inceneritore non rappresenta una soluzione obbligata né sul piano normativo né su quello economico.
“La Tari non si abbassa con l’inceneritore: la vera svolta è ridurre i rifiuti”, ha dichiarato Daniele Antonozzi, presidente dell’associazione, intervenendo dopo le dichiarazioni dell’assessore Consoli. Antonozzi riconosce il quadro di urgenza, richiamando le stime dell’Arpam, secondo cui alcune discariche marchigiane rischiano la saturazione entro il 2029, ma sottolinea che proprio questa urgenza imporrebbe di rafforzare le politiche di prevenzione.
Secondo Marche a Rifiuti Zero ETS, puntare su un impianto di combustione rischia di diventare una scorciatoia che rinvia o indebolisce gli interventi strutturali richiesti dall’Unione europea: prevenzione, riuso, riparazione, raccolte di qualità e riciclo. In questa prospettiva, la domanda non sarebbe dove smaltire i rifiuti residui, ma come ridurne la produzione complessiva, rendendo l’inceneritore non necessario.
L’associazione contesta anche l’idea che l’economia circolare possa avere solo una funzione integrativa. “È l’incenerimento che, se esiste, dovrebbe essere residuale”, viene osservato, richiamando il dato di una raccolta differenziata attorno al 73%, raggiunta soprattutto nei territori dove sono stati adottati porta a porta spinto, controlli di qualità e adeguata impiantistica di supporto. Su questo fronte, secondo l’associazione, la Regione non avrebbe ancora assunto impegni chiari su strumenti come la tariffazione puntuale (Tarip).
Marche a Rifiuti Zero ETS sottolinea inoltre che l’inceneritore non elimina le discariche, poiché produce ceneri e scorie che devono comunque essere smaltite in impianti dedicati, con ulteriori costi e impatti.
Le critiche politiche
Le perplessità trovano eco anche nell’opposizione in Consiglio regionale. La consigliera del Movimento 5 stelle Marta Ruggeri evidenzia l’assenza di elementi chiave: localizzazione, tempi di realizzazione, stimati in almeno dieci anni, e coperture finanziarie, in un contesto privo di incentivi dedicati. Secondo Ruggeri, attribuire all’Europa l’obbligo dell’inceneritore rappresenta una lettura distorta del quadro normativo, che invece lascia spazio a alternative basate sull’economia circolare.
Critiche arrivano anche dal Partito democratico. Il consigliere Antonio Mastrovincenzo richiama precedenti impegni politici sul fronte discariche e chiede chiarezza sui costi dell’eventuale impianto, paventando il rischio che il peso economico ricada sui cittadini attraverso un ulteriore aumento della Tari.
Il nodo del Piano
Il confronto sul Piano regionale dei rifiuti ruota quindi attorno a una scelta di modello. Da un lato, la strategia delineata dalla Regione Marche, che individua nell’inceneritore uno strumento per garantire la chiusura del ciclo e l’autosufficienza impiantistica. Dall’altro, le alternative avanzate da Marche a Rifiuti Zero ETS e da parte dell’opposizione, che puntano a ridurre progressivamente il fabbisogno stesso di smaltimento attraverso prevenzione, recupero di materia e politiche di economia circolare.
L’esito dell’iter di approvazione del Piano sarà determinante per definire l’assetto della gestione dei rifiuti nelle Marche nei prossimi decenni e per chiarire quale ruolo verrà assegnato all’incenerimento rispetto agli strumenti di riduzione e riciclo.











