Ambientalisti: “Nella guerra l’Ue non si consegni agli inquinatori del fossile”

Questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane - Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia - ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono giovedì 19 e venerdì 20 marzo a Bruxelles per il Consiglio Ue, convocato per discutere dell'escalation militare in Medio Oriente e delle conseguenze sugli approvvigionamenti energetici e i relativi costi

“L’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al GNL dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia”.

Questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane – Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia – ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono giovedì 19 e venerdì 20 marzo a Bruxelles per il Consiglio Ue, convocato per discutere dell’escalation militare in Medio Oriente e delle conseguenze sugli approvvigionamenti energetici e i relativi costi.

Le organizzazioni ambientaliste accusano soprattutto il Governo italiano che chiede la sospensione dell’Emission Trading Scheme, il sistema di scambio emissioni, invece che “tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio”.

“Colpire l’Emission Trading Scheme o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’Ue non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi – dicono le associazioni – Al contrario, i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica”.

“Le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’Ue e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo ETS.  Eppure, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna.

Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa.

Sostengono poi che “la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni”.

Per le ONG ambientali e sociali occorre garantire che la “semplificazione” normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello UE.

Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio.

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