Rinvio Plastic tax, Polieco: rischio ritardi su riciclo ed economia circolare

Secondo il consorzio dei rifiuti in polietilene, il nuovo slittamento previsto dalla legge di Bilancio 2026 indebolisce gli strumenti per ridurre la plastica vergine, crea incertezza per le imprese e frena la domanda di materiali riciclati, già sostenuta in altri Paesi europei da misure fiscali analoghe

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Il rinvio dell’entrata in vigore della plastic tax riapre il dibattito sugli strumenti fiscali a sostegno della transizione ecologica e del riciclo delle plastiche. La proroga, inserita nella legge di Bilancio 2026, riguarda l’imposta sui manufatti in plastica monouso, con esclusione delle bioplastiche e dei materiali riciclati.

A esprimere preoccupazione è Polieco, attraverso la direttrice generale Claudia Salvestrini, che sottolinea come il continuo slittamento rischi di sottrarre tempo alla costruzione di un mercato più orientato all’uso di materie prime seconde. Secondo il consorzio, la misura avrebbe potuto favorire la riduzione dell’impiego di plastica vergine e rafforzare le filiere del riciclo, mentre i rinvii finiscono per alimentare incertezza normativa e difficoltà nella programmazione industriale.

Polieco evidenzia come la plastic tax non debba essere interpretata come un vincolo per le imprese, ma come una leva economica capace di orientare il sistema produttivo verso soluzioni più sostenibili e competitive. Ogni rinvio, al contrario, riduce l’efficacia degli strumenti pensati per accompagnare il cambiamento e rallenta gli investimenti necessari alla riconversione dei processi produttivi.

Nel confronto europeo, il consorzio richiama l’esperienza di altri Paesi. In Spagna, ad esempio, l’introduzione di una tassa analoga ha contribuito ad aumentare in modo significativo la domanda di plastica riciclata, grazie all’esenzione prevista per chi utilizza materiale rigenerato. Un modello che, secondo Polieco, dimostra come misure fiscali mirate possano produrre risultati concreti sul mercato del riciclo.

Il tema si intreccia anche con il dibattito sull’obbligo di contenuto minimo di riciclato negli imballaggi. In merito alle perplessità espresse da Unionplast sull’ipotesi di anticipare al 2027 l’entrata in vigore della norma, Salvestrini osserva che le difficoltà di adattamento non dovrebbero tradursi in un blocco delle politiche a favore dell’economia circolare. Contrastare strumenti che incentivano l’uso del rigenerato, secondo il consorzio, rischia di rispondere a interessi di breve periodo piuttosto che a una visione di sistema.

Per Polieco, sostenere davvero il comparto del riciclo significa aumentare la richiesta di plastica riciclata, rendendo coerenti le politiche su economia circolare, criteri ambientali minimi e Green public procurement. In assenza di segnali chiari e stabili, conclude il consorzio, il rischio è che gli obiettivi di sostenibilità restino dichiarazioni di principio, senza tradursi in effetti strutturali sul mercato.

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