Mobilità elettrica: la scommessa(infrastrutturale) che l’Italia deve vincere

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Le immatricolazioni di auto elettriche in Italia hanno visto incrementi a doppia cifra, spinti da bonus e dalla crescente sensibilità ambientale. Un segnale positivo, atteso. 

Eppure, per migliaia di questi nuovi automobilisti “verdi”, l’euforia dell’acquisto si scontra con una realtà quotidiana fatta di ansia: trovare una colonnina di ricarica pubblica, funzionante, a un prezzo accessibile e non occupata. 

Mentre lo Stato spinge sull’acquisto con decreti e agevolazioni, la partita decisiva – quella dell’infrastruttura di ricarica diffusa, pubblica e affidabile – è ampiamente in ritardo. Stiamo costruendo un castello di mobilità sostenibile senza aver prima gettato le fondamenta.

Il divario geografico: la ricarica è un lusso (di zona)

I dati parlano chiaro: la distribuzione delle colonnine di ricarica pubblica in Italia è un mosaico di disuguaglianze. Secondo gli ultimi rapporti, la densità nel Nord-Est è fino a tre volte superiore a quella del Mezzogiorno. Province come Bolzano o Milano brillano, mentre intere aree del Sud e delle Isole, così come le periferie e i comuni delle aree interne, sono veri e propri “deserti della ricarica”. 

Questo non è solo un problema di numeri; è una questione di giustizia sociale e territoriale. Senza una rete capillare e perequativa, l’auto elettrica rimane un’opzione praticabile solo per chi ha un garage privato dove installare una wallbox. Si crea così un paradosso: un bene presentato come sostenibile e innovativo diventa di fatto un privilegio per chi già possiede uno spazio privato, escludendo chi vive in condominio, nei centri storici o in affitto.

L’azzardo privato di una transizione pubblica

In questo scenario sbilanciato, decidere di passare all’elettrico senza un posto auto dedicato si trasforma in un calcolo rischioso. Diventa una sorta di scommessa online con la propria mobilità quotidiana. Si “puntano” decine di migliaia di euro sull’aspettativa – non garantita – di trovare una colonnina libera nelle vicinanze, funzionante (il guasto è un fantasma frequente), e collegata a un operatore con cui si ha un contratto vantaggioso. 

La pianificazione di un viaggio più lungo si carica di un’ansia da autonomia che l’app di un servizio di scommesse online non potrà mai risolvere. La transizione ecologica, però, non può e non deve essere ridotta a un rischio individuale. Non può essere un gioco in cui vince solo chi ha già una serie di privilegi (un garage, un contratto energetico domestico) e perde chi deve affidarsi alla rete pubblica lacunosa. 

La mobilità del futuro deve essere un diritto accessibile e pianificato, non un salto nel buio che acuisce le differenze tra cittadini di serie A e di serie B.

Oltre le colonnine: la sfida della rete e dell’energia pulita

Il problema, del resto, non è solo contare le colonnine. È un sistema complesso che deve reggere l’impatto. C’è la sfida della capacità della rete elettrica nazionale, che va potenziata per sopportare picchi di consumo concentrati, pena blackout localizzati. 

C’è la questione fondamentale dell’energia pulita: ricaricare un’auto con elettricità prodotta da fonti fossili sposta solo l’inquinamento dalle marmitte alle ciminiere, vanificando il beneficio ambientale. Infine, serve una gestione intelligente della ricarica, che ottimizzi i flussi e premi chi ricarica nelle ore di minor costo per la rete. Senza questa visione d’insieme, anche raddoppiare le colonnine sarebbe un intervento cieco e potenzialmente controproducente.

Gli incentivi all’acquisto sono stati necessari, ma sono solo il primo, facile passo. Ora la politica deve fare la sua vera scommessa, quella infrastrutturale, coraggiosa e di lunga visione. Investire risorse pubbliche in una rete di ricarica pubblica, equa, intelligente e alimentata da rinnovabili non è una spesa: è l’unico investimento possibile per vincere la partita della mobilità sostenibile. È l’unico modo per evitare che la transizione ecologica, anziché un progetto collettivo, si trasformi nell’ennesimo motore di disuguaglianza.

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