Taranto, ex Ilva: tra una decina di giorni la sentenza del processo “Ambiente svenduto”

Giovedì 20 maggio i giudici della Corte d'Assise di Taranto hanno chiuso il dibattimento di quello che è uno dei più grandi processi per disastro ambientale nella storia d’Italia. Le accuse per i 47 imputati vanno dall'associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro

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Si dovranno attendere circa dieci giorni per conoscere la sentenza del processo “Ambiente svenduto” sull’ex Ilva di Taranto ora Arcelor Mittal, relativo all’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro. Reati, questi, contestati all’acciaieria gestita al tempo dal gruppo industriale Riva. Alla sbarra anche diversi amministratori pubblici accusati di aver favorito questa gestione. Dopo una lunga udienza dedicata alle repliche della difesa, che si è protratta fino alle ore 23 di giovedì 20 maggio, i giudici della Corte d’Assise di Taranto hanno chiuso il dibattimento di quello che è uno dei più grandi processi per disastro ambientale nella storia d’Italia e si sono ritirati in camera di consiglio.

Il presidente della Corte d’Assise, Stefania D’Errico, ha letto una ordinanza con la quale ammette la documentazione presentata nelle ultime udienze da accusa e difesa e rinvia alla camera di consiglio la decisione sulla questione di costituzionalità sul reato di “disastro innominato” sollevata dall’avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva, ex proprietario e amministratore Ilva. I giudici dimoreranno nelle Scuole sottufficiali della Marina Militare a San Vito per il tempo necessario alla definizione della sentenza. 

Nelle udienze finali, l’ex direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per il quale il pm ha chiesto la condanna ad un anno, ha rinunciato alla prescrizione che potrebbe scattare a giorni visto che il reato di cui è imputato (favoreggiamento verso l’ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola) è bilico sotto il profilo temporale. Assennato ha detto in aula che non esiste alcun riscontro fattuale del suo presunto “ammorbidimento” verso l’Ilva dei Riva.

Alessandro Marescotti, portavoce dell’associazione ambientalista Peacelink, una delle tanti parti civili del processo, ha dichiarato inoltre che “Assennato ha escluso categoricamente di aver ammorbidito la sua posizione nei confronti di Vendola, che è accusato di aver esercitato indebite pressioni su di lui nella vicenda del benzoapirene cancerogeno della cokeria Ilva. Tale pericoloso inquinante – rileva Peacelink – nel 2010 aveva superato il limite di legge nel quartiere Tamburi, proseguendo il trend fuorilegge dell’anno precedente”. Marescotti ha detto che “a nome di PeaceLink, all’Arpa Puglia chiedevo svariati dati e li riuscivo a ottenere da Assennato in 24 ore. Non in 30 giorni, come a volte accade con le amministrazioni. La mia stima verso Giorgio Assennato – dice Marescotti – derivava da quei comportamenti privi di formalismi e da quel costante flusso di informazioni che ci ha consentito di conoscere la verità”.

“In pochi anni – prosegue il portavoce di Peacelink – abbiamo fatto un lavoro enorme di denuncia che in buona parte è frutto dei dati che Giorgio Assennato ci rendeva disponibili con poche formalità e senza mai negarsi per una telefonata di chiarimento”. “Quindi capisco la sua scelta di rinunciare alla prescrizione e sono convinto – ha concluso Marescotti – che questo suo approccio aperto e disponibile nei nostri confronti sia stato scomodo sia per l’Ilva che per il potere politico”.