Spreco alimentare, Waste Watcher dice che l’Italia migliora ma troppo poco

In Italia si spreca ancora molto cibo, anche se meno di un anno fa e con una consapevolezza maggiore del peso economico, sociale e ambientale del fenomeno. I cosiddetti boomers sarebbero i meno spreconi, mentre i ragazzi della Generazione Z i maggiori, pur usando sempre di più strumenti digitali e innovativi per aiutarsi. Frutta e verdura rimangono gli alimenti più sprecati. Sono i dati del Rapporto Waste Watcher condotto su un campione rappresentativo di 2mila persone

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In Italia si spreca ancora molto cibo, anche se meno di un anno fa e con una consapevolezza maggiore del peso economico, sociale e ambientale del fenomeno. I cosiddetti boomers sarebbero i meno spreconi, mentre i ragazzi della Generazione Z i maggiori, pur usando sempre di più strumenti digitali e innovativi per aiutarsi. Frutta e verdura rimangono gli alimenti più sprecati, con criticità strutturali nelle filiere che non dipendono solo da comportamenti individuali.

Sono questi gli elementi principali che emergono dal Rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in vista della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio. L’indagine, è bene ricordarlo, è condotta su un campione rappresentativo di 2 mila persone ed è stata effettuata nel mese di gennaio con metodologia Cawi, aggiornando i dati già emersi nelle rilevazioni del 2025.

Qui di seguito la presentazione del Rapporto a Roma

Perdite e sprechi lungo la filiera: il peso economico resta elevato

Secondo il nuovo Rapporto Waste Watcher, in Italia lo spreco alimentare domestico si attesta a 554 grammi pro capite a settimana, in calo di 63,9 grammi rispetto a febbraio 2025. Un miglioramento significativo, che però non riduce l’impatto complessivo del fenomeno: nel 2026 la filiera del cibo sprecato vale oltre 13,5 miliardi di euro, per un volume complessivo superiore ai 5 milioni di tonnellate.

La quota più rilevante resta quella domestica, con un valore economico pari a 7,36 miliardi di euro e oltre 1,7 milioni di tonnellate, in diminuzione del 10,66% rispetto all’anno precedente. Accanto allo spreco finale, pesano però in modo strutturale anche le perdite a monte della filiera. In agricoltura, le perdite superano 1,29 miliardi di euro, per oltre 2 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 30,9% su base annua. Seguono l’industria alimentare, con 862,9 milioni di euro e circa 1 milione di tonnellate (+1%), e la distribuzione, che vale quasi 4 miliardi di euro, pur mostrando una lieve riduzione del 0,63%.

Le cause principali

Il Rapporto evidenzia come lo spreco alimentare sia legato soprattutto a cause organizzative. La principale riguarda la conservazione degli alimenti: per il 38% degli italiani, frutta e verdura, una volta portate a casa e conservate in frigorifero, vanno a male. Seguono la dimenticanza, indicata dal 33% degli intervistati, e il sovra-acquisto (28%). A questi fattori si affianca una criticità che sposta l’attenzione anche a monte della filiera: per il 31% degli italiani, infatti, i cibi venduti sono già vecchi al momento dell’acquisto.

La consapevolezza del problema però è ormai molto diffusa: il 94% degli italiani dichiara attenzione al tema, il 63% spreca meno di una volta a settimana e l’88% cucina ogni giorno. La sfida, sottolinea Waste Watcher, non è quindi aumentare la sensibilità, ma trasformarla in abitudini automatiche, in particolare nella gestione del frigorifero, nella visibilità dei prodotti più deperibili e nella definizione delle priorità di consumo.

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