Le regole più discusse (e meno amate) del tennis: tra certezze e ripensamenti

stadio roma pietralata
Credit foto: Roma Capitale

Il tennis è uno sport con un rapporto quasi “religioso” con la tradizione: linee, silenzi, rituali e un regolamento che sembra immutabile. Eppure, se si guarda bene, molte delle regole più controverse sono proprio quelle che negli anni hanno trasformato il gioco: alcune sono state introdotte per rendere i match più “gestibili” (per TV, pubblico e tornei), altre per aumentare l’equità, altre ancora per stare al passo con tecnologia e professionalizzazione. E non tutte hanno messo d’accordo i puristi.

Di seguito, un viaggio tra le regole più discusse (storiche e recenti), per comprendere se sono state eliminate, modificate o resistono ancora.

I cambiamenti per il tie-break

Per decenni, la grande battaglia è stata questa: “Meglio vincere un set solo con due giochi di scarto, o introdurre uno spareggio?”. Il tie-break nasce per evitare set interminabili e, nel tempo, viene adottato quasi ovunque. Ma la vera polemica si è spostata sul set finale, quello che decide la partita: i quattro Slam avevano regole diverse e ciò produceva maratone epiche e calendari ingestibili.

La svolta arriva quando gli Slam decidono una soluzione comune: tie-break a 10 punti sul 6-6 nel set decisivo, valido per singolare e doppio, con alcune eccezioni storiche legate a specifiche competizioni. Oggi questa regola è lo standard nei tornei dello Slam, proprio per impedire match senza fine e rendere più prevedibile la durata degli incontri.

Proprio perché il tie-break nel set decisivo può cambiare radicalmente l’esito di una partita, questa regola è diventata centrale anche nelle analisi pre-torneo. La sua introduzione ha reso più leggibili alcuni scenari competitivi, soprattutto nei match equilibrati, dove pochi punti possono determinare il risultato finale. Non a caso, l’impatto di queste regole viene spesso preso in considerazione nelle valutazioni tecniche e statistiche pubblicate da portali autorizzati che seguono il tennis a livello professionistico, come DomusBet per quanto riguardano le quote delle scommesse sul tennis, senza limitarsi ai numeri ma contestualizzando all’evoluzione del regolamento.

Stato attuale: regola in vigore ed entrata stabilmente nel tennis moderno.

La ripetizione del punto sul servizio

Il “let” è uno dei simboli del tennis classico: servizio che sfiora il nastro ma cade buono e il punto viene ripetuto. È anche una delle regole più contestate, perché introduce una componente casuale e interrompe il ritmo di gioco.

Negli ultimi anni alcune competizioni sperimentali hanno provato la versione opposta: niente let, il punto si gioca se il servizio è valido. L’obiettivo è rendere il gioco più fluido e ridurre le interruzioni. Tuttavia, il tennis tradizionale resta prudente e continua ad applicare la regola classica nei tornei più importanti.

Stato attuale: il let sul servizio persiste nel tennis maggiore; l’abolizione resta confinata alla sperimentazione.

Si può “allenare” durante la partita?

Per lungo tempo il coaching è stato uno dei temi più divisivi. Il tennis è nato come sport di autonomia mentale, e l’intervento dell’allenatore durante il match veniva considerato una violazione dello spirito del gioco. Tra segnali, gesti e sanzioni, il confine è sempre stato difficile da controllare.

Negli ultimi anni, però, si è affermato un nuovo approccio: le regole internazionali hanno aperto al coaching off-court, consentendo indicazioni da fuori campo in modo regolamentato. L’obiettivo è rendere uniforme ciò che in passato avveniva spesso in maniera informale e diseguale.

Stato attuale: coaching ammesso in forma regolata, con modalità che possono variare da torneo a torneo.

Pause e tempi di gioco

La gestione del tempo tra un punto e l’altro è stata a lungo terreno di scontro. Alcuni giocatori utilizzavano pause prolungate come parte della strategia, mentre pubblico e organizzatori lamentavano partite sempre più spezzettate.

L’introduzione dello shot clock, generalmente fissato a 25 secondi, ha reso oggettiva la gestione del tempo e ha ridotto il margine di interpretazione arbitrale. Oggi è una presenza fissa nei grandi tornei e ha cambiato profondamente il ritmo del gioco.

Stato attuale: regola pienamente in vigore e accettata dalla maggior parte dei professionisti.

Anche andare in bagno può essere un problema

Le pause per necessità fisiologiche o mediche sono sempre state al centro di discussioni accese. Da un lato c’è la tutela della salute dell’atleta, dall’altro il sospetto che queste interruzioni possano essere usate per spezzare il ritmo dell’avversario.

Negli ultimi anni le regole sono diventate più dettagliate, con limiti più chiari su durata e numero delle pause consentite. Questo ha ridotto l’arbitrarietà, pur senza eliminare del tutto le polemiche.

Stato attuale: regole in vigore con maggiore standardizzazione e controlli più stringenti.

L’occhio di falco

L’introduzione delle chiamate elettroniche ha segnato una svolta epocale. Per alcuni è un progresso inevitabile che riduce gli errori umani, per altri è una perdita di fascino e teatralità.

Il tennis professionistico si sta muovendo con decisione verso l’uso esteso delle chiamate elettroniche in tempo reale, sostituendo progressivamente i giudici di linea. Il dibattito sulla percezione dell’accuratezza resta aperto, ma la direzione sembra ormai tracciata.

Stato attuale: tendenza fortemente consolidata verso l’elettronico.

Doppio…a metà

Un altro tema che ha diviso appassionati e addetti ai lavori riguarda l’accorciamento dei match, soprattutto nel doppio. L’introduzione del punto decisivo sul 40-40 e del match tie-break al posto del terzo set ha reso gli incontri più rapidi e imprevedibili.

Queste regole aumentano il peso dei singoli punti e la variabilità dei risultati, ma rispondono alle esigenze di programmazione e spettacolo.

Stato attuale: formato standard nel doppio, raro nel singolare e limitato a contesti specifici.

Wimbledon si veste di bianco

Pur non essendo una regola tecnica di gioco, il dress code completamente bianco di Wimbledon è una delle norme più discusse nella storia del tennis. Negli ultimi anni sono state introdotte piccole attenuazioni, soprattutto per motivi di comfort, ma il principio resta intatto.

Stato attuale: regola ancora in vigore, con lievi adattamenti.

L’attualità del gioco

All’inizio di ogni stagione tennistica, l’attenzione si concentra non solo sulla forma dei giocatori e sui ranking, ma anche su come le regole possano incidere sugli equilibri in campo. Un tie-break nel set decisivo, una chiamata elettronica o una violazione del tempo possono cambiare l’esito di un match.

Il tennis moderno dimostra così che, più dei numeri e delle previsioni, sono spesso i dettagli regolamentari a fare la differenza. Regole introdotte per esigenze pratiche o tecnologiche finiscono per incidere profondamente sullo sviluppo del gioco, alimentando dibattiti continui tra atleti, addetti ai lavori e appassionati. Ed è proprio questa tensione tra tradizione e cambiamento a rendere il tennis uno sport in costante evoluzione.

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