Il nuovo pacchetto Omnibus per l’ambiente della Commissione europea intacca le leggi cruciali dell’Ue che proteggono la salute delle persone, la natura e la prosperità a lungo termine, avverte lo European Environmental Bureau (Eeb). Mercoledì 10 dicembre l’esecutivo europeo ha presentato l’ottava proposta del pacchetto, una serie di normative che puntano a semplificare e accelerare i processi di rilascio delle autorizzazioni e delle valutazioni ambientali. Ma secondo Eeb – che ricordiamo è una rete di circa 180 organizzazioni ambientaliste con sede in 41 Paesi – si tratta “dell’ennesimo esempio di cattiva amministrazione che rischia di minare la fiducia nel processo normativo europeo e di indebolire le ambizioni dell’Ue di stabilire standard globali”.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea), pubblicato il 10 dicembre, l’Unione europea è destinata a rimanere indietro per la maggior parte degli obiettivi ambientali del 2030.
“La Commissione sta violando le proprie regole per stracciare leggi che ci garantiscono sicurezza – dice Faustine Bas-Defossez, direttrice Natura, Salute e Ambiente di Eeb -. Questa non è semplificazione, è auto-sabotaggio. Così si mette a rischio la nostra salute e il nostro ambiente, indebolendo la competitività dell’Europa e creando caos per le imprese che fanno affidamento sulla certezza del diritto. Per chi esattamente lo stanno facendo?”.
La Commissione ha deciso di tagliare normative ambientali e sanitarie che hanno richiesto anni di negoziazione. Documenti che proteggono le persone e la società riducendo l’inquinamento, ripristinando gli ecosistemi e fornendo la certezza normativa di cui l’industria ha bisogno per innovare e investire. Secondo l’Eeb, ritrattare su queste decisioni potrebbe costarci centinaia di miliardi di danni, rendendo l’Unione europea meno competitiva, meno resiliente e meno sovrana e lasciando indietro i cittadini europei e la nostra natura.
Cosa prevede l’ottava proposta del pacchetto Omnibus
Il pacchetto mira a indebolire o abrogare alcune leggi chiave. In primis, la Direttiva sulle emissioni industriali e zootecniche (Ied 2.0) e il Regolamento che istituisce il Portale sulle emissioni industriali, adottati lo scorso anno. La proposta elimina l’obbligo di valutare sostituti più sicuri per le sostanze chimiche pericolose, cancella il dovere per le industrie ad alta intensità energetica di programmare la transizione a una produzione circolare e a impatto climatico zero. Ma non solo. Il pacchetto genera ulteriori ritardi per adeguarsi agli standard più avanzati di prevenzione dell’inquinamento. Saranno poi esclusi dall’ambito di applicazione della Ied 2.0 gli allevamenti di pollame biologici, esentando i grandi allevamenti di pollame e suini dall’obbligo di segnalare l’utilizzo delle risorse di base. Ciò darà la possibilità ai proprietari industriali di non modificare le proprie politiche in favore dell’ambiente.
Con la riforma sarà indebolita anche la nuova Direttiva quadro sui Rifiuti, rivista solo a settembre e destinata a essere nuovamente revisionata nel 2026. Il pacchetto Omnibus eliminerebbe l’unica banca dati contenente informazioni sulle sostanze chimiche prodotte e importate in Europa, lasciando un vuoto importante nella gestione dei rifiuti che non prevede piani immediati per trovare sistemi alternativi.
A essere modificato sarà anche il Regolamento sulle Batterie, che potrebbe compromettere la riparabilità dei mezzi di trasporto leggeri. Sono poi al vaglio una serie di proposte per la modifica della Direttiva sulle Energie rinnovabili, della Direttiva sul Mercato dell’Energia elettrica e della Direttiva sul Mercato del Gas: saranno modificate le norme sulle valutazioni ambientali che, tramite il Pacchetto Reti, acceleravano il rilascio delle autorizzazioni necessarie per infrastrutture energetiche, stoccaggio, reti, stazioni di ricarica e progetti di energia rinnovabile.
Un attacco più ampio
Il pacchetto Omnibus fa parte di una tendenza politica più ampia e preoccupante, continua Eeb: un attacco coordinato alle leggi che tutelano la salute, il clima e la natura dell’Europa, in una spinta deregolamentatrice che baratta l’interesse pubblico a lungo termine con la convenienza politica a breve termine. Una volta aperte alla riscrittura dei legislatori, queste leggi cruciali rischiano di essere seriamente indebolite.
La Commissione è già sottoposta a un controllo senza precedenti per i suoi metodi di deregolamentazione. A novembre, Teresa Anjinho, Mediatrice europea, ha stabilito che il pacchetto Omnibus è illegale e viola le garanzie procedurali essenziali. In particolare, la Commissione ha presentato le proprie proposte senza alcuna valutazione d’impatto. Non solo: la Commissione ha aggirato la consultazione pubblica richiesta dai Trattati e non è riuscita a giustificare l’utilizzo di argomentazioni di urgenza per far approvare sia l’Omnibus I, sia il ritiro della Politica Agricola Comune (Pac).
Contrariamente a quanto afferma la Commissione, poi, le imprese si stanno sempre più opponendo a questo “falò normativo”, che rischia di minare la fiducia degli investitori e di ritardare un rinnovamento industriale cruciale. Sia le grandi aziende che le Pmi sostengono che spazzare via le garanzie ambientali attraverso pacchetti Omnibus affrettati distrugge la certezza del diritto. Distrugge quindi il pilastro del Mercato unico dell’Ue, ciò su cui le imprese fanno affidamento per investire e pianificare.











