Sup all’italiana. Salta la data del 3 luglio: un rinvio che non piace a nessuno

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Dunque l’Italia ha deciso di saltare formalmente l’appuntamento con l’entrata in vigore della direttiva Sup il 3 luglio. E’ accaduto quasi a sorpresa, nel pomeriggio del 2 luglio, quando già erano di nuovo circolate bozze del decreto. Caso raro, abbiamo ricevuto una telefonata dal Ministero, come se volessero giustificarsi con noi di Eco dalle Città.

Fino a quel momento la previsione prevalente era quella di un decreto di recepimento che avrebbe salvato (rispetto alle linee guida europee) l’uso della bioplastica compostabile nelle stoviglie monouso soggette a divieto. Quella che potremmo definire “Sup all’italiana” (senza volerla sminuire, anzi: nel campo dell’organico l’Italia può essere considerata all’avanguardia) sarebbe stata “fuori campo” rispetto ai limiti stretti della direttiva europea. Ma sembrava da più parti che si trattasse di un rischio di infrazione calcolato e limitato, destinato a risolversi in pochi mesi.

Dall’altra parte, da quella della produzione e del consumo interni, era tutto avviato. I produttori sapevano che avrebbero potuto produrre e vendere all’ingrosso le stoviglie in plastica “tradizionale”  fino all’ 1 o al 2 luglio. Le grandi catene di distribuzione, per i loro negozi non ancora passati completamente al biocompostabile, erano pronti a introdurlo. I piatti in plastica tradizionale – ormai a prezzi al dettaglio sempre più bassi – avrebbero fatto la loro ultima estate sotto la veste di “scorte da smaltire”, nei negozi più popolari delle zone periferiche e rurali.  Ma al Ministero, anzi probabilmente al governo, han deciso di saltare a piè pari la scadenza del 3 luglio e di rinviare tutto a dopo l’estate.

Scopo principale del rinvio è probabilmente quello di tentare di risolvere la discrasia con la Commissione Europea già subito, in modo da fare un decreto conforme o quantomeno concordato. Ma probabilmente c’è anche la volontà di rinviare qualunque stress riguardo al controllo di cosa si vende, delle date di produzione delle “scorte”. Probabilmente si punta a una sorta di esaurimento “naturale” delle produzioni di piatti in plastica tradizionale, che comunque al momento, stando alla lettera delle leggi, possono continuare a essere prodotte. Un rinvio che non entusiasma nessuno degli interessi nè dei punti di vista in campo. Vedremo comunque come e quanto i miliardi di pezzi di usa e getta consumati in Italia cominceranno a calare.