Riscaldamento, stop incentivi a stufe e camini in sostituzione delle caldaie a gas

Con il recepimento della Direttiva RED III, entrano in vigore in Italia regole più stringenti sugli incentivi pubblici per il riscaldamento. La stretta nasce dall'impatto delle biomasse sulla qualità dell’aria, che in diverse zone sono tra le principali fonti emissive. La novità principale riguarda il divieto sostenere economicamente la sostituzione di una caldaia a gas con stufe a biomasse o caminetti. L’obiettivo è quello di favorire il passaggio alle pompe di calore

riscaldamento stop incentivi stufe camini

Con il recepimento della Direttiva RED III, appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, entrano in vigore in Italia regole più stringenti sugli incentivi pubblici per il riscaldamento. La stretta nasce dall’impatto delle biomasse sulla qualità dell’aria, che in diverse zone sono tra le principali fonti emissive.

La novità principale riguarda il divieto sostenere economicamente la sostituzione di una caldaia a gas con stufe a biomasse o caminetti. L’obiettivo è quello di favorire il passaggio alle pompe di calore, considerate la soluzione prioritaria per la decarbonizzazione degli edifici.

Restano comunque possibili incentivi in casi specifici, come la sostituzione di vecchi apparecchi a biomassa con modelli di nuova generazione, a patto che garantiscano un rendimento minimo dell’87%, basse emissioni e l’utilizzo di legna o pellet certificati.

Per le caldaie a biomasse gli incentivi saranno concessi solo se rispettano requisiti ambientali molto stringenti: certificazione a cinque stelle, emissioni di particolato inferiori a 1 mg/Nm³, presenza di un sistema di accumulo per l’acqua calda e manutenzione obbligatoria biennale. Anche il pellet dovrà essere certificato secondo le norme UNI, con indicazioni precise in fattura.

È prevista una deroga per aziende agricole e forestali situate in aree non servite dalla rete del gas, che potranno accedere agli incentivi solo se i nuovi impianti garantiscono una riduzione delle emissioni di almeno il 50%.

Le nuove disposizioni si applicheranno a tutti gli interventi avviati dal 3 agosto 2026.


Articolo precedenteCambiamo Aria, Isde Italia chiede alle istituzioni interventi urgenti
Articolo successivoTorino si unisce alle città che usano l’AI contro l’abbandono di rifiuti