Riscaldamento globale: le aziende del G7 stanno fallendo l’obiettivo di Parigi

Lo afferma una nuova analisi internazionale di Cdp, organizzazione no profit che si occupa del sistema mondiale di divulgazione ambientale per aziende, città, stati e regioni: se gli attuali impegni sulle emissioni assunti dalle principali società e aziende dei paesi del G7 si riflettessero a livello globale il riscaldamento raggiungerebbe i 2,7°C invece che fermarsi a 1,5°C come stabilito nella capitale francese nel 2016

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L’obiettivo di un aumento massimo del riscaldamento globale a 1,5°C sancito dall’accordo di Parigi è fuori portata, a causa soprattutto delle economie del G7. Lo afferma una nuova analisi di Cdp, organizzazione internazionale no profit che si occupa del sistema mondiale di divulgazione ambientale per aziende, città, stati e regioni. I leader globali si incontreranno a novembre a Sharm el-Sheikh alla Cop27, ma secondo Cdp nessun paese del G7 è in grado di decarbonizzare abbastanza velocemente le proprie economie per raggiungere quanto deciso nel 2016. Se gli attuali impegni sulle emissioni assunti dalle principali società e aziende dei 7 paesi si riflettessero a livello globale il riscaldamento raggiungerebbe i 2,7°C.

Lo studio è stato condotto su un campione di 4.000 grandi aziende di diversi settori, tra cui la produzione di energia elettrica e l’industria pesante. A livello territoriale, le peggiori sono risultate le società di Canada e Giappone, con un ritmo di decarbonizzazione corrispondente ad un riscaldamento rispettivamente di 3,1°C e 2,9°C. Le società statunitensi hanno fatto quasi altrettanto male (2,8°C), mentre le società europee se la sono cavata meglio, con le imprese tedesche e italiane in testa (2,2°C) seguite da quelle di Francia (2,3°C) e Regno Unito (2,6°C).

A livello di settore invece, quello europeo della produzione di energia è in testa a tutti con 1,9°C di previsto riscaldamento, che sale a 2,1°C per quello nordamericane e a 3°C per quello asiatico. Secondo l’analisi, circa il 42% delle società elettriche dell’Unione Europea è allineato all’obiettivo di 1,5 gradi, contro meno del 10% delle aziende a livello globale.

Per quanto riguarda l’industria pesante invece, in settori come la produzione di acciaio e cemento, il risultato “è molto più misto”. Solo il 5% circa delle aziende ha adottato obiettivi allineati con l’accordo di Parigi e “questo riflette in parte il fatto che i percorsi di decarbonizzazione per le industrie pesanti sono forse più complessi” spiegano i ricercatori.

In generale le aziende più performanti sono quelle che aderiscono alla Science-Based Targets Initiative (SBTi), un programma per l’azione aziendale per il clima guidato da Cdp e sostenuto dal Global Compact delle Nazioni Unite, dal World Resources Institute e dal WWF. Mentre ad esempio oltre il 90% delle aziende in Francia e Germania ne ha adottato gli obiettivi, molte negli Stati Uniti e in Canada non hanno proprio alcun obiettivo.

I ricercatori sono chiari: “Non è accettabile per nessun paese, e ancora di più per le economie più avanzate del mondo, avere industrie che mostrano così poche ambizioni collettive”, ha affermato James Davis di Financial Services, una società di consulenza gestionale che ha preso parte allo studio. “Governi, autorità di regolamentazione, investitori e pubblico devono chiedere di più da aziende ad alto impatto e senza obiettivi climatici”.