Cingolani, il prezzo del gas rimarrà abbastanza alto

In occasione di un Question time alla Camera, il ministro della transizione ecologica interviene sottolineando che l’Italia è totalmente dipendente per l’importazione del gas e prende dalla Russia circa il 43-45% a seconda dei periodi

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Il tema caro bollette e produzione di gas è stato al centro di una serie di interrogazioni rivolte al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani al Question time della Camera. Le domande riguardano gli effetti sui costi delle bollette derivanti dal prospettato aumento della produzione nazionale di gas, sulla compatibilità dell’incremento dell’estrazione nazionale di metano con il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee e con gli indirizzi e le linee guida per il monitoraggio della sismicità e sulle iniziative per lo sviluppo del settore idroelettrico nazionale, nell’ottica di tutelarne il carattere strategico in termini di sicurezza energetica.  

Queste le sue dichiarazioni.

“In Italia abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi del 2000 a circa 3 miliardi nel 2020 a fronte di un consumo rimasto costante, oscillante tra 70 miliardi e 89 miliardi di mc. Abbiamo ridotto moltissimo la nostra produzione a parità di gas totale consumato quindi importato, non avendo un beneficio ambientale ma avendo un disinvestimento dal punto di vista nazionale”.

“Nei fatti siamo totalmente dipendenti dall’import del gas. Uno dei pochi punti di forza dell’Italia è che siamo riusciti a differenziare le sorgenti. Dalla Russia prendiamo circa il 43-45% a seconda dei periodi”. “Temo che il prezzo del gas rimarrà abbastanza alto. È difficile fare previsioni ma difficilmente potrà tornare ai valori di un anno fa”, ha aggiunto il Ministro.

“Siamo in una situazione di monitoraggio costante in coordinamento con le istituzioni europee. A livello nazionale si è già riunito diverse volte il Comitato di emergenza gas per analizzare la situazione e gli scenari”.

“Il momento è assolutamente delicato e lo diventa sempre di più per l’evoluzione dei prezzi dell’energia”. “Dopo la forte diminuzione che si è verificata durante il 2020, determinata principalmente dalle conseguenze della pandemia, l’aumento dei costi dell’energia è stato vertiginoso”.

“A differenza dell’ultimo anno, tra gennaio e febbraio del 2022 abbiamo aggiudicato già 1,5 Gw. Non siamo ancora al buon risultato che speriamo di raggiungere presto, ma è molto incoraggiante. È il primo tangibile segnale che le semplificazioni sulle procedure Via (Valutazione Impatto Ambientale) stanno dando i primi effetti”, ha detto Cingolani in merito alle aste sulla capacità rinnovabile. 

“Sarà imprescindibile continuare ad accelerare ulteriormente lo sviluppo di fonti rinnovabili. Tramite questo l’Italia potrebbe contenere l’impatto sui prezzi ma anche avvantaggiarsi in competitività rispetto ad altri paesi europei”.

“In parallelo data l’inevitabilità del gas come combustibile di transizione dei prossimi anni – ha aggiunto – si dovranno esplorare tutte le opportunità per diversificare ulteriormente il mix dei paesi di approvvigionamento incluso il rafforzamento del Corridoio Sud, oltre che l’incremento di produzione nazionale. Il mio algoritmo è semplicissimo: se tengo il gas totale costante e quindi ho lo stesso impatto ambientale e nel tempo questo dovrà diminuire, come previsto dagli accordi di Parigi, meglio che ne produca in casa mia che ne importi, almeno è più gestibile”. Per il futuro quindi, ha concluso Cingolani, per l’Italia “un energy mix monocromatico non sarà sufficiente”.

“Il mio algoritmo è semplicissimo: se tengo il gas totale costante e quindi ho lo stesso impatto ambientale e nel tempo questo dovrà diminuire, come previsto dagli accordi di Parigi, meglio che ne produca in casa mia che ne importi, almeno è più gestibile”.