Come previsto dalla delibera approvata dalla Giunta capitolina lo scorso novembre, il centro storico di Roma dal 15 gennaio 2026 sarà Zona 30. La decisione è stata presa in considerazione dei numeri registrati lo scorso anno nella capitale: 33mila incidenti e 124 morti, con un impatto particolarmente grave sui giovani. Un dato che conferma la necessità di misure strutturali, controlli più efficaci e un cambiamento dei comportamenti alla guida.
Sul fronte della prevenzione, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patané ha ribadito la centralità dell’estensione delle Zone 30. Dal 15 gennaio sarà infatti operativa la Zona 30 del I Municipio, ma l’idea è estendere la misura anche ad altre aree di Roma. “È una misura necessaria – spiega Patané – perché il centro storico è il municipio con il maggior numero di incidenti e non è un’area a scorrimento veloce. Diminuire la velocità significa aumentare la sicurezza, ma anche ridurre inquinamento e rumore. La maggior parte degli incidenti è legata alla velocità e agli incroci, in particolare quelli con svolta a sinistra. Questo è un intervento in linea con le altre grandi città europee“.
In arrivo nuovi dispositivi di controllo
Per far fronte a questo problema, oltre all’introduzione delle Zone 30, saranno installati anche 12 nuovi dispositivi di controllo: cinque autovelox sulla Colombo e altri tra corso Francia e via Flaminia. “L’obiettivo è dimezzare le morti su strada entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019 e azzerarle entro il 2050 – dice l’assessore -. Può sembrare un’utopia, ma vogliamo farlo”.
“Sulla Galleria Giovanni XXIII – continua Patané – abbiamo ormai dati consolidati: da due anni si registra un abbattimento del 70% degli incidenti e non si è verificato alcun incidente mortale. Con il nuovo dispositivo sulla Tangenziale Est già nei primi periodi vediamo un calo significativo degli incidenti, così come su viale Isacco Newton, dove la velocità media è ormai stabilmente sotto i 70 chilometri orari”.
La posizione di Sima sulla Zona 30
“La riduzione della velocità dei veicoli nelle aree urbane produce effetti positivi sul piano della sicurezza stradale e della qualità dell’aria, ma deve essere accompagnata da una valutazione complessiva che tenga conto anche delle esigenze di mobilità e delle ricadute sul benessere delle persone”. È questa la posizione espressa dalla Società italiana di Medicina ambientale (Sima) in merito all’introduzione della Zona 30.
Secondo Sima, una riduzione della velocità media del traffico urbano comporta una diminuzione delle emissioni inquinanti e dei consumi di carburante, come evidenziato da studi dell’Agenzia europea dell’Ambiente. In particolare, la minore velocità contribuisce a ridurre le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato, soprattutto per i veicoli diesel, oltre ad avere effetti positivi sul fronte dell’inquinamento acustico, legato al traffico veicolare.
“Il traffico veicolare – spiega Alessandro Miani, presidente di Sima – rappresenta una componente rilevante dell’inquinamento urbano. Considerando l’insieme delle fonti emissive, il settore dei trasporti incide in media per circa il 23% sull’inquinamento atmosferico delle città, contribuendo per il 50% alle emissioni di ossidi di azoto e per il 13% a quelle di particolato”.
Allo stesso tempo, Sima richiama la necessità di un equilibrio tra obiettivi ambientali e funzionalità della mobilità urbana. Limiti di velocità ritenuti non adeguatamente calibrati potrebbero, secondo l’associazione, avere ricadute negative sullo stress e sulla salute mentale degli automobilisti, in particolare per chi utilizza l’auto per motivi lavorativi e trascorre molte ore alla guida.
“Il tema – conclude Miani – non riguarda quindi solo la riduzione delle emissioni, ma anche la gestione complessiva dello spazio urbano, nella quale sicurezza stradale, tutela dell’ambiente e qualità della vita devono essere integrate attraverso misure coerenti e proporzionate. In questo quadro, il limite dei 30 km/h rappresenta uno strumento con potenziali benefici ambientali, ma che richiede un’attenta valutazione degli impatti complessivi sul sistema della mobilità cittadina”.











