Smog: le città italiane si confermano le peggiori d’Europa per il particolato fine

Lo riporta l'Agenzia europea dell'ambiente (EEA), che ha pubblicato l'ultimo aggiornamento dei dati sulla qualità dell'aria nelle città europee, raccolti dal suo visualizzatore interattivo. Oltre 340 città incluse, classificate dalla più pulita alla più inquinata in base ai livelli medi di particolato fine (PM2.5). Le città più pulite d'Europa sono risultate Umeå in Svezia e Faro e Funchal in Portogallo. Le peggiori Nowy Sacz in Polonia e a seguire il filotto delle italiane, Cremona, Padova, Venezia e Vicenza

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Ansa

Le città italiane ancora protagoniste in negativo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. L’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) ha pubblicato l’ultimo aggiornamento dei dati sulla qualità dell’aria nelle città europee, raccolti dal suo visualizzatore interattivo. Oltre 340 città incluse, classificate dalla più pulita alla più inquinata in base ai livelli medi di particolato fine (PM2.5). I dati sono stati raccolti da oltre 400 stazioni di monitoraggio nei paesi membri del SEE negli ultimi due anni solari. Le città più pulite d’Europa sono risultate Umeå in Svezia e Faro e Funchal in Portogallo. Le peggiori Nowy Sacz in Polonia e a seguire il filotto delle italiane Cremona, Padova, Venezia e Vicenza.

Non è una novità purtroppo. Anche l’anno scorso (biennio 2019-2020) Cremona e Vicenza sono risultate tra le cinque città europee con i più alti livelli di inquinamento da particolato sottile, secondo il visualizzatore dell’Agenzia europea.

Dal 2020 al 2021 la qualità dell’aria è stata buona solo in 11 città: ovvero solo in queste i livelli massimi di PM2.5 per l’esposizione a lungo termine di 5 microgrammi per metro cubo di aria (5 μg/m3), come raccomandano le linee guida sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), sono stati rispettati. Invece il valore limite annuale fissato dall’Unione Europea – 25 µg/m3 di PM2.5 – è stato superato solo nelle tre città più inquinate, Nowy Sacz, Cremona e Padova. L’EEA sottolinea, tuttavia, che è l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico che provoca gli effetti più gravi sulla salute e il PM2.5 è l’inquinante dell’aria con il maggiore impatto in termini di morte prematura e malattie.

L’Agenzia ricorda inoltre che ai sensi della direttiva sugli impegni nazionali per la riduzione delle emissioni (NEC), gli Stati membri dell’UE sono tenuti a rispettare gli impegni nazionali di riduzione per cinque inquinanti atmosferici: oltre al particolato fine, monossido di carbonio, ammoniaca, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici e ossidi di zolfo. Nel 2020 (ultime informazioni disponibili), poco meno della metà degli Stati membri ha rispettato tutti i propri impegni nazionali di riduzione.