Ok del Senato ai sottoprodotti agro-industriali per il biogas

Il Senato approva un emendamento al dl Carburanti che valorizza i sottoprodotti e i residui delle lavorazioni agro-industriali utilizzabili all'interno degli impianti di digestione anaerobica per produrre energia pulita e biometano. Vengono allargati i materiali ammessi ma anche imposte garanzie ambientali, di sicurezza e di tracciabilità. Il provvedimento è passato ora all'esame della Camera per la conversione definitiva in legge

sottoprodotti agro-industriali

Arriva il via libera in Senato all’emendamento al decreto-legge Carburanti che amplia le possibilità di utilizzare i sottoprodotti e i residui delle lavorazioni agro-industriali all’interno degli impianti di digestione anaerobica per produrre energia pulita e biometano. Il provvedimento è passato ora all’esame della Camera per la conversione definitiva in legge.

I sottoprodotti agro-industriali sono i residui e gli scarti generati dai processi di trasformazione di prodotti agricoli, zootecnici o forestali che, a certe condizioni, non sono considerati rifiuti ma risorse riutilizzabili. Finora, la normativa italiana ed europea ha imposto limiti molto rigidi e frammentati sui materiali che possono essere conferiti negli impianti di biogas agricolo.

Questo crea spesso ostacoli burocratici per gli agricoltori e i gestori degli impianti, che non possono valorizzare pienamente i residui derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli non alimentari, come quelli impiegati per filiere innovative, biomateriali o biomolecole.

Cosa prevede l’emendamento che valorizza i sottoprodotti agro-industriali

Secondo l’emendamento al decreto-legge 10 settembre 2026 n. 157 ci sarà innanzitutto un allargamento dei materiali ammessi: l’intervento normativo consente di utilizzare una gamma più ampia di residui agricoli e agro-industriali all’interno dei digestori anaerobici, migliorando l’efficienza degli impianti esistenti.

La norma non apre però a tutto e impone garanzie ambientali e di sicurezza per evitare abusi o danni: i sottoprodotti ammessi non devono contenere sostanze chimiche pericolose (secondo il regolamento Reach) né derivare da processi che rilasciano tracce nocive.

Per garantire tracciabilità, poi, i produttori dei residui devono fornire ai gestori degli impianti una documentazione tecnica rigorosa che certifichi l’origine e la qualità dei materiali. Deve anche essere tutelata la qualità del digestato, ovvero il fertilizzante naturale che esce dagli impianti e viene riutilizzato nei campi.

Novità positive per il Consorzio italiano Biogas

Il Consorzio italiano Biogas (Cib) e le associazioni di categoria agricole hanno accolto positivamente il via libera del Senato, considerandolo un passo avanti fondamentale per la decarbonizzazione, per dare certezze agli operatori economici e per legare la produzione energetica rinnovabile a una gestione sempre più circolare e pulita delle risorse della terra. “Questo risultato – commenta Piero Gattoni, presidente del Cib – è frutto del lavoro fatto per rimuovere gli ostacoli normativi allo sviluppo della filiera e contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Pniec“.

Per Gattoni superare queste limitazioni significa “valorizzare maggiormente le risorse disponibili, promuovere l’economia circolare e sostenere la crescita del biogas e del biometano agricolo”. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo della filiera e un uso più efficiente delle risorse, nel rispetto delle garanzie ambientali previste dalla normativa.

Il Cib aggrega 850 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e 280 società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi. Nel 2020 il Consorzio ha lanciato il progetto Farming for Future – 10 azioni per coltivare il futuro dedicato alla transizione agroecologica dell’agricoltura.

Articolo precedenteInceneritori Sicilia, associazioni: “Stop immediato mancano i documenti”