Netto calo delle stoviglie monouso in plastica e bioplastica in Italia: tra 2020 e 2021 produzione -31,7%

Sono i dati raccolti da Plastic Consult, la più autorevole fonte di business intelligence applicata al settore delle materie plastiche, che il 15 giugno a Roma ha presentato la sua ricerca in un evento pubblico organizzato da Assobioplastiche. I numeri confermano che nel nostro paese, dal 2016 al 2021, la produzione complessiva di stoviglie monouso in plastica convenzionale e plastica biodegradabile compostabile ha subito una riduzione di ben il 55%, passando da 125mila tonnellate a 56mila totali, mentre fra il solo 2020 (anno della pandemia) e il 2021 il calo è stato del 31,7%

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Monouso in netto calo in Italia. Era attesa la pubblicazione dei dati di Plastic Consult, la più autorevole fonte di business intelligence applicata al settore delle materie plastiche, che il 15 giugno a Roma ha presentato la sua ricerca in un evento pubblico organizzato da Assobioplastiche. I numeri confermano che nel nostro paese, dal 2016 al 2021, la produzione complessiva di stoviglie monouso in plastica convenzionale e plastica biodegradabile compostabile ha subito una riduzione di ben il 55%, passando da 125mila tonnellate a 56mila totali, mentre fra il solo 2020 (anno della pandemia) e il 2021 il calo è stato del 31,7%. 

I dati, che riguardano essenzialmente piatti e bicchieri (per quanto riguarda la plastica tradizionale polistirolo, che è il materiale più rappresentativo dell’usa e getta convenzionale), accentuano il calo complessivo di produzione di cui si era già a conoscenza e molto presumibilmente confermano anche quello del consumo usa e getta quotidiano.

Dalla ricerca Plastic Consult emerge che il tonnellaggio complessivo del monouso biocompostabile è chiaramente aumentato nel tempo, ma questo non ha compensato il netto calo della produzione del monouso in plastica tradizionale. Ed è avvenuto nonostante il fatto che l’uso di bicchieri usa e getta convenzionali sia ancora consentito, mentre non lo è quello di piatti e posate. La direttiva europea Sup contro il monouso dà quindi i suoi effetti, e li dà anche se l’Italia ha adottato la “variante italiana” con l’esclusione delle bioplastiche. Evidentemente, come molti avevano previsto, l’aumento dei prezzi e la maggiore consapevolezza critica sull’usa e getta fanno sì che non ci sia la cosiddetta “sostituzione uno a uno” .

La filiera delle bioplastiche compostabili nei dati Plastic Consult

Nel 2021 i volumi complessivi dei manufatti in bioplastica compostabile prodotti sono cresciuti raggiungendo le 125.350 tonnellate: il rapporto di Plastic Consult evidenzia che lo scorso anno l’aumento dei volumi è stato pari al +13,2% rispetto all’anno precedente e che il tasso di crescita media annua tra il 2012 e il 2021 è stato di circa +14%.

Facendo un focus sulle sole 185 aziende del comparto di prima trasformazione che lavorano, anche in quota minimale, le plastiche compostabili emerge che queste esprimono un volume d’affari complessivo di oltre 4 miliardi di euro (valori da bilanci 2020), dando occupazione diretta a oltre 12.000 addetti.

Tra i principali settori applicativi, nel 2021 il maggiore tasso di crescita viene registrato dal film per usi non alimentari, per imballaggio e per altre applicazioni minori (+57% rispetto al 2020).

Inoltre, si rafforza lo sviluppo delle applicazioni in agricoltura (+12%), così come il comparto dei sacchetti per l’umido che registra un segno positivo (+5%) grazie anche all’entrata in vigore dell’obbligo della raccolta differenziata dell’organico per tutti i comuni italiani. Gli ultraleggeri, come per esempio i sacchi ortofrutta, evidenziano una sostanziale stabilità.

Per quanto riguarda il mercato italiano dei sacchetti asporto merci si conferma l’efficacia dell’impianto normativo nazionale con l’evidente riduzione del loro utilizzo del 58% rispetto al 2010 nonostante la leggera ripresa registrata nel 2021 (+2%). Purtroppo,limitata è la riduzione dell’incidenza dei sacchetti non a norma stimabile ancora al 20% del totale.

“Nonostante il 2021 sia stato un anno difficile legato all’aumento dei costi, sia energetici che delle materie prime, il comparto dei polimeri compostabili ha raggiunto risultati brillanti” ha sottolineato Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche. “Innovazione e circolarità sono le parole chiave che guidano l’applicazione delle bioplastiche in nuovi settori, come nel caso dell’agro-alimentare: i teli di pacciamatura, permettono di superare i problemi relativi al fine vita dei manufatti plastici in agricoltura; gli imballaggi compostabili per l’ortofrutta contribuiscono a garantire la qualità della raccolta differenziata dell’umido” ha concluso Bianconi.

Gli altri dati di Plastic Consult

Nel 2021 in Italia l’industria delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 275 aziende – suddivise in produttori di chimica e intermedi di base (5), produttori e distributori di granuli (20), operatori di prima trasformazione (185), operatori di seconda trasformazione (65) – con 2.895 addetti dedicati, 125.350 tonnellate di manufatti compostabili prodotti e un fatturato complessivo di 1.061 milioni di euro.

Il numero di imprese rimane sostanzialmente invariato dopo la crescita costante degli ultimi anni. La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia, che vede la presenza di oltre 40 aziende che occupano poco più di 270 addetti dedicati, seguita da Veneto (29 aziende) e Campania (20 imprese). Il fatturato della filiera è cresciuto nel corso degli ultimi anni e nel 2021 superail miliardo di euro con un tasso di crescita media annua che si confermasuperiore al 10%.

Secondo lo studio Plastic Consult, gli addetti dedicati, ovvero le risorse che nelle aziende del comparto si occupano direttamente dei prodotti che entrano nella filiera delle plastiche compostabili, sono più che raddoppiati nel corso di 10 anni registrando una crescita di oltre il 4% nel 2021 rispetto al 2020.

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