Dopo i tagli dei fondi a dozzine di organizzazioni multilaterali, il ritiro dagli Accordi di Parigi e il mancato invio di una delegazione alla Cop30 in Brasile, arriva un nuovo passo indietro degli Stati Uniti nei confronti della cooperazione internazionale su clima e ambiente. L’8 gennaio il presidente americano Donald Trump ha firmato un memorandum che porterà al ritiro del Paese (o al taglio ai finanziamenti) da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 strettamente collegate all’Onu. Ancora una volta Trump ha preso di mira gli enti che considera occuparsi di diversità e iniziative woke, come lavoro, diritti umani, uguaglianza, antiterrorismo e migrazione, che secondo Washington “operano in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti e promuovono programmi inefficaci od ostili”.
I bersagli principali sono clima e ambiente: secondo il memorandum di Trump, gli Stati Uniti si ritireranno dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) del 1992, a cui aderiscono 200 Paesi e alla base della cooperazione climatica internazionale e degli Accordi di Parigi, ma anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), che rappresenta il principale organismo scientifico che monitora il riscaldamento globale. Gli Stati Uniti usciranno anche da diverse altre piattaforme ambientali ed energetiche, come l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) e l’International Solar Alliance.
La lista è il risultato di un lavoro durato circa un anno: a febbraio del 2025 Trump aveva ordinato alla sua amministrazione di esaminare tutte le organizzazioni internazionali di cui gli Stati Uniti sono membri o alle quali forniscono finanziamenti, per determinare quali fossero contrarie agli interessi nazionali. Il memorandum ordina alle agenzie federali di avviare le procedure per interrompere la partecipazione o il finanziamento americano a queste organizzazioni. Per le organizzazioni collegate alle Nazioni Unite potrebbe volerci più di un anno perché il ritiro diventi ufficiale: gli Stati Uniti dovranno presentare una richiesta formale e per alcune di queste, come l’Unfccc, potrebbe essere necessario il parere dei parlamentari, dato che l’adesione iniziale era stata ratificata dal Congresso.
“Quello che era iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione – spiega Marco Rubio, segretario di Stato – si è trasformato in una vasta architettura globale spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali. Queste organizzazioni sono troppo progressiste e contrarie ai nostri interessi nazionali“. La risposta dell’Unione europea non si è fatta attendere: “La decisione della più grande economia mondiale e del secondo maggiore emettitore di emissioni di dimettersi dall’Unfccc è deplorevole e infelice“, commenta Wopke Hoekstra, commissario europeo al Clima.











