Mezzalama: “Lo studio di Arpa Piemonte sul Pm10 non dice niente di nuovo”

"Arpa Piemonte - dice il presidente di Torino Respira - ha solo confermato altri studi, condotti da organismi nazionali e internazionali. Ma finora, che io sappia, nessun Paese al mondo ha mai approvato una legislazione per modificare le tecniche di rilevamento perché è troppo complesso. Quindi il problema c'è, ma al momento non si sa adattare alla realtà: i livelli di tossicità continuano a basarsi non sulla tossicità ma sulla concentrazione totale del particolato"

Mezzalama: “Lo studio di Arpa Piemonte sul Pm10 non dice niente di nuovo”

“Lo studio scientifico è sicuramente corretto, ma non dice niente di nuovo. E soprattutto non avrà alcuna conseguenza sulle scelte politiche della Regione”. È questo il commento di Roberto Mezzalama, presidente di Torino Respira, sullo studio di Arpa Piemonte sulla composizione del particolato atmosferico e sulla tossicità del Pm10. La ricerca, pubblicata il 10 marzo, arriva alla conclusione che “la sola concentrazione di Pm10 non rappresenta uno standard sufficiente, da sola, per supportare le misure antismog“.

“Lo studio Arpa dice fondamentalmente due cose – spiega Mezzalama – : che ci sono componenti di particolato più tossiche di altre e che ci sono differenze stagionali tra i campioni raccolti d’estate e quelli prelevati d’inverno. Queste informazioni, però, le avevamo già da tempo”. Mezzalama ricorda infatti che già da diversi anni gli organismi statali di altri Paesi europei hanno richiesto studi che sono arrivati alle stesse conclusioni. È successo ad esempio in Francia, negli Stati Uniti (tramite l’Environmental Protection Agency) e nel Regno Unito (nel 2022, tramite il comitato interministeriale che si occupa di studiare l’inquinamento e dare indicazioni al governo per la regolamentazione della qualità dell’aria).

“Arpa Piemonte – continua Mezzalama – ha solo confermato altri studi, tra l’altro condotti da organismi nazionali e internazionali. Ma finora, che io sappia, nessun Paese al mondo ha mai approvato una legislazione per modificare le tecniche di rilevamento perché è troppo complesso. Quindi il problema c’è, ma al momento non si sa adattare alla realtà: i livelli di tossicità continuano a basarsi non sulla tossicità ma sulla concentrazione totale del particolato. Tra l’altro, se mai si potesse modificare questo aspetto, i nuovi limiti di Pm10 sarebbero persino più bassi, quindi la Regione dovrebbe considerare bene le conseguenze di alcune scelte”.

Secondo Mezzalama, quindi, l’uso che la Regione vuole fare di questo studio è esclusivamente politico: “Non potendo esserci una conseguenza a livello scientifico né immediata né a medio termine, mi chiedo dove vogliano arrivare. L’unica cosa che viene fuori è confondere un po’ le acque“.

Il presidente di Torino Respira ricorda poi che l’Unione europea, alla fine del 2024, aveva approvato una nuova direttiva sulla qualità dell’aria confermando che i limiti di particolato si misurano in base alla sua concentrazione totale, non alla sua tossicità. “Questa scelta – conclude – era stata compiuta su raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, tra l’altro. Non si capisce come ora il Piemonte possa essere in grado di ribaltare tutto avvalendosi di uno studio che ha preso in considerazione solo quattro campioni di particolato”.

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