Rapporto IPCC, Greenpeace: “Non siamo preparati a quel che accadrà, serve una vera transizione”

Rispetto all’ultima valutazione dell’IPCC, il nuovo rapporto avverte che i rischi della crisi climatica si manifestano più in fretta e sono destinati a diventare più gravi prima del previsto. Il report riconosce inoltre l'importanza cruciale di affrontare insieme la crisi climatica e quella ecologica, tra loro interconnesse. Solo proteggendo e ripristinando gli ecosistemi si può rafforzare la loro resilienza al riscaldamento globale, da cui dipende il benessere dell’umanità

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Lunedì 28 febbraio gli esperti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) hanno consegnato ai governi di tutto il mondo il più completo rapporto di valutazione degli impatti climatici mai realizzato. Concentrandosi su impatti, adattamento e vulnerabilità, il rapporto illustra in modo dettagliato quanto siano già gravi le conseguenze della crisi climatica, con perdite e danni diffusi alle persone e agli ecosistemi di tutto il mondo, destinati a peggiorare con l’aumento delle temperature globali.

“È un’analisi dura, ma bisogna affrontare i fatti con onestà se vogliamo trovare soluzioni all’altezza della sfida che ci attende. Dobbiamo agire più rapidamente e con più coraggio, a tutti i livelli, e non lasciare indietro nessuno. I diritti e i bisogni delle comunità più vulnerabili devono essere posti al centro dell’azione climatica. È arrivato il momento di agire e restare uniti”, dichiara Kaisa Kosonen di Greenpeace Nordic. 

Rispetto all’ultima valutazione dell’IPCC, il nuovo rapporto avverte che i rischi della crisi climatica si manifestano più in fretta e sono destinati a diventare più gravi prima del previsto. Secondo l’IPCC, nell’ultimo decennio la mortalità per inondazioni, siccità e tempeste è stata 15 volte più alta nelle regioni altamente vulnerabili rispetto alle regioni con una vulnerabilità minore. Il rapporto riconosce inoltre l’importanza cruciale di affrontare insieme la crisi climatica e quella ecologica, tra loro interconnesse. Solo proteggendo e ripristinando gli ecosistemi si può rafforzare la loro resilienza al riscaldamento globale, da cui dipende il benessere dell’umanità.

“Questo rapporto è un avvertimento serio che si scontra con la finzione ecologica in voga in Italia. Le rinnovabili sono bloccate e si continua a puntare sul gas fossile, che oggi è la principale fonte di emissioni, o addirittura a ipotizzare di riaccendere le centrali a carbone. Una trappola che oggi garantisce extraprofitti ai giganti energetici come ENI, e un futuro pieno di pericoli per tutti noi. Dobbiamo abbandonare subito ogni investimento nei combustibili fossili e proteggere il 30 per cento degli ecosistemi terrestri e marini entro il 2030. Agire subito è vitale perché gli eventi climatici estremi impattano già anche il nostro territorio, come mostra la terribile siccità di questi mesi, mettendo a rischio l’agricoltura italiana”, dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.

Che ai leader del mondo piaccia o no, questo rapporto definirà le future politiche climatiche. L’anno scorso, al vertice delle Nazioni Unite sul clima di Glasgow (COP26), i governi hanno ammesso di non fare abbastanza per limitare il riscaldamento entro la soglia di sicurezza di 1,5°C indicata dall’accordo di Parigi, accettando di rivedere gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni entro la fine del 2022. Al prossimo vertice sul clima (COP27), che si svolgerà in Egitto a fine anno, i governi saranno chiamati a rimediare al crescente divario tra le misure di adattamento, le perdite e i danni, e le profonde ingiustizie causate dalla crisi climatica, che l’IPCC ha evidenziato nel rapporto presentato oggi.