La qualità dell’aria nelle città italiane continua a essere una “criticità strutturale”

A dirlo sono Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign che commentano i dati definitivi del 2025 del progetto "Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane". Nonostante alcuni segnali di miglioramento registrati negli ultimi anni, spiega il report, l’esposizione cronica a particolato fine e biossido di azoto resta elevata in gran parte delle città. Traffico, riscaldamenti e trasporto marittimo ancora le principali fonti di emissioni

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“La qualità dell’aria nelle aree urbane continua a rappresentare una criticità strutturale, con effetti rilevanti sulla salute dei cittadini e sulla competitività dei territori. Un quadro che non può essere ignorato”. A dirlo sono Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign che commentano i dati definitivi del 2025 del progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane“, realizzato proprio dai medici per l’ambiente in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e CCC.

Il lavoro analizza i numeri ufficiali delle reti regionali di monitoraggio della qualità dell’aria in 27 città italiane, confrontandoli con la normativa vigente, con i nuovi limiti introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 e con le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Inquinamento urbano: una questione di salute, sviluppo e responsabilità

Nonostante alcuni segnali di miglioramento registrati negli ultimi anni, l’esposizione cronica a particolato fine e biossido di azoto resta elevata in gran parte delle città italiane, spiega il rapporto. Traffico veicolare, riscaldamento degli edifici e, in alcune realtà, trasporto marittimo continuano a essere le principali fonti di emissioni. “Si tratta di un problema che incide direttamente sulla qualità della vita, sull’attrattività delle città e sui costi sanitari e sociali sostenuti dal sistema Paese”.

  • PM2,5 – l’inquinante più pericoloso per la salute: nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 µg/m³ (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 µg/m³), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165.
  • NO2 – In tutte le città italiane dello studio l’NO2 sfora i limiti giornalieri dell’OMS per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l’anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100.  Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 μg di media annua – Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) – arrivando fino a cinque volte la soglia OMS (10 μg).
  • PM10 – Tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall’OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 μg. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno.

I numeri dell’impatto sanitario

Il particolato fine PM2,5, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta il rischio maggiore. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate: circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili riducendo l’inquinamento verso la soglia OMS di 5 µg/m³.

Questi numeri non rappresentano un destino inevitabile, ma il risultato di scelte e ritardi che possono essere superati attraverso politiche più efficaci, tecnologicamente avanzate e coerenti con gli obiettivi europei di qualità dell’aria e decarbonizzazione.

Mobilità sostenibile ed efficienza energetica come leve strategiche

Per Kyoto Club, la sfida della qualità dell’aria è strettamente legata alla modernizzazione del sistema della mobilità e del patrimonio edilizio. Investire in trasporto pubblico efficiente, mobilità attiva, elettrificazione dei veicoli e miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici significa ridurre le emissioni, migliorare la salute pubblica e rafforzare la competitività delle città italiane.

Il recepimento rapido e pieno della Direttiva europea sulla qualità dell’aria rappresenta un’opportunità: anticipare gli obiettivi del 2030 consente di programmare gli interventi in modo ordinato, sostenere l’innovazione industriale e offrire ai cittadini un futuro urbano più sano e vivibile.

Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club) ha commentato così questi dati: “Procedere rapidamente sulla strada della decarbonizzazione, puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili e togliere veicoli inquinanti dalle nostre strade, trasformando in profondità il modo in cui ci muoviamo, è una condizione indispensabile per affrontare insieme l’emergenza sanitaria dell’inquinamento atmosferico e la crisi climatica. Come Kyoto Club denunciamo la grave incoerenza rappresentata dalla Legge di Bilancio 2026, che sottrae risorse alla mobilità sostenibile, al trasporto pubblico locale e alla transizione ecologica, privilegiando investimenti che non contribuiscono né alla riduzione delle emissioni né alla tutela della salute. Questa scelta contraddice apertamente gli obiettivi europei sulla qualità dell’aria e ignora le evidenze scientifiche sul legame tra inquinamento atmosferico, malattia e mortalità prematura. Continuare su questa strada significa accettare consapevolmente costi sanitari, sociali ed economici evitabili, che ricadranno sulle città e sulle generazioni future.”

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