Licei TRED, Greenpeace: “Grave affidare istruzione pubblica alle aziende responsabili della crisi climatica”

L'associazione denuncia la scelta compiuta dal Ministero dell’Istruzione di coinvolgere le aziende inquinanti nella didattica dei nuovi Licei di Scienze applicate per la Transizione Ecologica e digitale (TRED). Da quest'anno scolastico, infatti, il Consorzio ELIS - di cui fanno parte colossi del petrolio, del gas e dell’industria bellica come ENI e Leonardo - si è fatto promotore di un nuovo progetto educativo

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Gli studenti in classe il primo giorno di scuola al liceo scientifico Alessandro Volta a Milano, 13 settembre 2021.ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Nei giorni della riapertura delle scuole, Greenpeace Italia denuncia la scelta compiuta dal Ministero dell’Istruzione di coinvolgere le aziende inquinanti nella didattica dei nuovi Licei di Scienze applicate per la Transizione Ecologica e digitale (TRED). Da quest’anno scolastico, infatti, il Consorzio ELIS – di cui fanno parte colossi del petrolio, del gas e dell’industria bellica come ENI e Leonardo – si è fatto promotore di un nuovo progetto educativo. Le aziende del Consorzio che prenderanno parte alla sperimentazione affiancheranno i docenti in un nuovo percorso formativo dedicato ai temi della tutela ambientale e transizione ecologica in 27 istituti di 12 regioni italiane. Le multinazionali coinvolte non solo aiuteranno a “individuare i temi di apprendimento”, ma contribuiranno anche all’offerta di workshop, tirocini, borse di studio, nonché alle spese di affitto di almeno uno dei nuovi istituti.

“Il caso dei licei TRED è preoccupante non solo perché affida l’istruzione pubblica ad aziende con interessi privati, ma anche perché offre ai responsabili della crisi climatica un palcoscenico per fare greenwashing, facendo credere ai più giovani che queste aziende inquinanti abbiano interesse nella transizione ecologica, quando in realtà continuano a fare profitto grazie ai combustibili fossili che stanno mandando a fuoco il pianeta”, spiega Federico Spadini, campagna clima di Greenpeace Italia. 

Greenpeace ricorda che per alcune aziende del Consorzio, a partire da ENI, non è una novità sedersi in cattedra. Il colosso italiano del gas e del petrolio ha già tenuto seminari di aggiornamento su tematiche ambientali (cambiamento climatico, ciclo dei rifiuti, sostenibilità, inquinamento e bonifiche) ai docenti delle scuole italiane, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. ENI ha promosso anche “Scienze in classe, Eniscuola.net”, un programma di lezioni online a disposizione degli insegnanti, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, su tematiche come il risparmio energetico, l’energia solare, l’impronta ecologica. ENI è però il principale emettitore italiano di gas serra e tra le aziende più inquinanti al mondo, anche se sfrutta pubblicità e sponsorizzazioni per distrarre l’attenzione dalle proprie responsabilità nella crisi climatica.

“Certamente questa operazione può minare l’indipendenza della scuola pubblica”, commenta Graziamaria Pistorino, segreteria nazionale Flc Cgil Scuole, che entrando nel merito delle tematiche ambientali aggiunge: “L’istituzione pubblica deve essere super partes, mentre un’azienda che entra a scuola non potrà mai essere neutra”.

Per vietare le pubblicità e le sponsorizzazioni delle aziende legate ai combustibili fossili, e liberare il mondo della scuola, dell’informazione e della cultura da queste operazioni di greenwashing, Greenpeace promuove insieme a più di 30 organizzazioni una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE). Se entro ottobre la petizione “Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti” raggiungerà il traguardo di un milione di firme raccolte, la Commissione europea sarà obbligata a discutere una proposta di legge per mettere fine alla propaganda ingannevole delle aziende inquinanti responsabili della crisi climatica.

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