Ridurre in modo significativo l’inquinamento dell’aria nelle città è possibile nel giro di pochi anni se vengono adottate politiche coordinate su mobilità, energia e pianificazione urbana. È quanto emerge dal rapporto internazionale “Breathe better: How leading cities have rapidly cut air pollution”, presentato il 12 marzo 2026 durante la conferenza Better Air Quality di Bangkok.
Lo studio, promosso dall’iniziativa globale Breathe Cities – sostenuta da Bloomberg Philanthropies, C40 Cities e Clean Air Fund – analizza l’evoluzione della qualità dell’aria in numerosi centri urbani e identifica 19 città che tra 2010 e 2024 hanno ridotto le concentrazioni di PM2.5 e biossido di azoto (NO2) tra il 20% e il 45%.
Tra le città citate figurano Londra, San Francisco e Pechino, insieme ad altre realtà urbane europee e asiatiche che negli ultimi quindici anni hanno registrato miglioramenti significativi nella qualità dell’aria.
Riduzioni oltre il 45% per PM2.5 e NO2
Secondo l’analisi, Pechino e Varsavia hanno registrato le riduzioni più marcate delle polveri sottili PM2.5, con diminuzioni superiori al 45%. Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), i risultati più rilevanti sono stati osservati ad Amsterdam e Rotterdam, con cali superiori al 40%.
San Francisco risulta l’unica città statunitense tra quelle analizzate ad aver ridotto entrambi gli inquinanti di oltre il 20% nello stesso periodo.
Nel complesso, lo studio evidenzia che nove delle città individuate si trovano in Cina e a Hong Kong, mentre le altre appartengono soprattutto al contesto europeo.
Le politiche urbane che hanno migliorato la qualità dell’aria
Il rapporto individua alcune politiche ricorrenti tra le città che hanno ottenuto i risultati migliori. Tra le misure più diffuse figurano l’espansione delle piste ciclabili, il rafforzamento del trasporto pubblico, l’introduzione di zone a basse emissioni e le restrizioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti.
In diversi casi sono stati promossi interventi per favorire l’adozione di auto elettriche e la progressiva sostituzione delle flotte di autobus con mezzi a basse emissioni.
Alcune città hanno inoltre avviato politiche per ridurre l’uso di combustibili fossili nel riscaldamento domestico, come nel caso di Varsavia, dove sono stati introdotti divieti sull’uso di carbone e legna accompagnati da incentivi economici per sistemi di riscaldamento più puliti.
L’inquinamento atmosferico e i rischi per la salute
Secondo gli autori dello studio, l’inquinamento atmosferico resta uno dei principali fattori di rischio per la salute a livello globale. Le polveri sottili PM2.5, tra gli inquinanti più pericolosi, possono entrare nel flusso sanguigno e raggiungere diversi organi del corpo, mentre il biossido di azoto irrita le vie respiratorie e contribuisce alla formazione delle piogge acide.
L’esposizione prolungata agli inquinanti è associata a malattie respiratorie e cardiovascolari, asma infantile, tumori e altre patologie croniche.
Secondo diversi studi scientifici, il miglioramento della qualità dell’aria potrebbe contribuire a salvare milioni di vite ogni anno.
Le città al centro delle politiche per l’aria pulita
Il rapporto evidenzia il ruolo crescente delle amministrazioni locali nella definizione delle strategie contro l’inquinamento atmosferico.
Attraverso politiche urbane su mobilità sostenibile, gestione del traffico e sistemi energetici, le città possono ridurre in modo significativo le emissioni e migliorare la qualità dell’aria in tempi relativamente brevi.
Secondo gli autori dello studio, l’esperienza delle città analizzate dimostra che politiche pubbliche mirate e basate sui dati possono produrre miglioramenti concreti, offrendo modelli replicabili in altri contesti urbani.
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