Quanto pesano le questioni climatiche e ambientali nel racconto delle Olimpiadi Invernali in corso? Secondo l’ultimo rapporto commissionato da Greenpeace Italia all’Osservatorio di Pavia, poco o nulla, con la crisi climatica grande assente nella narrazione mediatica di Milano Cortina 2026. L’analisi, che ha riguardato i principali TG nazionali delle reti Rai, Mediaset e La7 andati in onda nella fascia prime-time e i contenuti pubblici delle pagine Facebook dei principali media e giornalisti italiani nei tre mesi antecedenti l’inizio dei Giochi, evidenzia che soltanto il 3% dei servizi dei TG (uno su 188) e il 4% dei post Facebook hanno focalizzato l’attenzione sull’impatto ambientale dell’evento, mentre il tema della crisi climatica è stato trattato appena dallo 0,5% dei servizi televisivi e dallo 0,1% dei contenuti social (tre post su oltre duemila). Del tutto assente il problema della sponsorizzazione delle Olimpiadi da parte di aziende del petrolio e del gas come Eni, fra i maggiori responsabili della crisi climatica.
«La crisi climatica dovrebbe essere un argomento di primo piano perché mette a rischio il futuro stesso degli sport invernali: secondo uno studio commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale, infatti, entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili fossili come Eni», dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Se gli impatti climatici vengono ignorati e la sostenibilità resta uno slogan, di fatto si favoriscono operazioni di greenwashing dannose per il pianeta e anche per la credibilità degli stessi Giochi Olimpici e Paralimpici».
I servizi dei TG si sono focalizzati sulla complessità della macchina organizzativa, mettendo in primo piano cantieri, sicurezza e militarizzazione dello spazio pubblico, dimensione istituzionale e geopolitica delle Olimpiadi. Nei pochi casi in cui la sostenibilità ambientale è stata tematizzata o citata in senso critico, si è parlato di neve artificiale, cementificazione, consumo di suolo, rischio idrogeologico e spostamenti insostenibili. Alle critiche si è affiancata una narrazione positiva della presunta sostenibilità dei Giochi: dal lascito infrastrutturale come compensazione dei danni ambientali al riutilizzo delle strutture già presenti.
Su Facebook, oltre tre quarti dei post a tema ambientale (il 77%) presentava un tono critico, di denuncia o preoccupazione sugli impatti delle Olimpiadi, focalizzandosi su deforestazione, gestione delle risorse idriche e consumo di suolo; tuttavia, il tema della crisi climatica è rimasto molto marginale, citato in appena tre post su oltre duemila, mentre il 15% dei contenuti ha presentato l’evento in termini positivi, delineando una cornice di “progresso tecnologico” in cui i Giochi fungono da acceleratore per soluzioni d’avanguardia e tutela del territorio.
Significativa, sia sui TG che su Facebook, è l’assenza di contenuti che mettano in discussione la presenza di Eni e di altre aziende inquinanti tra i partner delle Olimpiadi: come si legge nel rapporto, manca una riflessione sull’impatto ambientale degli sponsor e sul conflitto d’interessi nello sponsorizzare un evento di questa natura. Senza un’analisi critica delle emissioni climalteranti dei soggetti finanziatori e dell’evento stesso, e in assenza di un confronto con gli obiettivi dichiarati di sostenibilità, il risultato è una narrazione che preferisce il registro celebrativo a quello analitico. Proprio su questo tema, Greenpeace Italia ha lanciato una campagna per chiedere al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni e partnership con le aziende del gas e del petrolio, per salvaguardare i Giochi Olimpici presenti e futuri.
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